XBOX Game Pass è «gestito estremamente male»: è il giudizio espresso dall'ex produttore Willis in un'intervista, nella quale ha contestato anche la presenza di DOOM: The Dark Ages tra i giochi gratis dell'abbonamento. Le sue critiche riguardano la strategia di Microsoft e gli obiettivi comunicati a chi sviluppava i giochi destinati al servizio.
Secondo Willis, l'azienda avrebbe costruito il modello con scarsa lungimiranza, poca attenzione ai dettagli e una comprensione insufficiente del mercato dei consumatori. Il produttore descrive questa impostazione come il tentativo di trasformare tutto in Netflix, adottando la logica dell'abbonamento senza aver chiarito adeguatamente come valutarne i risultati nel settore videoludico.
Il punto più concreto della sua testimonianza riguarda le metriche di successo: Willis sostiene che né lui né molti colleghi avessero ricevuto indicazioni sui traguardi da raggiungere. Ore giocate, installazioni e capacità di trattenere gli utenti sono gli esempi citati. Le sue domande riguardano anche la progettazione: servivano esperienze lunghissime, giochi da frequentare continuamente oppure prodotti capaci soprattutto di convincere gli abbonati a scaricarli?
Il produttore collega questa incertezza al peso degli investitori nelle decisioni creative e commerciali. A suo giudizio, orientare lo sviluppo intorno alle loro priorità, anziché a quelle dei consumatori o degli sviluppatori, espone a errori rilevanti. È in questa cornice che inserisce la critica alla capacità di Microsoft di misurare il rendimento dell'abbonamento.
Dopo il lancio del 2025, Bethesda aveva celebrato lo sparatutto come il debutto più grande nella storia di id Software: aveva raggiunto 3 milioni di giocatori a una velocità sette volte superiore a DOOM Eternal. La ripartizione riportata all'epoca attribuiva oltre due milioni di utenti a XBOX, contro circa mezzo milione su PS5.
Anche le dichiarazioni della CEO di XBOX, Asha Sharma, hanno affrontato le difficoltà del modello. A maggio aveva indicato la riduzione del prezzo come un primo passo verso il miglioramento del servizio. A luglio aveva invece descritto l'attività come non sana, citando le scommesse su abbonamento, distribuzione multipiattaforma e ampliamento dell'offerta di contenuti compiute per sostenere la crescita.
Il quadro aziendale comprende inoltre 3.200 licenziamenti nella divisione XBOX. Willis ha parlato anche del ridimensionamento di id Software, descrivendo lo studio come tagliato a metà e dichiarando di non conoscere le ragioni del trattamento riservato al team.
Personalmente, la parte che trovo più significativa è proprio quella sulle metriche. Se chi realizza un gioco non sa nemmeno con quali parametri verrà giudicato il suo successo, è difficile pensare a una strategia davvero solida. Game Pass può essere un modello interessante, ma quando tutto finisce per essere ridotto a installazioni, ore giocate e retention, il rischio è dimenticare che dietro quei numeri ci sono ancora videogiochi fatti da persone e giocati da persone.