Bungie ha già detto che Destiny 2 continuerà a essere giocabile, ma i retroscena emersi dopo l'annuncio cambiano il peso della decisione. Il 9 giugno arriverà Monument of Triumph, l'ultimo aggiornamento live-service, e il gioco entrerà in una fase molto diversa da quella che ha sostenuto il progetto dal 2017.
La parte ufficiale è chiara: dopo The Final Shape, Bungie vuole portare l'universo di Destiny oltre Destiny 2 e concentrare il lavoro su una nuova fase dello studio. Il punto, però, è cosa sia successo dentro lo studio mentre questa scelta veniva preparata.
Secondo la ricostruzione di Paul Tassi su Forbes, la maggior parte dei dipendenti di Bungie non sarebbe stata informata della fine del supporto prima dell'annuncio pubblico. È un dettaglio pesante, perché suggerisce una decisione gestita a livello molto ristretto e comunicata solo quando era ormai pronta per il pubblico.
Non significa che Destiny 2 chiuderà i server, e questo Bungie lo ha specificato con chiarezza. Significa però che la pipeline di espansioni, stagioni e aggiornamenti che ha definito il live service dovrebbe fermarsi, lasciando spazio a manutenzione, accessibilità e attività pensate per far tornare i giocatori senza promettere una nuova annata di contenuti.
Il quadro si collega a quanto era già emerso con l'annuncio della fine degli aggiornamenti di Destiny 2: la formula non stava più reggendo come in passato, soprattutto dopo una lunga fase di incertezza e dopo il tentativo di rilancio post-The Final Shape.
Le indiscrezioni più delicate riguardano ora il futuro di chi ha lavorato al gioco. Diversi report parlano di licenziamenti significativi in arrivo e di un team Destiny senza un nuovo progetto già approvato, mentre Destiny 3 non sarebbe in produzione attiva.
È un passaggio fondamentale perché spegne, almeno per ora, l'ipotesi più consolatoria per la community: accettare la fine di Destiny 2 in cambio di un sequel già in rampa di lancio. Se la situazione descritta dalle fonti sarà confermata, Bungie non starebbe semplicemente voltando pagina verso Destiny 3, ma ridisegnando le proprie priorità.
In questo scenario torna centrale Marathon. Sony aveva puntato molto su Bungie anche per la sua esperienza nei live service, ma le difficoltà economiche legate allo studio e al nuovo extraction shooter hanno già raccontato un equilibrio più fragile del previsto.
La fine dell'attività live-service di Destiny 2 non cancella l'importanza del gioco, ma la trasforma in un caso industriale. Per i giocatori resta un universo accessibile, almeno nelle intenzioni dichiarate da Bungie; per lo studio, invece, resta una domanda molto più dura: cosa sarà Bungie senza il suo live service più importante al centro di tutto?