Un decennio fa, Hideo Kojima si trovava a un bivio cruciale della sua carriera. Dopo quasi vent'anni in Konami e una rottura traumatica con il publisher giapponese che gli impedì persino di ritirare i premi Game of the Year vinti con Metal Gear Solid V: The Phantom Pain, il leggendario game designer doveva ripartire da zero.
Il 16 dicembre 2015 annunciava la rinascita di Kojima Productions come studio indipendente, dando vita a quello che sarebbe diventato Death Stranding.
Oggi, a distanza di dieci anni esatti da quella dichiarazione d'indipendenza, VGC ha incoronato Death Stranding 2: On The Beach (qui la nostra recensione) come Game of the Year 2025, certificando non solo il ritorno di Kojima ai vertici dell'industria, ma anche la maturazione artistica di un autore che ha trasformato le cicatrici del passato in una delle esperienze più personali e ambiziose del gaming contemporaneo.
Se il primo Death Stranding era un prodotto aspro, volutamente ostico, quasi un manifesto di ribellione contro chi aveva strappato a Kojima i frutti di una vita di creatività, il suo sequel rappresenta qualcosa di radicalmente diverso.
On The Beach è un'opera di riconciliazione, il lavoro di un sessantaduenne che ha fatto pace con gli eventi dell'ultimo decennio. La narrazione che segue Sam Porter Bridges attraverso l'Australia post-apocalittica affronta temi universali come il lutto, l'accettazione e l'invecchiare, ma lo fa con una scala produttiva che pochi altri progetti possono permettersi nel panorama videoludico attuale.
Sul piano del gameplay, Death Stranding 2 rappresenta un'evoluzione significativa rispetto al capitolo precedente. Le meccaniche di traversal che avevano diviso la critica nel 2019 sono state affinate e ampliate, offrendo una flessibilità mai vista prima.
Il gioco alterna sezioni di walking simulator a momenti action degni delle migliori produzioni stealth, riportando Kojima alle sue radici e offrendo di fatto uno pseudo-sequel spirituale a The Phantom Pain.
La varietà è impressionante: si può surfare su una bara giù per il fianco di una montagna, per poi affrontare un mostro di catrame alto trenta metri armati di una chitarra elettrica che spara fulmini. È questo contrasto estremo, gestito con maestria, a rendere l'esperienza così memorabile.
Il cast di On The Beach merita un capitolo a parte. La presenza di star hollywoodiane come Norman Reedus si fonde con le performance di veterani del voice acting videoludico, con Troy Baker che secondo VGC offre la sua migliore interpretazione di sempre.
Lo stesso Reedus ha ammesso che lavorare a un progetto di Kojima può risultare criptico anche per gli stessi attori, eppure la chimica funziona perfettamente.
I dialoghi kojimiani, che in mani sbagliate potrebbero risultare involontariamente comici, vengono elevati da un cast che ha creduto totalmente nella visione del director.
Fondamentale rimane il contributo di Yoji Shinkawa, l'art director che da decenni collabora con Kojima in un sodalizio paragonabile a quello tra Lennon e McCartney.
Il character design e la direzione artistica di Death Stranding 2 rappresentano alcuni dei suoi lavori migliori, dando vita a personaggi e ambientazioni che si imprimono nella memoria con la stessa forza delle icone create per la saga Metal Gear.
La colonna sonora, poi, sembra un viaggio nell'iPod personale di Kojima, creando un'intimità rara per produzioni di questa portata.
Il futuro di Kojima Productions appare ricco di progetti ambiziosi. Il misterioso OD è in sviluppo, seguito da Physint, un ritorno alle origini stealth-action in collaborazione con Sony.
Lo stesso Kojima ha scherzato sulla possibilità di un Death Stranding 3, anche se sostiene che spetterebbe a qualcun altro realizzarlo.
Negli ultimi tempi ha anche ricominciato a parlare apertamente di Metal Gear Solid, condividendo ricordi di una saga che aveva comprensibilmente evitato dopo la rottura con Konami.
Un segnale che alcune ferite si stanno finalmente rimarginando, anche se appare improbabile un suo ritorno a raccontare le storie di Solid Snake.