Judgment, abbiamo provato lo spin-off della serie Yakuza

Nei panni di un investigatore per le strade di Kamurocho abbiamo visto le prime ore di gioco di Judgment

Provato
A cura di Matteo Bussani - 28 Febbraio 2019 - 15:00

Kamurocho è uno dei quartieri della Tokyo videoludica più vivi di sempre. La serie Yakuza ce lo ha dimostrato negli innumerevoli episodi che si sono susseguiti nel corso degli anni. L’esperienza del Ryu Ga Gotoku Studios non è però ferma a questo e la necessità di evolversi sul seminato, e al di fuori di esso, ultimamente si è manifestata in più di un’occasione. Hanno provato ad applicare la struttura di Yakuza a un IP diversa, quella di Kenshiro, dando origine a un efficace ibrido tra il manga e la loro peculiare formula action. Inoltre, con il bagaglio esperienziale di un mondo di gioco così affascinante, hanno dato origine a Judgment. Un titolo che si sviluppa nello stesso quartiere e nella stessa linea temporale degli Yakuza, investendo in protagonisti, personaggi e tinte diverse.

Judgment

Presentato come Project Judge, lo spin-off di Yakuza, divenuto poi Judge Eyes in Giappone e Judgment in Occidente, ha dimostrato di avere dalla sua tutte le potenzialità per svolgere un ottimo lavoro. Gli stessi ragazzi di Sega ci tengono molto al successo di questo gioco, e ci è stato difatti comunicato che riceverà la localizzazione dei sottotitoli, anche nel nostro paese. Un evento che sappiamo bene quanto sia raro, a causa del rapporto costi-vendite che anche per un franchise come Yakuza è sempre stato difficilmente giustificabile. In vista di un’ondata di aggiornamenti sul gioco e di un avanzamento dello stato dei lavori, abbiamo avuto l’opportunità di provare il titolo per circa due ore di gioco negli studi italiani di Koch Media. Eccone dunque il risultato.
Judgement

Plot Twist

In Judgment vestiamo i panni dell’avvocato Yagami, divenuto investigatore privato in seguito a un evento che gli ha cambiato la vita. Il successo non aveva infatti tardato ad arrivare per la promessa dello studio legale Genda. Era riuscito a salvare dalla sedia elettrica un presunto assassino, contro ogni pronostico. Quello che doveva essere il punto di partenza di una grande carriera viene vanificato da un nuovo omicidio che il suo stesso precedente cliente compie nei confronti della compagna, poco dopo l’assoluzione. Per Yagami sarebbe stato impossibile continuare quell’attività che lo avrebbe portato ancora a difendere gente colpevole, e decide così di abbandonarla.

Lo troviamo tre anni dopo a lavorare sul campo nelle nuove vesti di investigatore privato, e ne prendiamo il controllo proprio nel bel mezzo di un pedinamento, al fine della riscossione di un debito. L’attività è tutt’altro che lecita, ma come in molti casi succede, gli affari non vanno benissimo e il protagonista è costretto ad arrabattarsi come si può. Il pretesto è però ottimo per far conoscere al giocatore fin da subito i meccanismi basilari del pedinamento, della ricerca di prove e del combattimento. Le tre attività principali di ogni buon investigatore privato, sono vissute in maniera abbastanza leggera, e viene riposta grandissima attenzione al ritmo e all’effetto cinematografico del tutto. Si capisce fin da subito che Judgment cerca di rendere il giocatore parte dell’azione, più che metterlo realmente alla prova e l’effetto di immedesimazione è molto accentuato. Nel pedinamento, per esempio, bisogna nascondersi o confondersi nella scena a ogni manifestazione di sospetto da parte dell’individuo pedinato; durante la ricerca di prove bisogna sottolineare con il puntamento dell’inquadratura gli elementi chiave da cui trarre informazioni; il combattimento invece si rifa completamente a quello di Yakuza, con tanto di richiamo allo stile della gru e a quello della tigre. Tornando al nostro Yagami, fin qui sembrerebbe una vita tutto sommato lineare, tra un caso e l’altro, finché una lotta fra clan avversari, Tojo e Kansai, non imperversa e lui si ritrova nel mezzo. Compaiono un nuovo omicidio e un nuovo cliente da proteggere; lui non gioca più il ruolo di avvocato ma quello di supporto per il suo vecchio studio legale, per cui svolge il “lavoro sporco” delle indagini sottobanco.
Investigatore polizia

Una nuova avventura

Da qui prende il là un’avventura alla Yakuza, tra le strade illuminate a LED di Kamurocho, con uno stile tutto particolare. Si riducono le scazzottate, cresce l’aspetto narrativo impreziosito dall’investigazione. Gli interrogatori sono a scelta multipla e anch’essi contribuiscono a dare un maggiore valore riflessivo al titolo. Ci viene chiesto di scegliere le domande più opportune per ottenere le informazioni che ci interessano. Tra l’altro esse sono pensate per gratificare l’attenzione di chi è stato attento ai dettagli delle cutscenes, non sono sezioni complesse, ma molto bene contestualizzate e mantengono intatta una forte valenza ludica. Questo perché l’ottimo lavoro generale della produzione in Judgment raggiunge la vetta più alta con la resa dei personaggi: sia estetica, grazie all’impressionante motion capture dei volti, direttamente tratta da attori di successo giapponesi; sia caratteriale, per merito di una scrittura del personaggio di grande impatto.

Come in ogni Yakuza, Judgment è ricco di attività collaterali alla storia principale, incarnate da secondarie di vario tipo e minigiochi a sé: un divertissement che rappresenta parte della caratterizzazione di Kamurocho. Nella demo quelle provate non sono state variegate e numerose come negli Yakuza, ma ne sapremo di più avvicinandoci alla release del gioco. Il resto delle scampagnate per il quartiere è di fatto molto simile alla serie da cui si ispira, con il personaggio da nutrire per recuperare vita persa per stare dietro a una malavita poco incline alla quiete pubblica.

Il lavoro dietro le quinte del Dragon Engine, già messo alla prova in Yakuza 6 e Kiwami 2 si fa sentire. Le animazioni sono davvero piacevoli da vedere, così come l’intero comparto grafico, che dà precedenza alla resa delle espressioni facciali e alla fluidità, piuttosto che perdersi in dettagli. Ottimo il doppiaggio inglese, in attesa di scoprire anche quello giapponese che però ci è stato precluso durante la prova.

Judgment plasma secondo le proprie esigenze il mondo di Yakuza. Non lo stravolge ma lo prende come ispirazione. Le avventure del detective Yagami hanno un sapore più riflessivo e pacato della serie originale, ma forse per questo riescono anche ad avere un’andatura più godibile, quasi cinematografica, altamente immersiva. Siamo stati piacevolmente catturati da questo esperimento del team Ryu Ga Gotoku Studios. Aspettiamo di saperne e vederne di più, nel frattempo aspettiamo la data d’uscita.




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