Lightmatter, chi ha paura del buio? – Recensione

Un solido puzzle game a cui manca però l'originalità

Recensione
A cura di Daniele Spelta - 22 Gennaio 2020 - 10:49

La paura del buio affonda le sue radici nelle parti più recondite del nostro inconscio e rimanda ai tempi in cui vivevamo nelle grotte protetti dalla flebile luce di un falò. Questo atavico timore viene riportato a galla da Lightmatter, puzzle game in prima persona sviluppato da Tunnel Vision Game dove l’unica minaccia risiede nell’oscurità, in un’opera che nelle sue meccaniche di gioco trae visibilmente ispirazione da quel capolavoro che risponde al nome di Portal.

Storia di un disastro annunciato

Lightmatter non è solo il nome del titolo in questione, ma è anche la stessa megastruttura futuristica in cui è ambientata l’avventura: un insieme di cunicoli, ventole, ponti d’acciaio e computer, un centro di ricerca dove viene estratta una fonte di energia infinita e pulita ricavata da dei particolari cristalli. Quasi inutile dirlo, ma quella che doveva essere una tranquilla visita viene interrotta da un non precisato incidente e l’ignaro protagonista si risveglia nel bel mezzo del disastro, da solo e circondato da quell’immenso ammasso di ferraglia.

Lightmatter, chi ha paura del buio? – Recensione

Per lunghi tratti l’unico compagno di viaggio è la voce fuoricampo di Virgil – prestata da David Bateson, doppiatore del celebre Agente 47 in Hitman – il CEO dell’azienda. Questa invisibile presenza è la sola speranza di fuga, una mano tesa che però non risparmia battute caustiche sulla scarsa intelligenza di chi sta dall’altra parte dello schermo e che ha un senso dell’umorismo tutto suo, anche durante una pericolosa catastrofe.

Oltre a fornire un prezioso aiuto, le sue parole sono la spina dorsale della narrazione e fanno emergere la reale storia della Lightmatter, le motivazioni dietro a quella che viene a più riprese annunciata come l’unica speranza di salvezza per il genere umano. Mentre si cerca la prossima uscita di sicurezza ci si trova così immersi in una spirale fatta di dubbi, cose dette a metà e punti di vista che vengono spesso ribaltati da delle registrazioni sparse per le stanze, audio che restituiscono una nuova e più inquietante immagine di ciò che stava succedendo dentro quelle pareti. In questo continuo enigma, su una cosa la voce metallica di Virgil non mente: le ombre uccidono.

Semplice e funzionale

La fuga dalla struttura si trasforma così in vasto rompicapo e, pur non essendoci mostri o altre tipologie di minacce pronti a sbucare fuori da ogni angolo, l’esperienza si rivela una sfida appagante e allo stesso tempo – quasi sempre – ben bilanciata. Le regole sono semplici: stai alla luce e sopravvivi, sfiora soltanto l’oscurità e il tuo corpo si dissolve nel nulla. Attorno a questa meccanica sono stati costruiti puzzle dalla difficoltà crescente e dotati di una discreta varietà, anche se nelle fasi finali si avverte una certa sensazione di riciclo.

Tunnel Vision Game è stata attenta a procedere per gradi, introducendo poco per volta nuovi elementi ai vari rebus. La partenza è segnata da semplici interruttori da premere e da dei fari da spostare per illuminare i passaggi attraverso stanze e corridoi, a cui si aggiungono poi piattaforme da muovere, altri oggetti da inserire nell’equazione e sezioni di gioco più vicine ai canoni del platform. Proprio questi momenti si rivelano i più problematici e, anche quando si è convinti di eseguire un salto perfetto, basta un passo falso millimetrico per venire divorati dalle ombre. Per fortuna gli errori producono dei danni limitati e, dopo un veloce caricamento, ci si ritrova proprio nell’istante precedente alla fatalità.

Lightmatter, chi ha paura del buio? – Recensione

Il level design è stato sfruttato sapientemente per creare puzzle di ogni genere, passaggi che mettono a dura prova le capacità logiche e deduttive del giocatore, e solo in pochi casi si sfiorano picchi di complessità vicini alla frustrazione. A ogni stanza della struttura corrisponde un enigma ma, se inizialmente le architetture e le geometrie dell’azienda presentano una loro logica interna, con l’avanzare dell’avventura si nota con sempre più evidenza una certa artificiosità, con porte, ascensori e ventole forzatamente inseriti solo per creare esattamente quel rompicapo.

Portal-like

Al di là di questi piccoli nei, Lightmatter scorre verso i titoli di coda senza troppi inceppi, impreziosito da una componente narrativa per nulla banale, capace di far riflettere sull’evoluzione tecnologica prodotta dall’uomo, e anche da una direzione artistica di ottimo livello, un cel shading funzionale nei giochi di luci e ombre e che restituisce con forza la sensazione di trovarsi dentro un laboratorio futuristico. L’unico appunto è da fare a delle performance tutt’altro che stabili, visti gli sbalzi nel frame rate difficili da giustificare. L’opera di Tunnel Vision Game paga però in modo fin troppo evidente il tributo alla sua fonte di ispirazione, quel Portal di cui riprende svariati aspetti, sia dal punto di vista del gameplay, sia nell’ambientazione che nel modo di raccontare la storia.

Un’ultima nota extra-ludica: Lightmatter non è del tutto onesto nella sua commercializzazione. Andando sulla pagina di Steam il gioco sembra infatti gratuito ma, quello che all’apparenza è il titolo completo, si rivela invece essere solo la demo, sprovvista della classica banda verde che contraddistingue questa categoria sullo store di Valve. Al contrario, tutti i contenuti sono bloccati dietro la formula del DLC, un pacchetto aggiuntivo che in realtà dà accesso al titolo completo al 100%. Tutto chiaro no?

+ Puzzle complessi e appaganti
+ Level design funzionale al gameplay
+ La storia cattura l'attenzione sin da subito
+ Virgil è un ottima spalla
- Sa di già visto
- Fasi platform meno riuscite
- Frequenti cali di frame rate
- La sua pagina Steam non brilla per onestà

7.0

Lightmatter è tutto fuorché rivoluzionario. Giocando a questo puzzle game spesso si avverte una sensazione di dejà vù, con rimandi molto chiari a Portal di Valve. Se si tralascia l’essenza derivativa ci si trova però fra le mani un titolo con una sua dignità, capace di mixare sapientemente enigmi ambientali, un ottimo level design e una storia capace di generare interesse dall’inizio alla fine.




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