Firewatch e i misteriosi libri perduti

Nelle foreste del Wyoming, oltre a riflettere su se stessi e scoprire misteri, a quanto pare è possibile raccogliere molti libri.

IL DETTAGLIO
A cura di Mastelli Speed - 19 Aprile 2019 - 10:12

Attenzione, guardaboschi: l’articolo include spoiler sulla trama di Firewatch e Gone Home

L’altro giorno stavo sentendo la canzone The Stranger at My Door di Brandi Carlile, artista che se vi piace il country-pop-folk americano vi consiglio vivamente di ascoltare. In ogni caso, questa canzone è contenuta nell’album The Firewatcher’s Daughter, e parla proprio di questa figlia del guardaboschi e di racconti paurosi buoni da raccontare intorno a un fuoco. Vi parlo di questo aneddoto non così esaltante perché questa canzone, per associazioni di parole facilmente comprensibili, mi ha riportato alla mente la mia esperienza in Firewatch. In questa puntata de Il Dettaglio, allora, mi concentrerò su un piccolo particolare del gioco Campo Santo che mi ha sempre affascinato.
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Hey there, Delilah

Vero è che una delle prime cose che vengono in mente quando si parla di Firewatch sono gli splendidi panorami offerti dal gioco, talmente belli che qualcuno ha anche pensato di prenderli in prestito per delle pubblicità. Non c’è dubbio che i colori e i suoni della foresta nazionale di Shoshone costituiscano la cifra stilistica primaria del titolo, anche più di una narrativa che affascina e lascia un po’ disorientati.

Ma siccome questa rubrica non si ferma ai particolari più evidenti, sono tornato a scavare tra le pieghe del gioco per sottolineare un particolare affascinante. Ricordate la cabina di Henry? Quella che dava sulla torre di Delilah, certo, la donna con la sua voce terribilmente affascinante ci accompagnava per le poche ore di gioco. All’interno della cabina trovavamo poche cose, un letto, qualcosa per scaldare il cibo, una scrivania, uno scaffale. E si dà il caso che questo scaffale poteva accogliere alcuni libri. Libri che potevano essere raccolti girando per il mondo di gioco, perdendosi tra gli alberi e i sentieri e le discese ripide.

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Considerate Richard Sturgeon

La cosa interessante dei libri di Firewatch è che si dividono in due tipi. Ci sono quelli scritti da Richard Sturgeon, e quelli degli altri autori. Sturgeon è un autore di fantasia specializzato in libri pulp, responsabile della collana “Crime by the Numbers”. Perché si chiama così? La risposta sembra semplice, almeno se si guardano i titoli dei volumi:

  • One Chance to Die
  • Death Strikes at Two
  • Three Blind Rats
  • The Fourth Estate
  • Five Degrees North
  • Six Feet Down Under
  • Terminal Seven
  • Eight Rolled the Hard Way
  • Nine lives lost
  • Ten to One

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I libri non hanno particolari significati specifici all’interno del gioco, ma i giocatori più volenterosi potevano portarli nella propria cabina, ponendoli nello scaffale di cui parlavo in precedenza. Personalmente non l’ho fatto e, anzi, durante la mia run non mi ci sono soffermato più di tanto. Anche perché, mi pare di ricordare, non esisteva un modo per riporre i volumi nello zaino, quindi l’unica cosa da fare era quella di tornare indietro alla propria cabina, riporre i libri e poi avvicinarsi nuovamente al proprio obiettivo. Visto che il mio senso dell’orientamento non era proprio il massimo, e sinceramente il gioco non valeva la candela, lasciai perdere.

L’attenzione data ai libri da Firewatch ricorda un po’ il caso di What Remains in Edith Finch, che pure aveva posto l’accento in maniera anche più evidente sulla letteratura in genere, come spiegavo in questo speciale di qualche tempo fa.

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Quell’autore non mi è nuovo

La seconda categoria di libri di Firewatch riguarda i volumi non scritti da Sturgeon. Questa è la lista:

  • Glory, Magmanus
  • The Birds of Wyoming, George Sinclair
  • The Patriots, Donald Anderson
  • The Singular Mind, Dr Jonas Allard
  • Jane Eyre, Charlotte Bronte
  • The Accidental Savior, Terrence L. Greenbriar
  • The Black Band (fumetto)
  • Wizards & Wyverns (gioco di ruolo)
  • Steven’s Room, Howard Crowther
  • Lucien’s Gambit, Timothy Howell

Tra questi si nascondono alcuni volumi decisamente singolari. Gli appassionati di Metal Gear Solid, ad esempio, potrebbero notare la presenza di The Patriots, organizzazione più volte al centro della saga. Donald Anderson, inoltre, era il nome del direttore della DARPA nel primo atto della serie (a proposito di Metal Gear Solid, non perdetevi la retrospettiva curata dalla nostra Stefania Sperandio. L’ultimo capitolo è disponibile a questo link).

I sempre ben informati utenti di Reddit, inoltre, sottolineano che Jonas Allard, che nel gioco è autore di The Singular Mind, ha ricoperto il ruolo di Chief Technology Officer in Microsoft all’epoca del lancio di Xbox.

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Gone fishing

L’easter egg più interessante, però, è quello relativo a The Accidental Savior, di Terrence L. Greenbriar. Il nome forse non vi dice niente, ma questi non è altri che il padre della protagonista di Gone Home. Si tratta di un omaggio di Campo Santo a Steve Gaynor, l’autore di Gone Home, amico di lunga data di alcuni degli sviluppatori di Firewatch. E Graynor, per ricambiare il favore, inserì un piccolo riferimento a Firewatch nella versione console del proprio gioco sottoforma di oggetto da esaminare, come dimostra questo tweet.

Volendo proprio seguire delle fantasie, ci si può anche spingere a farsi qualche domanda. Firewatch e Gone Home fanno parte dello stesso universo? E perché la carriera letteraria di Terrence, che nel 1995 di Gone Home sembra frustrata, nel 1989 di Firewatch sembra essere di successo?

In quest’altra discussione di Reddit, ancora, si arriva a ipotizzare che le due ragazze che Henry incontra al lago nei primi minuti di gioco non siano altre che Samantha, la sorella della protagonista principale di Gone Home, e la sua compagna, Lonnie. Sarebbe veramente, veramente affascinante ma, come per il caso di The Accidental Savior, il tutto si scontra con le leggi dello spazio e del tempo. Non credo valga la pena lambiccarsi il cervello per trovare delle risposte a questi interrogativi, visto che si sta parlando più che altro di scambi di cortesie tra sviluppatori. In ogni caso, si tratta di piccoli dettagli, curiosi da sottolineare.

I libri di Firewatch costiuiscono un leggero diversivo rispetto alla storia principale del titolo Campo Santo, un elemento divertente che, per i più volenterosi, costituiva anche una sorta di minigioco da portare a termine. Durante la vostra esperienza avevate fatto caso a tutti i libri citati, e in generale quali sono i vostri ricordi legati al gioco?




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