Dragon’s Dogma: Dark Arisen per Nintendo Switch | Recensione

Abbiamo giocato a fondo la versione Nintendo Switch di Dark Arisen. Ecco il nostro resoconto nella recensione.

RECENSIONE
A cura di Marcello Paolillo - 9 Maggio 2019 - 7:56

Nel 2012, Capcom decise di fare uscire su PS3 e Xbox 360 un RPG d’azione dalle tinte fantasy realmente particolare. Questo gioco rispondeva al nome di Dragon’s Dogma. Erano gli anni di Skyrim e il titolo della Casa di Mega Man, ad una prima occhiata fugace, si rifaceva proprio al capitolo della serie di The Elder Scrolls uscito qualche mese prima: ambientazioni medievaleggianti, draghi, cavalieri e più in generale un’impostazione da gioco di ruolo all’europea che richiamava in tutto e per tutto il quinto capitolo della saga Bethesda. La cosa notevole è che, pad alla mano, bastavano una manciata di ore per rendersi conto che il gioco Capcom era tutto fuorché un clone senz’arte né parte di Skyrim. Anzi, tutt’altro. La gestione delle “pedine” controllate dalla IA, un comparto grafico davvero all’avanguardia per i tempi e più in generale quel tocco artistico che Capcom riesce a infondere ai propri giochi, resero Dragon’s Dogma un piccolo classico nel suo genere.

Dragon's Dogma Recensione

Gransys ha di nuovo bisogno di noi

Qualche anno dopo (nel 2017) fu il turno di Dark Arisen, un’edizione pensata per le console di nuova generazione e PC, contenente una lunghissima quest nuova di zecca e alcune migliorie grafiche e alla struttura generale di gioco. Ora, proprio questa versione riveduta e corretta è finalmente approdata su una console particolarmente affine a Capcom: Nintendo Switch. L’avventura dell’Arisen prende il via esattamente come lo ricordavamo: un cavaliere si addentra attraverso un profondo canyon alla ricerca di un Drago, sino a finire nelle viscere un tempio custodito da una temibile Chimera. Nessuno sa come quale sia stato il suo destino. Anni dopo, lo stesso Drago fa il suo ritorno nel mondo degli uomini attraverso un grande portale nel cielo, dal quale l’enorme creatura fuoriesce dirigendosi verso Cassardis, un piccolo villaggio di pescatori situato sulla costa sud-est di Gransys . Una volta lì, il mostro decide di strappare il cuore a un guerriero valoroso, noto con il nome di Arisen, ossia il prescelto destinato a compiere un’antica profezia. Avrà così inizio un’odissea attraverso i luoghi cardine di Gransys, sino a che l’Arisen non porterà a termine la missione della sua vita.

Dark Arisen, come accennato poco sopra, si propone come un action-RPG vecchio stampo: potremo scegliere il sesso del nostro eroe, la classe d’appartenza e un equipaggiamento iniziale con cui lanciarci attraverso le varie missioni di gioco assegnate dai vari NPC che incontreremo lungo il nostro cammino. La peculiarità di Dragon’s Dogma: Dark Arisen, oggi come ieri, risede nella presenza delle cosiddette pedine. Queste sono infatti dei guerrieri mossi dalla IA e provenienti da una dimensione parallela (creature con l’aspetto di un essere umano, ma incapaci di provare emozioni), le quali possono essere reclutate dal giocatore sino a un massimo di 3 elementi intercambiabili a piacimento.

Vale a dire che nel corso delle nostre avventure potremo incontrare nuove pedine, reclutarle, o scambiarle con le precedenti. Ovviamente ci sarà dato anche modo di potenziarle con tutte le armi e le armature del caso, oltre alla possibilità di scagliarle in battaglia facendogli guadagnare il giusto grado di esperienza nel combattimento o nelle arti magiche. Il tutto funziona rigorosamente offline, sebbene mel caso fossimo connessi alla rete potremo “prestare” (o prendere in prestito) le nostre pedine ad altri giocatori facenti parte del Nexus, ossia il regno ultradimensionale da cui provengono questi coraggiosi guerrieri “quasi umani”.

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Una pedina può cambiare il nostro destino

Il meccanismo delle pedine – che ci permetterà quindi di avere a nostra disposizione dei party composti da un massimo di 4 elementi – funziona ancora piuttosto bene, con un’intelligenza artificiale sempre piuttosto attenta nell’accorrere in nostro aiuto nel caso ne avessimo bisogno. Altro punto di forza di Dragon’s Dogma: Dark Arisen, sono gli scontri con alcuni nemici che incontreremo sul nostro cammino: aripe, goblin, chimere e orchi di enormi proporzioni, senza contare nemici ben più coriacei e giganteschi come draghi, grifoni e molto altro ancora. La varietà non manca di certo, così come la possibilità di imbastire furiose battaglie contro queste creature (potremo persino arrampicarci sul loro dorso, tentando di colpire i loro punto deboli) rende le varie battaglie all’arma bianca decisamente gustose e ben fatte, sebbene a talvolta un po’ troppo caotiche (se avete giocato un qualsiasi capitolo della saga di Monster Hunter avrete capito benissimo di cosa stiamo parlando).

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Anche dal versante puramente tecnico, gli sviluppatori di Capcom hanno compiuto un piccolo miracolo. Dragon’s Dogma: Dark Arisen su Nintendo Switch è infatti un titolo che, pur mostrando alcune rughe (parliamo pur sempre di un titolo vecchio di ben sette anni), riesce ancora a stupire grazie a un colpo d’occhio e a un’effettistica generale realmente sorprendente. Il ciclo giorno/notte, un’orizzonte che ci permetterà di ammirare castelli o rovine che potremo raggiungere solo successivamente, il tutto a 30 fotogrammi al secondo costanti e senza sbavature, cosa questa che in modalità portatile mette in mostra un comparto grafico di assoluto rispetto. Sì, la versione PC è ancora saldamente superiore in tutto e per tutto, ma considerando la possiblità di giocare un’avventura di oltre 40 ore su uno schermo di “soli” 6 pollici, c’è da essere assolutamente soddisfatti del risultato finale.

+ Un'avventura davvero imponente.
+ Ottimo sistema di gestione delle pedine.
+ Tecnicamente è invecchiato molto bene.
- Alcune battaglie un po' troppo caotiche.

8.0

Anche in questa nuova versione Nintendo Switch, Dragon’s Dogma: Dark Arisen resta l’ottimo titolo fantasy di un tempo. La struttura open world non troppo dispersiva, un sistema di gioco scandito da un’anima da hack ‘n’ slash dannatamente godibile e più in generale un comparto grafico eccellente nonostante gli anni sul groppone (specie se giocato in modalità portatile), rendono l’RPG Capcom un titolo da recuperare al volo nel caso lo si fosse perso ai tempi della sua uscita originale. Certo, resta un titolo più “sporco” e meno impegnativo rispetto ai più recenti soulslike, ma è anche vero che l’avventura nei panni dell’Arisen saprà saziarvi con un tasso di sfida più che meritevole delle vostre attenzioni. Ben fatto, Capcom.




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