Dragon Star Varnir

La nuova fatica di Compile Heart

Recensione
A cura di DottorKillex - 11 Luglio 2019 - 9:59

Il nuovo corso di Compile Heart, che ha portato la software house nipponica a cimentarsi con temi ed ambientazioni maggiormente maturi rispetto al suo recente passato, ha già portato in dote un buon JRPG come Death End re;Quest, recensito su queste pagine qualche mese fa. Dragon Star Varnir, giunto sugli scaffali fisici e virtuali da pochissimi giorni in esclusiva per PS4, appartiene a questo stesso filone, e conferma la buona vena dei ragazzi di Tokyo anche in ambiti apparentemente sconosciuti. Eccovi la nostra recensione completa.

Incinto

Come e più rispetto al già citato Death End re;Quest, Dragon Star Varnir mette in campo una narrativa di tutto rispetto, che rappresenta, a conti fatti, uno dei punti di forza della produzione, pur scadendo negli immancabili cliché moe ed anime che da sempre caratterizzano i lavori di Compile Heart. Il giocatore vestirà i panni del cavaliere senza macchia e, almeno inizialmente, senza dubbio sul suo operato, convinto di essere dalla parte della ragione: Zephy è uno dei templari dell’Ordine dei Cavalieri del Requiem, ultimo bastione a difesa di ciò che rimane dell’umanità. Costretta in un’unico, enorme agglomerato urbano, infatti, la razza umana è stata sopraffatta dai draghi e dalle streghe, due facce della medesima medaglia: aggressivi e distruttivi gli uni, manipolatrici e non meno pericolose le altre. Zephy, però, viene tradito da un eccesso di autostima e dall’inesperienza legata alla giovane età, e cade dinanzi ad un possente drago: a salvarlo da morte certa, con intenti tutt’altro che nobili, sono proprio due streghe, le odiose maghe che sarebbe chiamato a sterminare.

L’unico modo per mantenere il giovane aggrappato alla vita è dargli da bere del sangue di drago, il che estende anche a lui la terribile maledizione che grava sulle streghe, costrette a cibarsene per sopravvivere ma tragicamente gravide di un cucciolo di drago, che cresce ad ogni pasto. Al suo risveglio, Zephy è sopraffatto da una serie di emozioni contrastanti: è sì salvo quando pensava di essere arrivato al capolinea, ma adesso il suo sangue è corrotto proprio come quello delle streghe che era chiamato ad annientare, e coloro i quali prima considerava commilitoni sono adesso nemici mortali. L'”onore” di rappresentare il primo esemplare di strega di sesso maschile non lo rincuora affatto: la rabbia e la frustrazione si impadroniscono di lui, ma, giorno dopo giorno, scoprirà le mille sfumature di grigio che esistono tra il bianco ed il nero, e sarà chiamato a prendere decisioni di primaria importanza non solo per se stesso ma anche per la setta delle streghe e, in senso più ampio, per il mondo intero.

I clichè, insieme ad un’abbondante dose di fanservice, tra vestitini succinti e ballonzolamenti vari, non mancano, ma lo sforzo di Compile Heart di proporre stoyline più mature ed avvincenti rispetto a quelle dei vari episodi di Neptunia è evidente, e non si può non apprezzare. I dialoghi, proprio come nel recente passato, accusano ancora una certa prolissità, e spesso le conversazioni (durante le quali non è possibile salvare, peraltro) si prolungano un po’ più del lecito, ma la caratterizzazione dei personaggi principali e le regole che delineano il mondo di gioco sono credibili e di buona fattura, spingendo il giocatore a seguire l’evoluzione delle vicende con sincero interesse.

Classico ma gradevole

Chiunque abbia già giocato almeno uno dei titoli della longeva storia di Compile Heart si sentirà immediatamente a casa non appena sarà chiamato a combattere in Dragon Star Varnir: nonostante la possibilità di divorare i nemici e l’introduzione di tre piani verticali in cui è suddiviso il campo di battaglia, infatti, il combat system richiama molto da vicino quelli dei titoli che hanno resa famosa la software house giapponese.

Rigorosamente a turni, con nemici visibili sulla mappa di gioco, gli scontri necessitano di un pizzico di strategia in più visto che sarà necessario trovarsi sullo stesso piano del nemico per far sì che un attacco fisico vada a buon fine, ma, fondamentalmente, gli appassionati di JRPG non troveranno alcuna difficoltà ad ambientarsi. Tornano infatti dal precedente lavoro gli attacchi classici, l’utilizzo di magie, una barra che si riempirà tanto con i danni inferti quanto con quelli subiti, e che consente una trasformazione dell’eroina scelta, e la possibilità di equipaggiare fino a venti abilità per personaggio, così da ampliare notevolmente il ventaglio di opzioni a disposizione del giocatore. A distinguere Dragon Star Varnir dai titoli che lo hanno preceduto è il peculiare sistema di crescita dei personaggi, legato al comando Devour, utilizzabile dopo aver ridotto un nemico in fin di vita (un po’ come la Pokeball per i Pokemon, insomma). “Divorando” i nemici, con un’animazione che ricorda alla lontana quella dei primi due capitoli del franchise God Eater, il personaggio ne assorbe capacità e peculiarità, aprendo una piccola sferografia dedicata all’interno della quale spendere i punti esperienza accumulati combattendo. In assenza di alberi delle abilità dedicati o di nuove skill assegnate automaticamente al passaggio di livello, questa sarà l’unica maniera per far progredire i membri del party attivo, visto che, tristemente, quelli in panchina non beneficeranno di alcuna nuova abilità.

Come tutti i sistemi che lasciano grande libertà al giocatore, quello messo in atto da Dragon Star Varnir può rivelarsi un’arma a doppio taglio, che premia i giocatori che, metodicamente, divoreranno tutti i nemici comuni incontrati con più membri del party, creando invece problemi a coloro che preferiscono seguire l’intrigante storyline principale senza dedicarsi troppo alle (ripetitive) missioni opzionali e al grinding ad esse collegato. L’impressione è che, consci della durata non particolarmente significativa della main quest, gli sviluppatori abbiano implementato questo sistema di crescita per spingere il giocatore a deviare dalla missione principale quanto più possibile per arricchire il pool delle abilità del proprio party e, nel processo, allungare un po’ il brodo. Peccato che, quantomeno a livello di difficoltà di default, non ci sia davvero bisogno di dilungarsi in attività opzionali, vista la scarsa resistenza opposta dai nemici. Segnaliamo anche, per quanti non fossero a proprio agio con la lingua d’Albione, che il gioco è doppiato in giapponese e sottotitolato in inglese, senza alcun supporto alla lingua italiana, come da tradizione per i giochi firmati da Compile Heart.

La PS3 vive

Di certo l’aspetto che meno ci ha convinto della produzione è quello tecnico, visto che non solo non si rilevano miglioramenti rispetto al recente Death End re;Quest, da cui Dragon Star Varnir prende in prestito numerosi asset, modelli ed animazioni, ma addirittura, in qualche caso, i colori e le texture di superficie sembrano meno nitidi e decisamente più impastati rispetto al titolo pubblicato qualche mese fa. Il design dei dungeon e del bestiario nemico raramente stupiscono, e, anzi, soprattutto nella parte centrale dell’avventura, non sarà infrequente imbattersi in labirinti tutti uguali tra loro, composti da corridoi alternati ad aree più larghe, senza soluzione di continuità. A prima vista, e al netto di qualche chicca che non sarebbe stata possibile sulla scorsa generazione di console, il prodotto Compile Heart somiglia molto di più ad una produzione budget dei primi anni di Playstation 3 che non ad un titolo uscito nella piena maturità di PS4, con tutto ciò che ne consegue. Certo, soprattutto in ambito RPG, l’apparenza è assai meno importante della sostanza, ma se dovessimo scegliere uno dei campi in cui la software house giapponese necessita di migliorare, quello tecnico sarebbe sicuramente un ottimo candidato.

Benino la colonna sonora, che non si distingue mai ma non combina nemmeno disastri, mentre dobbiamo segnalare che le performance del gioco sono identiche sia su PS4 standard che su PRO, con un framerate bloccato a 30 fps che, peraltro, vacillano in determinati combattimenti. Dragon Star Varnir non si comporta particolarmente bene nemmeno dal punto di vista della longevità complessiva, come da tradizione per i titoli della software house nipponica, visto che la nostra prima (ed unica) run è durata venti ore scarse. Il monte ore potrebbe aumentare per i completisti, che potrebbero volersi cimentare in più run consecutive per vedere tutti i finali disponibili a seconda delle scelte operate ni-game.

+ Narrativa avvincente e matura
+ Buon combat system
+ Finali multipli...
- Tecnicamente una generazione indietro
- ...ma longevità limitata

7.4

Pur senza grossi passi avanti rispetto al recente Death End re;Quest, Compile Heart prosegue il suo percorso di crescita e di distaccamento dai franchise che l’hanno sì fatta conoscere al grande pubblico ma che, nel contempo, sembravano stanchi e senza ulteriori spunti da offrire.

Dragon Star Varnir è una tappa di passaggio, che evidenzia la capacità del team di sviluppo di dar vita a personaggi interessanti e storie capaci di catturare l’attenzione anche dei meno giovani.

Per fare il definitivo salto di qualità, Compile Heart dovrebbe concentrarsi su uno svecchiamento di certe dinamiche di gioco e, soprattutto, su quello del comparto tecnico, francamente difficile da accettare sulla medesima console che ospita Horizon Zero Dawn e God of War.




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