Final Fantasy XV | Backlog

Rubrica
A cura di Gianluca Arena - 24 Ottobre 2018 - 10:00

Seconda puntata della nostra giovane rubrica, dedicata, come avrete intuito dal titolo, al backlog, quell’animale mitologico che incalza tutti noi videogiocatori, incutendo un misto di ansia e di una rassicurante sensazione di opulenza (“se domani scoppiasse un’epidemia zombie, avrei giochi per mesi”).
In questa rubrica tratteremo di giochi che hanno ottenuto un riscontro minore di quello che avrebbero meritato, a causa di un cocktail di fattori non necessariamente concomitanti: genere di nicchia, recensioni troppo severe, o, semplicemente, sfortuna.
Questa seconda tornata è dedicata ad un titolo in egual modo amato ed odiato da categorie differenti di videogiocatori, latore di tante novità e di un taglio netto rispetto al passato del suo franchise: Final Fantasy XV.

final fantasy XV backlog

Everchanging Final Fantasy

Pochi franchise nella giovane storia del medium videoludico hanno subito lo stesso, incredibile numero di cambiamenti e trasformazioni a cui è andata incontro quello di Final Fantasy: dai primi episodi, araldi di un modo di fare giochi di ruolo classico ed intramontabile, si è arrivati ad una storia di amicizia tra quattro giovani uomini, con un mondo liberamente esplorabile e un combat system che di ruolistico sembra avere davvero poco.
E questo passando per antagonisti memorabili (Kefka e Sephiroth su tutti), scuole militari, giocatori di blitzball e finanche giochi di ruolo massivi online: la storia di amicizia di cui sopra, però, è quella su cui ci soffermeremo oggi, ed è quella raccontata nell’ultimo episodio in ordine cronologico, quel Final Fantasy XV lanciato sul mercato alla fine del 2016, all’alba di uno degli anni più memorabili per l’industria.

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Figlia di uno sviluppo lungo e travagliato, plasmato infine dalle sapienti mani di Hajime Tabata e del suo team di sviluppo, la quindicesima fantasia finale di Square ha stravolto i canoni della serie, prendendo le distanze da praticamente tutto quello che era stato offerto fin lì, a partire dalla deludente trilogia dedicata a Lightning.
Storia, modalità del racconto, personaggi, ambientazione, sistema di combattimento e di progressione dei personaggi, stile grafico: nulla raccorda questo episodio con quelli che lo hanno preceduto, con la parziale eccezione del discreto Final Fantasy Type 0 HD, giunto a fare da apripista qualche anno prima.

Final Fantasy XV | Backlog

Chi si prende dei rischi, rivoluzionando stilemi abbondantemente digeriti (seppure fortemente messi in discussione dal tredicesimo capitolo), non può, fatalmente, non sbagliare, e infatti la seconda parte del gioco non sembra all’altezza della prima, che già lasciava qualche dubbio in merito al ritmo del racconto e alla qualità altalenante della telecamera e delle numerose missioni secondarie, che spaziavano dal “simpatico” al “molto” buono, con occasionali sortite nel “cos’è sta roba?!?”.
Bisogna però ricordarsi che nessuno avrebbe voluto essere nei panni di Tabata e compagnia e che il risultato finale, a dispetto dei succitati problemi, eccede le aspettative di un titolo che rischiava seriamente, dopo l’accoglienza freddina riservata da critica e pubblico agli ultimi esponenti, di porre fine al franchise.

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Bromance

Nessuno, dopo uno sviluppo travagliato durato anni e il fallimento (tanto di critica quanto di pubblico) della trilogia del tredicesimo capitolo, avrebbe scommesso su un open world caratterizzato da combattimenti in tempo reale contro creature visibili su schermo, con la componente action parimenti importante rispetto a quella da gioco di ruolo puro.
Eppure Final Fantasy XV, in ultima analisi, è proprio questo: certo, la mappa non è estesa come quella di congeneri più blasonati e il numero di missioni secondarie disponibili, pur cospicuo, non può rivaleggiare con quelle di un Witcher qualsiasi, eppure la reinterpretazione nipponica degli stilemi open world che l’occidente ha eletto a nuovo paradigma, soprattutto nel corso dell’ultimo lustro, appare gradevole e ben strutturata.
L’alternanza tra la grande libertà lasciata nella prima metà dell’avventura e l’estrema linearità, ampiamente giustificata da un pretesto narrativo ben studiato, ha lasciato l’amaro in bocca a molti giocatori, ma, con il senno di poi, rappresenta uno dei marchi distintivi del gioco rispetto alla nutritissima concorrenza.

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Resosi conto che c’era tantissimo materiale già sviluppato che rischiava di andare perduto e che, volente o nolente, al team di sviluppo mancava il know how per realizzare un titolo a mondo aperto puro, in cui lasciare la mano del giocatore già dopo pochi minuti (abbiamo citato le avventure dello Strigo ma pensate anche ai titoli Bethesda), Tabata ha deciso di tenere le redini della narrazione strettamente nelle sue mani, costringendo le vicende in un imbuto che, se da un lato toglie libertà all’utente, dall’altro permette alla storia e ai personaggi di risplendere.
Prompto, Gladiolus ed Ignis, ancor più del protagonista, rimarranno nel cuore dei giocatori più attenti ai dialoghi e alla loro caratterizzazione, e questo è un risultato che pone questa quindicesima fantasia finale in linea con i migliori capitoli del franchise in quanto a profondità ed empatia del cast di personaggi principali.

A costituire l’ossatura del titolo c’è poi un combat system che, aldilà delle eccezioni dei puristi, che non hanno mancato di sottolinearne la quasi totale estraneità rispetto ai canoni classici della serie, dopo un primo periodo di ambientamento funziona benissimo, regalando enormi soddisfazioni soprattutto nella fase centrale dell’avventura, quando il ventaglio di nemici con cui confrontarsi è invero assai ampio.
Teletrasportarsi in prossimità del nemico scelto come bersaglio per portare attacchi letali non solo non stanca mai, ma garantisce un ritmo eccezionale ad ogni scontro (con particolare attenzione ai boss), pagando un po’ solamente in termini di chiarezza e leggibilità dell’azione, che a volte vacillano nei combattimenti contro nemici multipli.
La grande varietà di armi equipaggiabili da Noctis, con relativi stili di combattimento, finisce con il mettere un po’ in ombra l’utilizzo delle magie, ma il sistema funziona e garantisce scontri rapidi ed adrenalinici, godibili dalla prima all’ultima ora di gioco.

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Final Fantasy XV oggi

A qualche giorno dal compimento del secondo anno sul mercato, Final Fantasy XV rappresenta oggi un ottimo acquisto per tutti coloro che non lo abbiano ancora giocato: non solo perché è reperibile praticamente ovunque (tanto online che da rivenditori fisici) a meno di venticinque euro al momento di redigere questo articolo, ma anche perché Square Enix ha supportato il titolo a lungo dopo l’uscita, tanto con contenuti scaricabili a pagamento quanto con patch gratuite, tra le quali quelle che hanno permesso il supporto alle console premium di Sony e Microsoft.
Chi, invece, volesse entrare dalla porta principale nel mondo ideato da Tabata e soci, potrebbe tuffarsi sulla Royal Edition, che comprende tutti i materiali extra rilasciati post lancio a meno di cinquanta euro: sebbene gli episodi dedicati a Prompto, Ignis e Gladiolus abbiano ottenuto valutazioni contrastanti tanto dalla critica specializzata quanto dal pubblico, la loro inclusione nel pacchetto permette di avere un quadro narrativo più completo ed allunga l’esperienza di gioco di almeno altre cinque o sei ore.
La versione Xbox One X, manco a dirlo, è quella che accarezza maggiormente gli occhi, con una risoluzione in 4K (contro i 1800p dinamici garantiti da PS4 Pro) e un framerate generalmente stabile a sessanta fotogrammi per secondo; anche il supporto alla console premium di Sony, comunque, è stato di qualità, e dona lustro ad un comparto tecnico di ottimo livello.

Gli utenti Microsoft e Sony hanno deciso di premiare la costanza negli aggiornamenti della software house nipponica ed il lavoro svolto dal team di sviluppo acquistando oltre sei milioni di copie del gioco, con un netto sbilanciamento a favore di PS4, che rasenta, da sola, le cinque milioni di unità.
A voler essere ottimisti, si può prendere questo come un buon segno per il futuro della serie, che, siamo sicuri, continuerà a cambiare e rinnovarsi profondamente, in contrasto con la rassicurante classicità di un altro grande franchise di casa Square Enix, quel Dragon Quest recentemente giunto all’undicesima incarnazione.

Da qualunque punto di vista lo si guardi, Final Fantasy XV non è un gioco perfetto, e, anzi, scommetteremmo che abbia fatto alzare milioni di sopracciglia ai più tradizionalisti tra gli appassionati del franchise.
Eppure, checché se ne possa dire, rappresenta il meglio che il brand abbia offerto dal 2006, anno della pubblicazione occidentale del dodicesimo capitolo.
Tabata e soci si sono presi delle belle responsabilità, stravolgendo il combat system e la struttura di gioco e proponendo un cast di protagonisti senza precedenti nella storia del franchise, e, da parte nostra, non possiamo che apprezzare questo coraggio, soprattutto nell’attuale panorama videoludico, dove in pochi(ssimi) hanno il coraggio di osare.
La particolare natura del prodotto lo rende adatto anche a chi non conoscesse il brand: fateci un pensierino, insomma, soprattutto se foste in possesso di una delle due console premium sul mercato.




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