Il dibattito sulla censura nei videogiochi torna prepotentemente d'attualità con il caso di Dispatch, l'avventura narrativa supereroistica di AdHoc Studio che ha debuttato su Switch e Switch 2 questa settimana in una versione modificata rispetto alle controparti PC e console.
Il titolo episodico, sviluppato da veterani provenienti da Telltale Games, Ubisoft e Night School Studio, si è guadagnato l'anno scorso elogi dalla critica per il suo stile artistico distintivo e le ramificazioni narrative, ma ora si trova al centro di una controversia che solleva interrogativi sui criteri di pubblicazione dell'eShop e sulla responsabilità effettiva delle modifiche ai contenuti.
La questione riguarda specificamente le scene con nudità occasionale presenti in Dispatch, dove sono visibili seni e genitali maschili. Su tutte le piattaforme esiste un'opzione che permette di censurare questi elementi con barre nere, applicabile anche ad altri contenuti come gestacci con il dito medio.
La differenza sostanziale sulle console Nintendo è che questa censura risulta permanentemente attivata senza possibilità di disabilitarla, una scelta che ha scatenato reazioni negative nella community.
Particolarmente dibattuta è una sequenza che vede protagonista Blonde Blazer, supereroina che chiede al collega Robert Robertson un parere sul vestito scelto per un evento.
Nel design originale, un capezzolo della protagonista sporge leggermente dall'abito, creando una situazione imbarazzante in cui il giocatore deve decidere se far notare il dettaglio o ignorarlo.
Con la censura applicata tramite barra nera, l'elemento di sottigliezza narrativa viene compromesso, rendendo l'imbarazzo paradossalmente più evidente e alterando la dinamica della scena.
La dichiarazione ufficiale dello studio ad Eurogamer sottolinea come "l'esperienza narrativa e di gameplay rimanga identica alla release originale", ma questa affermazione ha generato interpretazioni contrastanti sui social.
Molti utenti accusano Nintendo di applicare doppi standard, evidenziando come l'eShop ospiti oltre cento titoli con la parola "Hentai" nel nome, pur senza contenere necessariamente nudità esplicita. La questione appare però più complessa di una semplice decisione arbitraria.
L'ipotesi più plausibile riguarda il sistema di distribuzione regionale dell'eShop di Nintendo. A differenza di altri storefront digitali, l'eShop spesso offre un'unica versione multilingua di ciascun gioco, che si adatta automaticamente alle impostazioni linguistiche della console.
Un esempio concreto: acquistando The Legend of Zelda: Breath of the Wild dall'eShop britannico e modificando le impostazioni in giapponese, il gioco passa automaticamente alla localizzazione nipponica.
Questo meccanismo potrebbe essere il vero colpevole della censura. Il CERO, l'ente di classificazione giapponese, applica regole estremamente rigide sulla rappresentazione della nudità e dello smembramento nei videogiochi.
Se Dispatch viene distribuito come singola build globale sull'eShop, i requisiti del CERO dovrebbero applicarsi all'intera versione mondiale, indipendentemente dalla regione di acquisto. La responsabilità non ricadrebbe quindi su Nintendo direttamente, ma sulle necessità di conformità con le normative locali.
Esisterebbe una soluzione tecnica a questo problema: CDProjekt ha implementato per Cyberpunk 2077 su Switch 2 un sistema a doppia versione, rilasciando una build occidentale completa e una versione separata classificata CERO Z per il mercato giapponese, priva di nudità e decapitazioni.
Questo approccio richiede però risorse aggiuntive significative, con la necessità di sottoporre ogni patch e aggiornamento futuro a processi di certificazione multipli.
Per uno studio indipendente come AdHoc, i costi di sviluppo e manutenzione di build separate rappresentano un onere considerevole che potrebbe non giustificarsi economicamente, specialmente considerando che il team proviene da realtà come Telltale Games, storicamente afflitte da problematiche finanziarie.
La scelta di una versione unica mondiale appare quindi comprensibile da una prospettiva di sostenibilità produttiva, anche se frustrante per i giocatori delle regioni non soggette alle restrizioni del CERO.