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Necromunda: Underhive Wars | Recensione – Un viaggio nelle periferie di Warhammer 40K

Necromunda: Underhive Wars è un RPG tattico che non rende il giusto tributo all'omonimo board game

Warhammer sta vivendo una seconda giovinezza, forse pure la terza o la quarta nei suoi quasi quarant’anni di storia. Il franchise creato da Games Workshop è una fucina continuamente al lavoro, in tutte le sue declinazioni e in ogni forma possibile: Age of Sigmar sta finalmente decollando e il suo spin-off Underworlds si è appena arricchito di nuove bande, la nona edizione di Warhammer 40k è un successo senza precedenti e il box Indomitus è andato a ruba appena i negozi hanno aperto, senza scendere poi nei dettagli dei volumi aggiunti alla Black Librabry e alle escursioni sempre più numerose nel mondo dei videogiochi.

Che cosa è Necromunda?

Necromunda: Underhive Wars

Piattaforma:
PC, PS4, XONE
Genere:
strategico
Data di uscita:
7 Settembre 2020
Sviluppatore:
Rogue Factor
Distributore:
Focus Home Interactive

L’ultimo arrivo in questa categoria è Necromunda: Underhive Wars, peculiare tattico a turni sviluppato da Rogue Factor e pubblicato, tanto per cambiare, da Focus Home Interactive. Il titolo è ispirato al quasi omonimo board game e traspone su schermo le schermaglie fra le bande che abitano nella Città Formicaio, il peggior posto possibile dove vivere nel già non felicissimo quarantesimo millennio.

Warhammer 40k è la nera epopea di un Impero marcescente e alimentato a steroidi e xenofobia, in costante guerra contro razze aliene, pelleverde, sfuggenti Eldar e le immancabili forze del Caos. In questa lotta senza quartiere, al pianeta Necromunda è toccata la triste sorte di fucina per le armi imperiali, compito che ha ridotto le città ad un ammasso senza forma di lamiere e ferraglie, una landa moribonda e inquinata fino al midollo e che con le sue architetture ricorda da vicino le nostre metropoli cresciute senza alcuna regola: se vivi in alto puoi respirare l’aria pulita, ma se nasci nelle periferie l’unica legge che conosci è quella del più forte.

Non ci sono buoni né cattivi e le gang che brulicano nei bassifondi sono i cugini meno simpatici dei punk di Kenshiro o Mad Max, tutti tatuaggi, muscoli, armi scalcinate e innesti cibernetici scartati dalle armate imperiali, il cui unico pensiero è sopravvivere, recuperare qualche provvista e lanciarsi alla ricerca di antichi manufatti perduti che valgono una fortuna sul mercato nero.

Questa è la giornata tipo delle gang Goliath, Escher e Orlock, i tre protagonisti della campagna principale, delle Operazioni e delle sfide online che vanno a comporre l’offerta di Necromunda: Underhive Wars.

La Gang Escher, uno dei protagonisti della campagna

Una sudicia storia

Scritta da Andy Chambers in persona – una delle firme più autorevoli nel panorama dei romanzi ambientati in Warhammer 40k – la campagna si snoda attraverso una quindicina di missioni lineari che funzionano da lungo tutorial e sono legate assieme da cinematiche di primissima fattura, in cui si respira appieno l’aria putrida di Necromunda e che spiegano alla perfezione cosa sia la vita nelle viscere di quelle città.

Nemmeno a dirlo è una storia di tradimenti, guerre fra bande, sangue a fiotti e onore, il tutto tenuto assieme da quel tipico fanatismo che accompagna ogni passo nel mondo di Warhammer 40k. La componente narrativa risulta piacevole ed è capace di spiegare a fondo la lore dei vari clan, con le loro gerarchie e il loro ruolo all’interno di questa discarica a cielo aperto.

Purtroppo la qualità delle missioni arranca nel mantenersi sugli stessi standard qualitativi, a causa di obiettivi spesso banali e che faticano a restituire in modo efficace ciò che viene raccontato durante i filmati.

Un tattico unico… Nel senso sbagliato

I problemi emergono sin dalle primissime battute. Le meccaniche di gioco vengono infatti spiegate in modo frettoloso e senza scendere nei dettagli di quello che è un titolo estremamente ricco e sfaccettato, con una difficoltà tarata verso l’alto e senza possibilità di cambiare il livello di sfida.

Dopo aver appreso in movimenti base e le modalità di ingaggio non viene speso un minuto in più per esaminare qualche tattica aggiuntiva ed è facile fallire una missione con la sensazione di non aver nemmeno capito gli errori commessi. Necromunda: Underhive Wars è un gioco che non fa prigionieri e il rischio di abbandonare la nave per la troppa frustrazione è alto, anche a causa di un sistema di salvataggio che non permette troppe libertà – c’è un solo slot da sovrascrivere – e per via di una aleatorietà fastidiosa sui danni inferti e sui colpi a segno.

Lasciati alle spalle un paio di game over e con una banda coperta di cicatrici si inizia a però prendere confidenza con le mappe, con le armi e con il complesso sistema di regole. Il nome di Rogue Factor suonerà familiare ai fan di Warhammer: la software house canadese è infatti la medesima mente alle spalle di Mordheim: City of Damned, titolo che ha ricevuto una buona accoglienza e da cui Necromunda: Underhive Wars riprende molte delle meccaniche di gioco, nel bene e nel male.

Preparatevi ad atmosfere di pura corruzione

A differenza di molti tattici, le mappe non sono suddivise nei classici esagoni e l’azione avviene con maggiore libertà. In ogni partita si schierano un massimo di cinque unità, che si attivano in modo alternato tra le varie squadre coinvolte in battaglia. Ciascuna pedina è dotata di una quantità prestabilita di punti azione e di punti movimento, da spendere a piacere per attaccare, per spostarsi e per interagire con l’ambiente.

Gli scenari spiccano per la loro verticalità, caratteristica ripresa direttamente dalla loro controparte fisica e sono costellati da numerosi elementi come carrucole, bombole esplosive, ponti da far saltare, trappole e barricate difensive, strutture che rendono vivi e dinamici gli ambienti e che possono esser sfruttati a proprio vantaggio.

Una classica mossa della AI

Abbiamo però constatato come l’AI faccia fatica a leggere questi punti di interesse, che spesso vengono ignorati o sfruttati in momenti e modi inopportuni. Complessivamente è però tutta l’intelligenza artificiale che muove i nemici a lasciare interdetti e, non lo neghiamo, abbiamo portato a termine con successo molte missioni semplicemente avvantaggiandoci delle risposte lente e goffe delle unità avversarie, soprattutto nelle battaglie contro più squadre. La poca brillantezza non viene poi nascosta in alcun modo, dato che i movimenti degli avversarsi sono mostrati senza tagli, un’inutile lungaggine che rallenta i ritmi e che non può essere evitata.

Necromunda: Underhive Wars è un fitto intreccio di tattiche, di mosse da far compiere alla propria gang, di numeri, di modificatori e di sinergie che, purtroppo, l’interfaccia non sostiene in modo adeguato. Tramite la pressione di un tasto vengono evidenziati a schermo i nemici e gli oggetti con cui interagire, ma non si è mai sicuri al cento per cento della loro posizione, spesso le icone si perdono sullo sfondo, sono inspiegabilmente piccole o addirittura svaniscono.

Anche la scelta dei colori lascia parecchi dubbi, una palette a cui manca ordine e organicità. La lista degli errori potrebbe proseguire a lungo: le linee di vista sono un mistero inspiegabile, non si capisce come siano state bilanciati i movimenti, le azioni e la distribuzione dei relativi punti e lanciare una granata è una sfida titanica.

La gestione della telecamera è per lo meno bizzarra

La ciliegina sulla torta – si fa per dire – è la visuale in terza persona alle spalle dei personaggi, una telecamera che rende ancora più confusa la situazione. Si finisce così vittime di un’imboscata impossibile da prevedere, senza parlare delle difficoltà tecniche che rendono alcuni momenti piuttosto tragicomici, con nemici che spariscono o fissano senza un perché il muro. Infine, la mappa tattica da alleato si trasforma in nemico, è macchinosa da navigare e, ancora una volta, ha un’interfaccia inutilmente criptica.

Molto meglio la parte strategica

Eppure, nonostante questi errori e momenti abbastanza sconcertanti, Necromunda: Underhive Wars ha un fascino tutto suo a cui è difficile resistere e che viene a galla soprattutto nelle Operazioni. Questa modalità di gioco è di certo la parte più riuscita nel titolo di Rogue Factor, garantisce una longevità pressoché infinita – per fare un parallelo, in Mordheim non è raro incontrare giocatori con migliaia di ore spese in questo universo simil-sandbox – e permette di creare e modificare a piacere le proprie gang, proprio come nel gioco da tavolo.

Dopo aver selezionato un clan fra i tre a disposizione – con ogni probabilità ne arriveranno altri tramite DLC–- si inizia così una lunga scalata verso la cima della città formicaio, da affrontare settore dopo settore in una sequenza di missioni dagli obiettivi differenti, dal recupero dei materiali agli assalti alle basi nemiche, il tutto con un’unica parola d’ordine: salvare la pelle.

Nella sua componente gestionale, Necromunda ricorda le lacrime e sangue versate in XCOM, con quelle lapidi innalzate per onorare lo stuolo di soldati caduti per la gloria. Anche il mondo di Warhammer 40k non fa sconti a nessuno ed è pressoché inevitabile assistere ad un sistematico sterminio della propria banda, uno spietato gioco al massacro che richiede un’attenta pianificazione e distribuzione dei punti esperienza e delle armi nel proprio party.

Inutile dire che la gang può essere personalizzata fin nel più piccolo dei dettagli. Un po’ come le celebri miniature da 28mm, le unità hanno a loro disposizione un’infinità di varianti estetiche con cui giocare, fra creste viola, tatuaggi sul volto ed espressioni sempre incazzate. Gran parte del tempo verrà ovviamente speso per distribuire in modo migliore i punti esperienza accumulati e per sbloccare le abilità attive e passive: sinceramente, dopo decine di ore gioco non crediamo di aver mai avuto fra le mani due pedine identiche, senza contare le strutture da costruire o i punti infamia che aggiungono altri bonus.

Curare il proprio team nei dettagli è fondamentale

Non manca poi il mercato nero in cui vendere la merce recuperata in quelle favelas del quarantesimo millennio e comprare quello che le carovane dei mercanti mettono a disposizione: armature, fucili, mazze chiodate, anabolizzanti di ogni genere, medikit improvvisati e la lista degli oggetti con cui riempire lo zaino potrebbe andare avanti a lungo.

Tutti i preparativi confluiscono infine nel momento cruciale della scelta della missione, segnalate nelle mappe fluorescenti dei vari settori. La scelta avviene però alla cieca e non si sa mai chi si affronterà. Alcune volte i compiti vengono portati a termine senza intralci e altre volte tutti i team rivali si ritrovano a loro insaputa nello stesso spazio ristretto: in Necromunda vige l’anarchia più totale.

Le mie miniature hanno più animazioni

Questa bontà strategica non fa altro che aumentare i rimpianti e fa quasi male vedere il proprio delicato castello di carte finire in mille pezzi a causa di un tiro di dadi sfortunato o peggio ancora per un’errata interpretazione di una mappa confusa, o perché i propri punti azione arrivano a zero nel disperato tentativo di raccogliere una cassa che chissà perché non ne vuole sapere di muoversi. Ah, il delicato castello di carta sarebbero i componenti del clan fatti a pezzi e trucidati.

Graficamente si poteva fare di più

Al senso di frustrazione e di impotenza si aggiunge poi un livello tecnico e grafico non proprio allo stato dell’arte. Le cinematiche della campagna principale ci avevano fatto ben sperare – davvero, sono girate molto bene – ma il loro ricordo sbiadisce davanti alle animazioni legnose dei personaggi, burattini che si aggirano per le mappe esibendosi alle volte in evoluzioni spiacevoli e dalla cui bocca fuoriescono sempre gli stessi tre o quattro urli di guerra.

Se volete tuffarvi a piene mani nel mondo infido di Necromunda, potete trovare giochi da tavolo, gadget, statuette e guide.

5,0

Necromunda: Underhive Wars

Piattaforme: pc, ps4, xone
Necromunda: Underhive Wars è brutto e sporco, esattamente come dovrebbe essere un gioco ambientato nella parte peggiore di Warhammer 40k. Purtroppo l'ultima fatica di Rogue Factor rappresenta però un netto passo indietro rispetto al comunque imperfetto Mordheim: una piccola fetta di fan lo adorerà e ci spenderà centinaia di ore per arruolare le sue bande, mentre buona parte dei giocatori lo chiuderà per bene in un cassetto e avrà gli incubi di notte ripensando alla gestione della telecamera, all'intelligenza artificiale e all'interfaccia di gioco. Questi errori sono innegabili e mettono in secondo piano anche le parti migliori, come un campagna ben scritta e la ricca componente strategica.

Pro

  • La campagna porta una firma autorevole
  • La componente gestionale è la parte meglio riuscita
  • Ottimo level design

Contro

  • Intelligenza artificiale non pervenuta
  • La telecamera spesso se ne va per i fatti suoi
  • Ritmi inutilmente lenti
  • Gli scontri sono penalizzati dalla casualità
  • L'interfaccia poteva esser realizzata decisamente meglio
5,0