Ghost of Tsushima | Recensione – L’orgoglio di un samurai

Sucker Punch presenta il suo titolo più importante e l'ultima grande esclusive PS4. Vi raccontiamo Ghost of Tsushima nella nostra video recensione.

VIDEO RECENSIONE
A cura di Domenico Musicò - 14 Luglio 2020 - 16:00

Onore, orgoglio, vendetta. Nell’epopea del samurai errante Jin Sakai ci sono le regole ferree e l’incorruttibile rettitudine morale di un samurai, ma anche tutte le debolezze dell’uomo costretto al compromesso quando ha tra le mani il destino di un’intera nazione soggiogata e pronta a capitolare. Ghost of Tsushima si divincola dalle scelte morali che hanno contraddistinto i precedenti lavori di Sucker Punch e opta per una storia lineare, semplice e poco articolata, con la convinzione che la forza della produzione sia talmente imponente da potersi allineare ai grandi capolavori di genere dell’ultimo lustro.

Nonostante si tratti senza alcun dubbio dell’opera più importante dello studio di sviluppo, il tempo della glorificazione non ha ancora rotto gli indugi, perché Ghost of Tsushima deve chinare il capo di fronte ad alcune ingenuità e a una storia sin troppo scontata e non in grado di elevarsi allo status più alto di memorabilità.

Samurai o spettro?

In Ghost of Tsushima storia e fiction si fondono in un coerente abbraccio che dà vita a un racconto in grado rappresentare degnamente ciò che accadde in Giappone durante la prima invasione mongola sul finire del 1200. Per mano del generale Kothun Kahn, discendente di una dinastia capace di creare un impero che nel momento di massimo splendore occupò il 22% del territorio mondiale, l’avanzata verso la conquista dell’isola nipponica diventa ben presto inesorabile quando persino dei samurai non resta quasi più traccia.

In questo contesto storico dove un popolo inerme subisce violenze, razzie, viene torturato e messo in ginocchio dalla sete di conquista dei mongoli, s’inserisce la vicenda personale di uno degli ultimi samurai rimasti, Jin Sakai, pronto a fare qualunque cosa per ridare dignità e libertà alle proprie genti. Lo snodo narrativo si palesa davvero quando Kothun Kahn e il suo esercito rapiscono Lord Ishimura, zio di Jin e anziano guerriero che non ha mai smesso di seguire con disciplina la via del Bushido. Jin tenta di affrontare il Khan sul grande ponte che conduce al castello entrato in possesso dei mongoli, ma una sconfitta bruciante lo costringe a rimandare l’appuntamento con la vendetta.

Ghost of Tsushima | Recensione – L’orgoglio di un samurai

Ghost of Tsushima inizia così, con Jin che riparte letteralmente dal basso per riorganizzarsi, errando per l’isola contesa alla ricerca di nuovi alleati con sete di rivalsa, motivati a riappropriarsi di ciò che è stato sottratto loro in maniera coatta, prepotente e senza pietà. Il racconto si dispiega lungo tre atti per una durata media che si attesta attorno alle trentacinque ore, ma che può aumentare considerevolmente se si portano a termine tutte le missioni e attività disseminate lungo una mappa di dimensioni non ragguardevoli come gli open world più imponenti, ma di grandissima densità.

In questo continuo peregrinare tra villaggi, antiche tenute, immense vallate desolate e scorribande a cavallo tra foreste, paludi e campi di raccolti sterminati, la narrazione non raggiunge mai dei picchi di grandiosità, proponendo una storia principale estremamente prevedibile e mai davvero avvincente. Sebbene sul finale si andrà incontro a una scelta cruciale, non arriva mai la divagazione sul tema, la sorpresa, il colpo di scena, l’elemento di rottura che lascia il segno. Ghost of Tsushima in un certo senso spreca un’opportunità incredibile, e non bastano i rimandi al cinema di Kurosawa e ai fumetti di genere per sferzare le fila immobili della trama.

Ghost of Tsushima | Recensione – L’orgoglio di un samurai

Paradossalmente sono i Racconti Mitici a essere scritti meglio, capaci di ricreare un impareggiabile senso di avventura, mistero e antico misticismo già suggeriti dalle informazioni condivise dai bardi che troverete lungo l’isola. Si tratta di missioni speciali che vi richiedono di soddisfare determinati compiti e che solitamente culminano con dei duelli, che in Ghost of Tsushima sono a tutti gli effetti delle vere e proprie boss fight. Sono di certo in misura minore rispetto alle altre missioni secondarie, alcune delle quali coinvolgono importanti comprimari e hanno ottimi spunti in grado di approfondire il passato irrisolto che ancora li ossessiona, mentre altre si mantengono su livelli appena buoni e senza particolari guizzi.

Ghost of Tsushima ha una quantità talmente elevata di contenuti che le attività non si esauriscono in mansioni e favori da fare a chi dovrà accompagnarvi nella battaglia finale, ma si estendono ad azioni di ricerca, investigazione, scoperta di luoghi nascosti e dalla bellezza conturbante, raccolta di collezionabili e mini viaggi tra la natura incontaminata al fine di migliorare armamentario e caratteristiche di Jin.

Gameplay – Un guerriero nell’ombra

Ghost of Tsushima è probabilmente il miglior gioco sul Giappone mai creato per livello di fedeltà e capacità di saper tratteggiare paesaggi mozzafiato, con alture che si affacciano in declivi che si perdono in orizzonti dipinti dai colori sgargianti della natura in fiore – da quelli brucianti degli aceri al tramonto che spezzano piantagioni e filari, con fitte foreste di bambù dove si perde la bussola, oasi d’acqua termale tra radure profonde e montagne da scalare.

Ghost of Tsushima lascia ammirare la sua incredibile bellezza e vi fa sentire al centro della vicenda senza mai farvi avvertire che qualcosa sia fuori posto, e ciò crea un livello di immersività davvero senza eguali. Potrete fare a meno di tutto ciò scegliendo il bianco e nero della modalità Kurosawa fin dall’inizio, ma sarebbe davvero un gran peccato rinunciare alle meraviglie che catturano l’occhio.

Ghost of Tsushima | Recensione – L’orgoglio di un samurai

La liberazione di Tsushima dagli oppressori prevede continui scontri con l’esercito mongolo, ormai espanso a macchia d’olio nell’intera isola. Per avere la meglio Jin deve ricorrere alle arti del combattimento samurai, ma non disdegnerà le scorrettezze di chi agisce nell’ombra e adotta mezzi non convenzionali. Questa, per un samurai, è forse l’onta più grande, e sul protagonista peserà sempre la vigliaccheria di chi ha scelto di non rispettare il codice d’onore. Jin non vivrà queste tribolazioni come in realtà dovrebbe, e non esistono limiti reali sulla condotta di gioco, che può avvantaggiarsi di entrambi gli stili. Tutte le volte che si guadagnano punti esperienza è infatti possibile decidere se migliorare le abilità da samurai o quelle da fantasma, con vantaggi che si presenteranno in più occasioni a seconda del tipo di missioni.

Lo stealth, ad onor del vero, è caldeggiato solo quando ci s’infiltra nei presidi mongoli, ma per il resto dell’avventura lo scontro frontale sarà sempre la norma, con le parti migliori che si presentano quando in alcuni punti della trama il conflitto si aprirà alle sanguinose battaglie campali. Oltre alle tecniche da samurai e quelle da spettro, Ghost of Tsushima compatta il proprio sistema di combattimento con l’introduzione delle forme, che sono a tutti gli effetti delle posture da cambiare in tempo reale a seconda degli avversari che si hanno di fronte.

La Forma della Pietra è efficace contro gli spadaccini, quella dell’Acqua contro chi si difende con uno scudo, quella del Vento contro gli infidi lancieri e la Forma della Luna è il modo migliore per sconfiggere i bruti. Anche senza le corrette posture i nemici possono essere sconfitti, ma saranno chiaramente più coriacei e in presenza di un numero maggiore sul campo potrebbero crearsi dei problemi di gestione – ma solo a livello difficile, perché a normale Ghost of Tsushima si rivela estremamente permissivo e con un livello di sfida medio-basso.

Ghost of Tsushima | Recensione – L’orgoglio di un samurai

Combat system – La morte al calar del sole

Pur optando per la difficoltà maggiore non sarete mai accerchiati, e in generale cambieranno solo il grado di aggressività e la resistenza nemica. Nelle battaglie, gli avversari non rimarranno in attesa a osservarvi e ad aspettare il loro turno, ma tenteranno di interrompere gli uno contro uno con sortite offensive mirate, senza mai dare origine a baruffe incontrollate. Tuttavia questo sistema funziona a metà, perché la possibilità di eludere i mongoli con schivate e rotolate è un’azione talmente vincente da darvi sempre la possibilità sfuggire via, riprendere fiato e riorganizzarvi in pochi istanti, avendo la meglio nella quasi totalità dei casi.

Se considerate che uno dei rami delle abilità da samurai è interamente dedicato a un complesso sistema di parate e deviazioni, con tanto di effetti determinanti sul nemico, si capisce come ci sia qualcosa di mal calcolato all’interno del combat system, che vanifica in modo evidente metà delle possibilità offerte a causa del ramo delle abilità dedicato alle schivate, che offrono vantaggi smisurati e che finiranno per essere abusati per avere il massimo del vantaggio in ogni occasione.

Se le abilità da spettro migliorano tutte le azioni legate alla furtività e all’utilizzo di armi non convenzionali come diverse tipologie di bombe o il lancio di kunai, quelle da samurai comprendono anche alcune tecniche di combattimento leggendarie e quelle orientate all’esplorazione. Per raggiungere un obiettivo sulla mappa bisogna scorrere il dito verso l’alto sul trackpad e originare folate di vento che spirano verso la direzione in cui è necessario dirigersi. Oltre agli obiettivi principali, ai Racconti di Tsushima e ai Racconti Mitici sono presenti punti sensibili che vi consentono di migliorare la salute, avere più amuleti che fungono da buff, trovare modifiche estetiche o aumentare la vostra determinazione.

Ghost of Tsushima | Recensione – L’orgoglio di un samurai

La determinazione è contrassegnata da alcune sfere gialle che servono a Jin per curarsi, eseguire colpi speciali o addirittura scampare alla morte e rialzarsi. Per ricaricarla è necessario far fuori i nemici, giustiziarli quando strisciano o eseguire uccisioni furtive. Una volta dopo aver compreso e assimilato tutte queste dinamiche, Ghost of Tsushima non avrà per voi più segreti, poiché le tipologie di nemici rimarranno invariate e aumenterà solo il numero di unità, così come aumenteranno i presidi occupati dai mongoli da scacciare via nel ricchissimo endgame. Discorso diverso invece nei duelli, che si disputano all’interno di arene ed enfatizzano ulteriormente la spettacolarità degli scambi scenografici tra maestri di spada, rendendo un po’ più complessi e tirati i combattimenti.

Su PS4 standard Ghost of Tsushima riesce a mantenere una buona tenuta, sporcata solo in determinanti momenti in cui su schermo si animano molte unità o quando i particellari infuriano per tratteggiare con precisione le bizze della natura, i venti che trasportano il fogliame o il maltempo che infuria. In questi casi il frame rate ha delle incertezze e in generale il computo medio dei frame tende a diminuire, rispetto a quando l’immagine è più sgombra da orpelli visivi che appesantiscono il motore grafico.

Artisticamente, invece, Ghost of Tsushima è davvero incredibile: i panorami da sogno riescono persino a interrompere le vostre missioni e vi inducono a bloccarvi in mezzo a un mondo di un fascino fuori scala, mentre un tripudio di dettagli dipinge davanti ai vostri occhi una terra dalla bellezza selvaggia, divorata da una satrapia che lascia ferite insanabili.

Potete ancora prenotare Ghost of Tsushima sia in edizione limitata sia in edizione standard al prezzo minimo garantito.

+ Sistema di combattimento articolato e basato su parate, schivate, posture e armi non convenzionali
+ Il miglior omaggio al Giappone: artisticamente è davvero incredibile
+ Molti contenuti e missioni, anche nell'endgame
- Storia sin troppo semplice e scontata
- Abusare delle schivate e delle rotolate vanifica il complesso sistema di parate e apre una breccia nell'equilibrio dei combattimenti

8.2

Ghost of Tsushima dimostra di essere l’opera più grande e ambiziosa di Sucker Punch, ma la storia troppo semplicistica e scontata, assieme a una gestione non perfetta delle meccaniche legate al combat system, non gli permette di porsi nel gradino più alto delle grandi esclusive PlayStation. Artisticamente incredibile e con scorci naturalistici sorprendenti, Ghost of Tsushima è l’omaggio più riuscito al Giappone, con una mole di contenuti imponente che vi terrà impegnati ben oltre l’avventura canonica.




TAG: ghost of tsushima, sucker punch