Kingdom Hearts III | Il lungo weekend

Riepilogo
A cura di Adriano Di Medio - 17 Dicembre 2018 - 12:45

Il 29 gennaio del 2019 uscirà Kingdom Hearts III. Dopo quasi tredici anni di attesa e innumerevoli spin-off, raccolte, riconversioni e porting finalmente vedrà conclusa l’avventura nata dalla collaborazione inaspettata tra Disney e Square-Enix. Tuttavia l’attesa della fine è difficile da sopportare, oltre che foriera di azioni grottesche. Ne abbiamo avuto conferma nel terzo fine settimana di dicembre 2018, in cui il rischio spoiler per qualunque fan della serie di Kingdom Hearts è divenuto improvvisamente altissimo. Ripercorriamo brevemente quanto accaduto in quei giorni.

Un venerdì nero, ma non quello che vi aspettate

Il completamento di Kingdom Hearts III va avanti per molto, e per quanto venga ventilata una distribuzione a gennaio del 2019 la fiducia è poca, considerando tutti i rimandi accumulatisi nel corso degli anni. Verso la fine di novembre arriva l’agognata notizia: Kingdom Hearts III è entrato in fase gold e quindi rispetterà la data di uscita di gennaio 2019. Tra giovedì 13 e venerdì 14 dicembre in rete prende piede una voce preoccupante: delle copie “clandestine” di Kingdom Hearts III sarebbero già in circolazione. Stando ai dettagli si tratterebbe di copie della versione giapponese per Xbox One, prelevate direttamente da stampaggio e confezionamento. L’innominato colpevole avrebbe poi cominciato a rivendere tali copie sulla Rete a prezzi maggiorati (dai cento dollari in su, ovvero un terzo in più del normale prezzo di distribuzione).

Al di là delle azioni grottesche del responsabile, la preoccupazione seria da parte sia degli sviluppatori che dei fan è che possano spuntare spoiler incontrollati sulla trama del gioco. Un timore che per qualche ora diviene terribilmente reale: le copie trafugate cominciano effettivamente a comparire sul web, e parimenti su Twitter molti fan “pescano” dalla rete screenshot di gente che ha comprato una di queste copie e che già se la sta installando sulla console. Un altro dato che viene fuori è che le copie trafugate sarebbero una trentina, anche se per il momento quelle in vendita sarebbero solo dieci. Fortunatamente molti che si imbattono nella cosa sui siti di aste evitano di condividere ulteriori informazioni o link apposta per evitare spoiler.

Il weekend del comunicato

Cala la notte e arriva il weekend. Chiaramente la notizia è già in circolo presso la stessa Square-Enix, che passa l’intero sabato a cercare di capire la cosa, lasciando tuttavia trapelare ben poco di pubblico. La pagina Facebook ufficiale del gioco (aperta appositamente in vista della distribuzione) pubblica un primo avviso del “pericolo”, e cerca di indorare un po’ la pillola agli iscritti mettendo online un nuovo trailer in versione estesa (che comunque non aggiunge nulla di nuovo). Alla fine la reazione arriva domenica 16 dicembre: sulla medesima pagina compare un comunicato firmato nientemeno che dal game director Tetsuya Nomura. In queste brevi righe lo sviluppatore ammette il furto subito e dice che lui e il suo team hanno fatto nottata per cercare di capire come possa essere successo. Parimenti invita a non condividere video o schermate che possano diffondere dettagli importanti ma non ancora rivelati.

Sono tutte dichiarazioni prevedibili, tuttavia è qualcos’altro a suscitare reazioni contrastanti. Nel medesimo comunicato Nomura dice che i maggiori spoiler sul gioco non sarebbero stati comunque pubblicabili: l’affermazione a riguardo (tradotta dall’inglese) dice: “L’epilogo del gioco ed il filmato segreto, che rappresentano gli spoiler più grandi, sono pianificati per essere pubblicati in futuro, quindi non potranno essere mostrati prima della distribuzione del gioco”. Anche nell’originale la frase è piuttosto ambigua, ma comunque rimane un meccanismo di tutela da parte di Square-Enix riguardo quello che nei fatti si preannuncia essere il loro prodotto di punta del 2019. La notizia viene comunque accolta in maniera controversa, generando anche malumori. Allontanato almeno in parte il pericolo di rovinose rivelazioni, l’ultimo “colpo di coda” arriva nel medesimo weekend (alle nove di sera del 15 dicembre), stavolta però in via collaterale. L’attore vocale Quinton Flynn (voce di Axel), quando un suo follower gli chiede preoccupato se sa qualcosa in più risponde che a quanto gli risulta il responsabile è stato preso. Per quanto al momento in cui scriviamo non ci sia stata una riconferma ufficiale, il pericolo per ora parrebbe veramente passato.

Il lunedì della chiave del destino

La crisi quindi si chiude qui, almeno per il momento. Il responsabile della bravata probabilmente passerà la propria dose di guai, sia lavorativi che giudiziari. C’era infatti indiscrezione che fosse uno stesso dipendente della Square-Enix, idea che ha preso piede per via del fatto che solo così avrebbe potuto avere accesso con così tanto anticipo alle copie. La cosa potrebbe costargli cara, in quanto non solo ha reso invendibile della merce ma anche probabilmente violato accordi di non divulgazione. Un po’ di catastrofismo potrebbe portare anche a pensare che la cosa diventi persino penale, magari identificandola come divulgazione di segreto industriale. Ma non è questa la sede per dirlo, chi dovrà rispondere risponderà.

I maggiori malumori sono scaturiti dalle parole di Nomura. La rivelazione indiretta è che esistono sia un epilogo che un “filmato segreto”, quindi a voler speculare possiamo benissimo temere che non sia finita o che ci sia ancora una volta la porta aperta per un sequel. Del resto nei mesi precedenti agli annunci Nomura si era fatto sfuggire che Kingdom Hearts III avrebbe chiuso la saga del Cercatore di Oscurità (Dark Seeker, cioè Xehanort) ma aveva anche detto che non sarebbe stata la fine delle avventure di Sora. I maggiori cipigli sono venuti fuori al sapere che tali filmati finali (almeno secondo quanto detto nel comunicato) potrebbero non essere inclusi nella copia retail del gioco. Per quanto sia un’ulteriore misura di auto-tutela da parte di Square-Enix (e quindi in qualche modo legittima) ufficiosamente questo ha portato molti a pensare che il gioco possa essere distribuito incompleto. I discorsi ufficiali rimangono piuttosto ambigui e può essere sia che i contenuti verranno pubblicati tramite patch dopo la pubblicazione, sia che siano presenti su disco ma non sbloccabili senza un apposito “pass” da passaggio intermedio. In tal senso la procedura potrebbe essere simile a quella per gli oggetti digitali “esclusivi” ottenibili ad esempio con i preorder oppure nelle edizioni da collezione. È però piuttosto probabile che quando parla di “data di uscita” Nomura si riferisca a quella giapponese del 25 gennaio, cioè quattro giorni prima del resto del mondo.

Anche se così fosse, la questione del “finale bloccato” avrebbe dei problemi più immediati, in quanto si rifletterebbe sulle copie da spedire a giornalisti e influencer. La “chiave” verrà distribuita proprio in quell’occasione per evitare che la critica si debba basare su un’opera “incompleta”? Oppure che tali copie verranno mandate in contemporanea con la distribuzione sul mercato normale? Ciò comunque ricondurrebbe al fatto che per avere l’edizione completa del gioco si dovrà comunque passare per una connessione internet, cosa che considerando la diffusione dell’accesso alla Rete nel mondo non sarà qualcosa di indolore. Rimane comunque che non tutti hanno condiviso queste decisioni, e c’è già chi paventa la similitudine con la triste vicenda dei contenuti scaricabili di Final Fantasy XV, ferita ancora fresca.

Kingdom Hearts III e i suoi creatori hanno vissuto un weekend decisamente turbolento, i cui strascichi si concluderanno solo all’effettiva uscita. Ma senza infilarci in questioni di merito riguardo chi ne dovrà rispondere e le misure di tutela (comunque legittime) di una proprietà intellettuale importante come questa, c’è da dire che è dannoso per sé stessi e per gli altri è che rovinare l’altrui fruizione di un prodotto di intrattenimento è un modo decisamente gretto di agire. E proprio in funzione di questo la community stessa attorno al gioco ha agito al meglio delle proprie possibilità, invitando spontaneamente a fare attenzione. Il messaggio di fondo alla fine potrebbe essere proprio questo: abbiamo atteso dodici anni, quattro settimane non possono costituire un’attesa traumatica.




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