Gli innocenti scherzi di Until Dawn | Il Dettaglio

Rubrica
A cura di Francesco Ursino - 23 Novembre 2018 - 9:47

Avvertenza: l’articolo spoilera in maniera totale la trama di Until Dawn

Until Dawn è un gioco che ha qualcosa da dire. Dopo aver completato il titolo, sono andato su internet a cercare le possibili vie narrative che non avevo intrapreso e, con una certa sorpresa, ho potuto constatare come le mie azioni avessero veramente deviato la trama verso una determinata direzione. Riuscire a far sopravvivere tutti i ragazzi è un’impresa che purtroppo non mi è riuscita, ma nonostante ciò la mia esperienza con il titolo Supermassive Games è stata più che positiva. C’è, ovviamente, un particolare che più di altri mi è rimasto impresso nel corso della partita, ed è proprio di questo di cui vi voglio parlare oggi in questa nuova puntata di Il Dettaglio, la rubrica che parla dei piccoli particolari nascosti all’interno dei grandi giochi.

Gli innocenti scherzi di Until Dawn | Il Dettaglio

Non ho salvato la cheerleader, ma ho salvato il mondo

Sappiamo come va la storia: nove ragazzi stanno facendo bisboccia nella classica baita sperduta tra le montagne quando la situazione precipita, tutto va a rotoli e due ragazze dell’allegra banda si perdono tra i boschi. Un anno dopo Josh, il fratello delle due povere sorelle disperse, organizza una sorta di rimpatriata nello stesso luogo, con gli stessi amici, tra le stesse montagne buie. Il fatto che fin dall’inizio questa non sembri per niente una buona idea rientra pienamente nel canovaccio del genere che il gioco cerca di seguire. A questo proposito apro una parentesi per vantarmi del fatto di non essere riuscito a salvare Sam, interpretata dalla sempre ottima Hayden Panettiere, che mi è morta davanti agli occhi praticamente durante l’ultima sequenza del gioco. Dovevo tenere fermo il pad per lunghi secondi interminabili, e ci stavo anche riuscendo, almeno prima di starnutire e sacrificare così la bella cheerleader dei tempi di Heroes.

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Chiusa parentesi, torno a dire che Until Dawn è un gioco interessante perché, tolta la patina di film horror adolescenziale infarcito di battutine e sottintesi di un certo tipo (spesso neanche tanto sottintesi), racconta principalmente due storie. Una riguarda le due sorelle di Josh, e l’altra proprio quest’ultimo. Il dettaglio che mi è rimasto più impresso di questo titolo è costituito da una frase, pronunciata da un personaggio dopo circa mezz’ora di gioco. Quando la povera Hannah scopre il crudele scherzo architettato contro di lei dalla maggior parte dei suoi amici, questa scappa via nei boschi, e viene inseguita dalla sorella Beth. Le due, come sappiamo, faranno poi una fine piuttosto orrenda.

Nel mentre della fuga delle due sorelle Emily, l’odiosa e isterica ragazzina che sembra sempre avere qualcosa (di sbagliato) da dire, sottolinea che quello teso ad Hannah “era solo uno scherzo”. Ecco la frase, per me, simbolo di Until Dawn, il dettaglio da conservare: “It was just a prank, Han”.

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Non ridiamo di te, Hannah, ridiamo con te

Ricordo questa frase perché, oltre a essere incredibilmente superficiale e perciò perfettamente adatta al tono della storia di Until Dawn, è anche pronunciata in maniera estremamente fastidiosa dalla brava Nichole Bloom, che riesce a dare quel tono acido e falso come le banconote da un euro. L’internet, come spesso accade quando scrivo questi speciali, mi dà una grande mano confermando che questo dettaglio non è passato inosservato.

Se è vero che “It was just a prank, Han” non ha raggiunto il grado di popolarità necessario per diventare un meme con tutti i crismi, è anche vero che la frase ha fatto colpo. Youtube, ad esempio, riporta numerosi video che includono la breve sequenza dove Emily provincia la frase incriminata, oltre che parodie (più o meno riuscite, per dire la verità) dove la frase viene utilizzata per creare vere e proprie canzoni. Ne segnalo una, giusto per dovere di cronaca, e non mi assumo alcuna responsabilità sulla qualità artistica del video.

Gli innocenti scherzi di Until Dawn | Il Dettaglio

L’eco di questo particolare di Until Dawn ha travalicato i confini piuttosto bislacchi di Youtube e forum sparsi in giro per la rete per arrivare a Facebook. Sul social network di Zuckerberg c’è infatti un gruppo apposito a cui potersi iscrivere. Il contenuto tipo è costituito da meme che vengono commentati, guarda un po’, con la solita frase che ormai ho già copiato e incollato fin troppe volte in questo articolo.

Ma non basta. L’insopportabile Emily ha raggiuto addirittura l’ambito accademico. Se si cerca su Google la considerazione pronunciata dalla cara ragazza si arriva addirittura a questa pagina, dove è possibile leggere l’abstract di “It was just a prank, Han!”: Wendibros, Girlfriend Woes, and Gender Politics in Until Dawn”,  tesi della (presumo) studentessa Rebecca Waldie della Concordia University. Il trattato, tra le altre cose, parla del rapporto tra “egemonia maschile, malattia mentale e l’appropriazione della cultura indigena”.

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Il triste scherzone di Josh

È interessante che la tesi della Concordia University parli anche di malattie mentali perché, come accennavo prima, Until Dawn è anche una storia di tremenda solitudine e malattia. Josh, il fratello delle due vittime, che combatte da anni con la depressione (che depressione non è, almeno secondo quanto teorizza il buon MatPat), avrebbe tutto il motivo, a un certo punto, di esclamare “bam!” e annunciare ai suoi amici (o presunti tali) che si tratta solo di uno scherzo. Se vi ricordate la storia di Until Dawn, sapete di cosa sto parlando, e sapete anche la reazione degli altri ragazzi allo “scherzone” del ragazzo.

E invece Josh rimane vittima dei suoi fantasmi e, alla fine dei conti, è l’unico personaggio del gioco che non può compiere scelte in maniera diretta, finendo o col diventare un Wendigo o con l’essere ucciso da quello che rimane di sua sorella Hannah. Conseguenze di un innocuo scherzo, tutto sommato.

Until Dawn è un gioco che può divertire e interessare in diversi modi. Nei dialoghi e tra le scelte che siamo chiamati a compiere per salvare un gruppo di adolescenti insopportabili le storie di Hannah, Beth e Josh hanno uno scherzo (se vogliamo chiamarlo così) come punto in comune. E un dettaglio come questo, se ci si pensa bene, è bastato a costruire un titolo che dice più di quello che sembra.




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