La storia di Call of Duty: Modern Warfare, parte 2

Perfetta evoluzione

Speciale
A cura di Nicolò Bicego - 18 Ottobre 2019 - 11:58

Dopo aver ripercorso la storia del primo Modern Warfare, continuiamo la nostra retrospettiva con questo secondo episodio, dedicato ovviamente a quel Modern Warfare 2 che nel 2009 seppe conquistare pubblico e critica su PC, Xbox 360 e PlayStation 3. Bando alle ciance, dunque: siamo pronti a riportarvi nel passato, per offrirvi un altro piccolo antipasto in attesa dell’uscita del nuovo Modern Warfare, prevista per il 25 Ottobre su PlayStation 4, Xbox One e PC.

La posta in gioco si alza

Il successo di Call of Duty 4: Modern Warfare spinse Infinity Ward a scegliere un percorso sino a quel punto inedito per il franchise; realizzare un vero e proprio sequel del loro titolo, interrompendo la sequenza di capitoli autoconclusivi. Così, nel corso del 2009 venne svelato al mondo Modern Warfare 2, titolo che confermava l’abbandono della numerazione, già avvenuto con il precedente Call of Duty: World at War di Treyarch.

La campagna del gioco mette in scena una storia che cerca di superare in epicità quella del predecessore, tra fantapolitica e cospirazioni internazionali destinate a sconvolgere l’equilibrio geopolitico del pianeta. Certo, non si tratta di una trama in grado di rivaleggiare con le opere autoriali di un Hideo Kojima qualunque, ma tenendo a mente il target del franchise, la storia riusciva in quello che voleva fare: intrattenere e, perché no, far risuonare qualche domanda nel cuore dei giocatori. Questo in particolare avvenne grazie ad alcuni colpi di scena, uno riguardante la morte di un protagonista e l’altro riguardante una missione (la famosa “niente russo”) in cui il giocatore era chiamato a sterminare senza scrupoli dei civili in un aeroporto.

La storia di Call of Duty: Modern Warfare, parte 2

Questa seconda trovata fece clamore, all’epoca, al punto che era possibile evitare di giocare la missione per chi la ritenesse di cattivo gusto. In ogni caso, il gioco riusciva nell’intento di presentare una campagna ancora più epica, grazie a numerose sequenze dal taglio decisamente cinematografico. La vicinanza al cinema d’azione era già presente nel primo Modern Warfare, ma in Modern Warfare 2 questo elemento trovava già il suo culmine. E se nel primo capitolo mancavano personaggi memorabili, ad eccezione del famoso capitano Price, Modern Warfare 2 rimediò anche su quel fronte; oltre al ritorno del capitano Price, anche il novello capitano Soap (protagonista del precedente capitolo) faceva la sua ricomparsa, svelando per la prima volta il suo volto. Tra i personaggi memorabili non possiamo non nominare anche Ghost, contraddistinto dalla peculiare maschera sempre calata sul volto. Questo cast di personaggi rendeva la storia ancora più godibile, rendendo la campagna di Modern Warfare 2 una delle migliori offerte dalla serie (giudizio valido ancora oggi, a distanza di dieci anni).

Non si vince da soli

Una grande novità di Modern Warfare 2, che farà il suo ritorno dopo una lunga assenza nel nuovo Modern Warfare, era costituita dalle Spec Ops. Prima che la modalità zombie introdotta in World at War diventasse un appuntamento immancabile per la serie (o quasi), Infinity Ward tentò di diversificare l’offerta del suo pacchetto offrendo un’altra modalità pensata per il gioco cooperativo, tanto in locale quanto online. Le Spec Ops altro non erano che missioni di durata relativamente breve (raramente superavano i dieci minuti), in cui un massimo di due giocatori univa le forze per completare la sfida proposta dalla missione.

La storia di Call of Duty: Modern Warfare, parte 2

L’obiettivo delle missioni era vario, partendo dalla liberazione degli ostaggi, passando per l’abbattimento dei juggernaut (nemici corazzati), fino anche ad infiltrazioni stealth; insomma, ce n’era davvero per tutti i gusti. Le missioni erano divise in scaglioni, che rappresentavano un livello crescente di difficoltà; era possibile, peraltro, selezionare anche la difficoltà di ciascuna missione, scegliendo tra i tre disponibili.

Dal punto di vista narrativo, le missioni non avevano alcun legame con la storia principale (cosa che invece sembrano avere le future Spec Ops del nuovo Modern Warfare), ma con essa condividevano le mappe di gioco. Soltanto completando ogni missione a livello veterano era possibile dire di aver completato al 100% la modalità. Sebbene non potesse godere della longevità pressoché infinita della modalità zombie, la modalità Spec Ops era un diversivo più che valido dal resto del gioco, che allargava la classica esperienza Call of Duty a due giocatori, un pregio tutt’altro che da scartare.

Perfezionare la formula

Per quanto riguarda il multiplayer, l’approccio adottato da Infinity Ward fu quello di perfezionare quanto di buono proposto con il primo Modern Warfare. Il sistema di base, dunque, veniva completamente mutuato dal predecessore: il sistema di progressione del giocatore, le perks, le modalità, le kill streaks; tutto venne riproposto nel capitolo successivo, ovviamente con alcuni accorgimenti. Oltre all’introduzione di nuove modalità di gioco, Infinity Ward andò a ritoccare le perks presenti, eliminando alcune tra le più odiate (Juggernaut su tutte) ed introducendone di nuove.

La storia di Call of Duty: Modern Warfare, parte 2

Il cambiamento più grande, però, fu apportato al sistema di ricompense per le uccisioni: se prima esse erano fisse, tanto per numero di uccisioni quanto per contenuto della ricompensa, esse diventavano personalizzabili in Modern Warfare 2. Le ricompense disponibili erano varie, e partivano dal classico UAV fino ad arrivare ad una micidiale testata nucleare; ottenibile soltanto con 25 uccisioni consecutive, essa garantiva una vittoria immediata per il team del giocatore che l’aveva utilizzata, diventando con il tempo una delle ricompense più famose (in negativo) della serie.

Eccezion fatta per questi cambiamenti, però, il multiplayer rimaneva pressoché identico a quello del predecessore; segno non tanto di una scarsa inventiva da parte di Infinity Ward, quanto della bontà di quanto costruito con il primo Modern Warfare, un sistema che, dopo due anni, era ancora fresco e divertente come all’uscita. Dove Modern Warfare 2 brillava era nel design delle mappe: il gioco contiene alcuni classici intramontabili, da “Rust” a “Estate”, da “Scrapyard” a “Terminal”, le nuove mappe non avevano niente da invidiare a quelle del predecessore, distinguendosi grazie ad un design stratificato che si adattava a molteplici stili di gioco. C’è un motivo se, tra i veterani, queste mappe sono ancora tra le più apprezzato dell’intera serie, e sarebbe davvero una chicca se Infinity Ward decidesse di ripescarne alcune per il nuovo Modern Warfare, magari aggiungendole tramite futuri update.

Call of Duty: Modern Warfare 2 rappresentava la perfetta evoluzione del suo già ottimo predecessore. La campagna alzava la posta in gioco grazie a tonalità ancora più epiche, che la avvicinavano una volta per tutte al cinema d’azione; l’introduzione delle Spec Ops aggiungeva una succulenta portata al pacchetto offerto dal gioco; infine, il multiplayer solidificava il successo del suo predecessore pur senza rinunciare ad alcuni piccoli, grandi ritocchi e ad una selezione di mappe che non aveva nulla da invidiare al primo Modern Warfare. Un vero e proprio successo, dunque, sotto ogni punto di vista, che lasciò una grande eredità sulle spalle dell’ultimo capitolo della trilogia. Come Modern Warfare 3 seppe raccogliere questo lascito, lo vedremo nella puntata conclusiva dei nostri speciali.




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