Recensione 5 min

Goodbye World | Recensione – Un videogioco dentro a un videogioco

Giocare a un videogioco dove la protagonista crea giochi e quindi giocare il suo gioco incluso nel videogioco come mini-gioco. Più o meno.

Goodbye World è un’avventura narrativa indie giapponese annunciata per la prima volta al Day of the Devs 2022.

Goodbye World

Piattaforma:
PC, SWITCH
Genere:
avventura, piattaforme, puzzle-game
Data di uscita:
16 Novembre 2022
Sviluppatore:
Yo Fuji
Distributore:

Pubblicato il 16 novembre 2022 su Nintendo Switch e PC, il titolo prodotto da Isolation Studio e sviluppato da YO FUJII si mostra al pubblico come un vero e proprio videogioco all’interno di un videogioco.

La storia narra le vicende di una giovane programmatrice alle prese con tutte le difficoltà che derivano dallo sviluppo di un videogioco indipendente: durante i tredici capitoli di storia, la protagonista Kanii incontrerà Kumade, una altrettanto giovane artista specializzata in pixel art.

In parallelo alla storia, il giocatore dovrà barcamenarsi tra i dodici livelli del gioco creato dalle due ragazze, un chiaro tributo ai primissimi Super Mario (potete recuperare l’ultimo capitolo per Nintendo Switch su Amazon) giocato su una console che ricorda in tutto e per tutto i vecchi Game Boy prodotti da Nintendo nei primi anni ‘90.

Blocks, l’avventura platform realizzata dalle due protagoniste, presenta anche alcuni suoni che ricordano in tutto e per tutto Nintendo e le due console.

Come sempre, vediamo tutto con ordine nella nostra recensione, dove vi spieghiamo cosa funziona – e cosa purtroppo proprio no – all’interno di Goodbye World.

Amicizia, storie di vita e videogiochi

Goodbye World racconta l’amicizia, i disagi dei giovani alla ricerca della propria strada, la tristezza di chi non riesce a trovare il proprio posto in un mondo troppo caotico e basato sul capitalismo.

La sinossi ufficiale del gioco recita:

«La programmatrice Kanii e l’artista grafica Kumade sono due amiche che si sono conosciute all’università. Dopo essersi laureate hanno iniziato a creare giochi indie insieme, ma finora la vita è stata dura. I loro giochi non vendono, e passano gran parte del loro tempo lavorando part-time per far quadrare i conti. Mentre Kanii tenta disperatamente di trovare un modo per realizzare un prodotto che venda, Kumade prende una decisione».

Kanii è una ragazza timida, a tratti scontrosa, che fa fatica a creare legami solidi con le persone. Sebbene il gioco sembri essere ambientato nei primi anni ‘90, non si fa alcun accenno al fatto che il sogno delle due protagoniste, donne, sia quello di realizzare un videogioco.

In questo senso, il gioco fa un ottimo lavoro nell’affermare che i videogiochi non sono certo una passione riservata al pubblico maschile, ma che anzi, le videogiocatrici ci sono sempre state, fin dalla nascita delle prime console e dei primi giochi.

A rafforzare quest’idea è proprio Kumade, la nuova amica di Kanii appassionata pixel art e amante dei giochi di una volta. Le due ragazze condividono la stessa nostalgia per le opere videoludiche del passato, che a loro detta offrivano un’esperienza magica e indimenticabile, difficile da trovare nei titoli moderni.

Il sogno di Kanii è infatti quello di realizzare un platform in pixel art in grado di rievocare i ricordi della sua infanzia, trascorsa probabilmente a immergersi in opere simili.

Blocks, l’opera realizzata dalle due giovani, è un gioco creato con l’intento di divertire il giocatore e di riportarlo ai tempi d’oro dei videogiochi, quando l’obiettivo principale degli sviluppatori non era solamente quello di vendere e di guadagnare, ma di creare opere immortali e in grado di lasciare un segno nelle persone e nella storia.

Sebbene l’idea alla base del gioco sia sicuramente interessante, Goodbye World fa molta fatica a trasmettere il messaggio desiderato, che si perde tra brevi dialoghi poco incisivi e tra ancora più brevi momenti di gameplay, durante i quali il giocatore deve cercare di superare i complicati livelli di Blocks.

L’avventura narrativa di Isolation Studio cerca in tutti i modi di essere una critica all’industria videoludica, accusata di creare videogiochi con il solo scopo di guadagnare e senza mai tenere conto dei desideri dei videogiocatori.

La narrazione si concentra ancora di più sui disagi interiori di Kanii, che a causa del suo carattere chiuso e della sua indole piuttosto testarda non fa che litigare con chiunque tenti di entrare a far parte della sua vita.

Allo stesso tempo, viene affrontato il tema della difficoltà dei game designer indipendenti di guadagnarsi da vivere creando videogiochi, insieme al dilemma senza fine: il videogioco può essere la mia unica professione o sono costretto a cercarmi un lavoro part-time per sopravvivere e continuare a fare ciò che amo?

A nostro parere, l’opera è decisamente troppo breve per riuscire nel suo intento di criticare l’industria videoludica, di approfondire quelli che sono i disagi interiori della protagonista e le difficoltà dei giovani che si approcciano al mondo dei videogiochi.

La maggior parte dei dialoghi e delle riflessioni è impressa su schermo nero, una scelta stilistica decisamente poco di impatto e che fallisce nel trasmettere i messaggi desiderati.

Non importa se vinci o perdi

Il gameplay di Goodbye World è praticamente inesistente. Durante i quaranta minuti scarsi di gioco, il giocatore non dovrà fare altro che leggere i dialoghi tra la protagonista e i pochissimi altri personaggi presentati.

La narrazione viene spesso interrotta, in maniera un po’ brusca e senza un pattern preciso, dai brevissimi livelli di Blocks, l’avventura videoludica creata da Kanii e Kumade.

In questo caso, il protagonista è una piccola creaturina (un topo? Un dinosauro?) che può creare e distruggere gli ostacoli (o, come suggerito dal nome, i blocchi) per riuscire ad avanzare e per sconfiggere i nemici.

Sebbene il gioco possa sembrare semplificato dalla possibilità di fermare il tempo durante la creazione e lo spostamento dei blocchi, in realtà i livelli di Blocks richiedono una precisione decisamente esagerata per essere completati.

Ciò che rende il tutto particolarmente frustrante è la possibilità, in caso di game over, di ritentare a superare il livello massimo due o tre volte, a seconda del momento del gioco in cui ci si trova.

Inoltre, l’esito dei 12 livelli non ha assolutamente alcuna importanza ai fini del gioco: al secondo fallimento ci si ritrova catapultati fuori da Blocks e nuovamente nella fase narrativa.

Blocks offre anche la funzionalità “try again” (ritenta), utile nel caso in cui il giocatore abbia utilizzato i blocchi nel modo sbagliato e sia impossibile procedere.

Peccato che non ci sia alcuna differenza tra il fallimento del livello e l’utilizzo di questa funzionalità: infatti, se il giocatore aveva già perso in precedenza, ricorrendo a quest’opzione si ritroverà davanti alla schermata “game over”.

Una volta completata la storia, il giocatore potrà selezionare la voce “bonus” del menu principale e rigiocare a tutti i livelli di Blocks.

Tuttavia, anche in questa fase post game il gioco procede in modo piuttosto frustrante: in caso di fallimento sarà infatti necessario ripartire dal primo livello e ricominciare da capo.

Inoltre, durante la nostra run su Nintendo Switch abbiamo tentato di rigiocare a Blocks pochi giorni dopo il completamento della storia e, per qualche motivo, la voce “bonus” del menu principale non era più selezionabile.

Pixel Art e nostalgia

Goodbye World si presenta con una grafica in perfetto stile pixel art, in grado di rievocare in pochi secondi i vecchi capolavori di fine anni ‘80/inizio anni ‘90.

Impossibile non pensare al primo Monkey Island, al primissimo Metal Gear del 1987 e a tante altre opere che negli anni hanno contribuito a infiammare i cuori dei videogiocatori di vecchia data.

Tuttora possiamo trovare diversi tributi fan-made intrisi di nostalgia del passato, come per esempio Horizon Forbidden West in pixel art. Con colori pastello e un’ambientazione ispirata agli anni ‘90, Goodbye World riesce sicuramente nel suo intento di rendere tributo alle più grandi opere del passato in pixel art. Dal punto di vista della direzione artistica, insomma, la scelta è molto apprezzata – anche se non originalissima.

Blocks invece, il gioco dentro al gioco, non è altro che un puzzle platfrom in 2D simile ai primissimi Super Mario in bianco e nero.

Segnaliamo in chiusura che attualmente Goodbye World non è disponibile in italiano.

Versione recensita: Nintendo Switch

5,0

Goodbye World

Piattaforme: pc, switch
Goodbye World è un'avventura narrativa indie che cerca di trattare di temi importanti, come l'amicizia, i disagi giovanili e i problemi dell'industria videoludica, senza però riuscirci appieno. Con una graziosa grafica in pixel art e un mini gioco all'interno del gioco stesso, il titolo offre un gameplay limitato e decisamente troppo breve, motivo per cui non riesce nell'intento di far appassionare il giocatore ai temi trattati, che risultano accennati e prematuramente lasciati prima che potessero esprimere tutte le loro sfaccettature.

Pro

  • Grafica in pixel art molto carina
  • Ricorda i primissimi videogiochi anni '80/'90
  • Colonna sonora piacevole

Contro

  • Gameplay quasi inesistente
  • Meccaniche di gioco a tratti senza senso
  • Storia poco incisiva
  • Il mini gioco all'interno del gioco non ha alcuno scopo, che si vinca o si perda la storia procede esattamente allo stesso modo
5,0