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Lake è il gioco dove trascorrere le vostre ferie di settembre

Lake è un gioco in cui vi prendete una pausa dalla vostra vita quotidiana. Sia quella virtuale che quella reale.

«Giocare un gioco è lo sforzo volontario di superare ostacoli non necessari».

Diceva così il filosofo Bernard Suits nel suo The Grasshopper: Games, Life and Utopia, riflettendo sulle attività ludiche e su come ci accompagnino nella vita. Ci diamo regole, accettate nell’universo di gioco, per sforzarci di raggiungere obiettivi assolutamente superflui e trarne intrattenimento, magari soddisfazione.

Quanto sarebbe più facile prendere in mano la pallina da golf e lasciarla cadere nella buca anziché prenderla a colpi di mazza metro per metro? Tanto, è chiaro. Ma a chi interesserebbe farlo?

Mi è tornata in mente questa riflessione, quando mi sono trovata a tu per tu con Lake. Gli ultimi giorni di agosto sono spesso quel momento in cui si passa alla marcia successiva per riprendere con la routine abituale e in cui si si scontra – con quella routine abituale.

Avviare un gioco in cui la protagonista decide di prendersi due settimane per staccare, e per farlo torna alla sua cittadina d’origine, sostituendo suo padre nel suo lavoro di postino, mi ha sorpreso per tempismo e spirito del gioco: ecco che mi sono ritrovata, nel tempo libero, a fare un altro lavoro, virtuale, verificando pacchetti e indirizzi a cui portarli solo per accorgermi che ogni incontro è un’occasione e che tornare alle origini non è così male.

Il gioco della calma

Nel corso della prima ora trascorsa in Lake, mi sono domandata almeno un paio di volte che cosa stessi facendo. E, soprattutto, perché lo stessi facendo.

Il gioco non racconta un conflitto, non ci sono nemici: è la vita quotidiana delle due settimane di stacco dalla routine della protagonista, Meredith. Un po’ come in Night in the Woods, la nostra eroina (eroina?) si misura con cosa comporti tornare al nido dopo tanto tempo, in uno scenario degli anni ’80 tratteggiato con cura e fascino dagli sviluppatori.

In Lake, Meredith decide di staccare dalla routine accettando un lavoro di due settimane come postina al suo paese natio

Ben presto i dubbi della prima ora vengono così assorbiti dal fatto che vogliate semplicemente portare avanti le vostre consegne, perché ci sono davvero degli scorci affascinanti da vedere a ridosso del lago che dà nome al gioco, e affrontare questi ostacoli non necessari non è così male.

Lake si traduce così e ben presto in un’avventura in cui consegnare lettere o prendere pacchi dal baule del vostro furgone è un’occasione per dialoghi a risposta multipla con gli abitanti della vostra cittadina natia, e per decidere se e come aiutarli o vederli dopo il lavoro, quando ve lo chiedono.

Ma non c’è il destino del mondo in ballo: non siete Sam Porter Bridges a tu per tu con l’apocalisse – ma solo una programmatrice che, un po’ come il protagonista di Firewatch, aveva bisogno di una pausa lontana-lontana dall’asfissia della vita abituale.

Lake vuole essere così compassato e rilassato, nei suoi dialoghi e nelle sue interazioni, che non esiste un modo di correre. Al massimo potete spingere Meredith ad accelerare il passo, quando camminate, ma correre è un’altra cosa.

Questo, per riassumere il concetto che in Lake non si va di fretta, non ci sono record da battere, cose da fare con premura: è tutto squisitamente chill e perfetto per una sessione di gioco a fine giornata, quando avete solo bisogno di staccare la spina e… fare un lavoro virtuale per rilassarvi.

Videogiocare per rallentare

Si tratta di un focus che stiamo vedendo in sempre più videogiochi, quello a cui punta Lake: il titolo di Gamious non vuole rientrare nella categoria dei walking simulator minimali che puntano tutto sulla storia, ma sostituisce queste meccaniche al fatto che dobbiate salire e scendere dal vostro furgone per consegnare la posta ai vostri (ex) compaesani. Significa, insomma, che rientra pienamente nel filone di quei giochi che sbandierano di avere un cuore pulsante privo di stress, una storia priva di ansie e tensioni.

Semplicemente, in Lake siete Meredith, ma per quelle sole due settimane in-game: la proiezione tipica del videogioco c’è, manca del tutto la vena competitiva, manca completamente la sfida.

Per le consegne potrete contare sul furgone postale e sui vostri piedini (sui quali però non potrete correre)

Certo, manca anche la varietà, ma via via che continuavo a tornare a Providence Oaks per le mie consegne e per sentire cosa fosse successo a questo o quel personaggio rispetto a quanto ci eravamo detti ieri, ho capito che è un gioco che si rivolge a chi ama esplorare, scoprire, semplicemente staccare la spina.

E di giochi pensati per chi vuole solo staccare la spina, con il ramificarsi delle proposte che troviamo sull’industria, ne stiamo vedendo sempre di più.

Nostalgia, nostalgia canaglia

Un altro aspetto interessante di Lake, al di là dell’unicità del suo essere un postina-simulator, risiede nel fatto che il gioco sia stato ambientato proprio negli anni Ottanta. Questo ha permesso ulteriormente agli sviluppatori di trasmettere al giocatore un’esperienza di rottura rispetto alla routine, come se queste potessero essere delle “ferie virtuali” da vivere nei panni della protsgonista.

Alcune delle chicche pop nascoste in Lake

Nel mondo di Meredith, che ci riporta indietro di quarant’anni, ci sono le VHS. La disco music imperversa – anche se il gioco punta tantissimo sull’acustico, con toni che richiamano quelli scelti anche per Life is Strange – i poster scimmiottano i veri mostri sacri del cinema, da Ritorno al Futuro in giù. Chi si vuole rendere irreperibile, non ha nessuno smartphone in tasca che lo tenga comunque collegato con il mondo e il televisore è un tubo catodico ingombrante solo nel corpo, non certo nello schermo.

In tutto questo, a confermare la volontà di Gamious di intrecciare in modo molto forte la vostra vicenda e quella di Meredith è anche la data di lancio del titolo stesso: Lake ha esordito il 1 settembre, proprio il primo giorno della nuova vita della protagonista, all’interno del gioco.

È così che ci troviamo di fronte a un’esperienza di stacco dalla quotidianità fatta per cerchi concentrici: il giocatore stacca dalla quotidianità giocando a Lake, titolo in cui veste i panni di Meredith che sta staccando dalla sua quotidianità. Nel farlo, ci si ritrova però proiettati in un’epoca storica estremamente più lenta e meno ipermediale di quella odierna: un’atmosfera che, al netto di alcuni evidenti difetti nell’esperienza di gioco, rende Lake un viaggio sicuramente da provare.

Lake unisce un'esperienza story-driven a un gameplay da job-simulator semplificato e per tutti

Controller o mouse alla mano, compiamo di continuo sforzi volontari con l’intento di superare ostacoli non necessari. Un gioco come Lake lo mette a nudo, facendovi domandare di tanto in tanto perché mai stiate consegnando pacchi virtuali a pittoreschi sconosciuti virtuali.

E stimolandovi abbastanza, in tutta la sua calma estrema, da continuare a farlo finché il momento di stacco di Meredith, in tutti i suoi diversi finali possibili, non sarà trascorso del tutto. E, con esso, anche il vostro placido ritorno agli anni Ottanta.

Se è vero che i videogiochi possono essere semplicemente l’occasione di andare “altrove” per un po’Lake è una delle più rilassanti incarnazioni di questo concetto, la meta virtuale di un viaggio disimpegnato che potete concedervi mentre vi abituate al ritorno al quotidiano di qua dello schermo, a patto di accettare la sua voluta semplicità.

Se volete giocare Lake su Xbox Series S (il gioco è disponibile su Xbox e PC), potete approfittare del prezzo ridotto della console su Amazon.