DiRT Rally 2.0 Recensione

Il rally 2.0 di Codemasters è qui nella nostra recensione.

Recensione
A cura di Matteo Bussani - 18 Febbraio 2019 - 10:00

Il percorso a tappe di Codemasters con la serie DiRT è iniziato più di una decina di anni fa. Ai tempi un nuovo motore, una nuova generazione di console e un ammiccamento alla simulazione, fecero di DiRT il modello di ripartenza perfetto. Si chiuse il glorioso capitolo Colin McRae per ricominciare. Da quel momento, il rally, tra alti e bassi, rifiorì soprattutto nel suo lato più arcade. I capitoli alternavano le mode del momento, e nel 2015 cresceva la consapevolezza che la fetta di giocatori hardcore non aveva una reale alternativa con cui confrontarsi nella simulazione e nacque così il progetto DiRT Rally. Il successo nel periodo di Early Access e la bontà della realizzazione fecero decollare le vendite e la reputazione del gioco. E non è dunque un caso se a circa 4 anni da quel momento siamo alle prese con la recensione del seguito, DiRT Rally 2.0.

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Simulazione 2.0 per DiRT Rally

DiRT Rally 2.0 è in tutto e per tutto un titolo simulativo. Affonda le proprie radici nella struttura del predecessore, con un modello di guida duro da apprendere, che non fa sconti. Non esiste il rewind, pur con alcune tappe davvero lunghe, e il numero di riavvi in gara è limitato a 5 per evento. Ciò, abbinato al modello di guida che tende a un limpido realismo, rende il titolo di fatto accessibile solo a chi ha grande pazienza, o milita già tra le fila del genere da tempo. La gratificazione passa, infatti, attraverso il miglioramento dei propri tempi e il riuscire ad affrontare una run pulita, aspetti che spesso non si identificano con la comune vittoria di tappa. Nonché togliere gli aiuti alla guida, che comunque non andrebbero nemmeno impostati.

Rispetto al primo DiRT Rally però alcune cose sono cambiate. Non c’è stato il periodo di Early Access, si è deciso di combinare le sinergie del team con quelle di alcuni piloti veri, come Jon Armstrong e Oliver Soldberg, e alcuni membri particolarmente attivi della community per migliorare progressivamente la fisica tanto acclamata e apprezzata in direzione di un crescente realismo. Avere meno persone da cui ricevere i feedback rispetto all’Early Access ha consentito uno sviluppo più mirato e rapido a Codemasters, che dal lancio comunque aprirà le proprie orecchie anche alla voce del popolo. Soprattutto per quanto riguarda il vitale supporto post-lancio. Si pensa già a nuovi pacchetti di veicoli, eventi, ma l’attenzione alla scena eSport, forse, risulta l’opzione più concreta, che tra l’altro si incastra bene con le nuove forme della “modalità carriera”.

DiRT Rally 2.0 Rally Cross

L’X Factor

Tornando al gameplay, i benefici di questo lavoro congiunto si possono toccare su moltissimi fronti. Il lavoro sulla fisica del terreno è quello più massiccio e tangibile alla prova dei fatti. Il veicolo reagisce in maniera estremamente diversa non solo a seconda del fondo, ma anche dell’ordine di partenza in griglia, simulando la percorrenza delle auto che sono partite prima. L’attenzione alla frizione tra ruota e asfalto è sorprendente anche per quanto riguarda la situazione del meteo e del terreno.

Nelle prove miste, è necessario adattare lo stile di guida, rivedere gli anticipi e gli inserimenti in curva, non solo ad ogni evento, ma all’interno della stessa tappa. Tutto escludendo la variabile veicoli che, con un parco auto di più di 50 elementi, esplora ogni categoria del rally, esemplari storici compresi. Come novità di questo capitolo troviamo la scelta del compound delle gomme. Una mescola più morbida è più efficace ma meno longeva e viceversa. L’impatto è tutto fuorché inesistente o scontato e la scelta osservando le gare e gli eventi può davvero fare la differenza. I miglioramenti toccano anche il sistema di pesi, freni e sospensioni, con veicoli più reattivi a subire le asperità del terreno e il controllo del giocatore. Come anticipavamo in sede di anteprima, ciò si vede tantissimo sia nei classici Rally, ma forse ancor di più nel Rally Cross, che è stato inserito già dal lancio nelle modalità disponibili, completamente sotto licenza. Ciò aumenta anche il valore del sistema di personalizzazione tecnica prima di ogni gara ed è consigliabile sempre uno o due minuti per impostare i settaggi dell’auto e tirarle fuori il meglio.

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DiRT Rally 2.0 implementa un sistema di danni trasversale all’evento. Ciò che non viene riparato durante un evento, rimane danneggiato, ed è nostra premura sistemarlo prima di dover ripartire. All’inizio la riparazione dei componenti sarà gratis, ma avanti nella progressione non avremo più questo aiuto

L’impressione finale, difatti, è quella di un sistema di guida estremamente complesso e articolato, sempre più affinato e preciso da ridurre la differenza tra finzione e realtà. La difficoltà c’è ed è altissima in DiRT Rally 2.0, considerate tutte le variabile volte a contribuire a questo aspetto, ma rispetto al passato ci si rende conto di una maggiore giustizia di fondo. Il veicolo ha comportamenti più prevedibili e, pur richiedendo grande tecnica per essere governato al meglio, non investe il giocatore con troppi vizi di forma. Il miglioramento da DiRT Rally si percepisce nettamente e capiamo dunque la volontà di prendere la strada di un nuovo capitolo, anche a fronte dell’intermezzo di DiRT 4, piuttosto che quella di approfondire i contenuti del genitore.

Eventi, gare, eventi

DiRT Rally 2.0 non offre una vera e propria modalità carriera, come molti giochi di questa categoria ci hanno oramai abituato. Il giocatore dal menù può scegliere se affrontare delle partite libere, oppure quelle appartenenti alla categoria “La mia squadra”. Sotto eventi troviamo una serie progressiva di eventi, per l’appunto, tutti diversi, di cui molti a tempo. Ci sono eventi giornalieri e settimanali, caratterizzati da tappe singole o veri e propri rally interi. E ci sono due carriere dedicate a una progressione sostanzialmente lineare nella disciplina del Rally e del Rally Cross. Le location per la prima sono 6, mentre per la seconda 8. Un numero un po’ troppo basso, giustificato sì dall’ottima fattura dei tracciati ma non in grado di esplicitare tutto il ventaglio di possibili ambientazioni che la scena rally è in grado di offrire. Sicuramente aumenteranno nel corso del tempo (3 sono già state programmate nei prossimi mesi con la season 1 del Season Pass),  ma per il momento ci si sta un po’ stretti. ( Considerate che manca una location innevata, per esempio, ma arriverà nelle prossime settimane.)

Vincendo nelle competizioni si guadagnano crediti, utili a comprare potenziamenti per i propri veicoli oltre a nuove auto nel garage, con cui affrontare altrettante nuove competizioni. Utilizzando un particolare veicolo, poi, aumenta il “livello di affinità con esso e si sbloccano le opzioni motori, fino a un totale di 4, che rendono l’auto più competitiva. Sempre con i crediti si può allenare il proprio staff tecnico, e assoldare nuovi ingegneri. Questi migliorano parametri come il tempo necessario alla riparazione di un componente, oppure il tempo utile a sbloccare le opzioni motore di cui sopra. In realtà, a parte il co-pilota, gli altri sono abbastanza inutili fino all’attivazione della modalità di danno “estrema”, in cui la conta dei danni è veramente realistica e ogni secondo guadagnato sulla riparazione può essere prezioso.

Rally Golf

Pur essendo l’offerta di questa “modalità carriera” poco briosa, in realtà mette a disposizione del giocatore una buona alternanza di prove, rally ed eventi senza che sia lui a doverli creare manualmente. La progressione è tutta nelle mani del giocatore, che non ha troppi vincoli su quello che deve fare; il che funziona dato che in un gioco di questa difficoltà potrebbe insorgere parecchia frustrazione qualora non si riesca ad affrontare una tappa particolarmente ostica.
La struttura con gli eventi a tempo e condivisi dall’intera community favorisce anche la diffusione e la pubblicazione di tornei ed eventi, impreziosendo così il supporto post-lancio del gioco, sostenendo parallelamente la scena eSport.

L’EGO Engine, nonostante gli anni di militanza a cavallo di tutta la serie DiRT, se la cava ancora piuttosto bene e su Xbox One X offre una qualità grafica di tutto rispetto. Si nota un lavoro sulle ambientazioni notevole. La scena è ricca e dettagliata, e le auto, interni ed esterni, sono in linea con il resto della produzione, anche se è doveroso ammettere di essere lontani dagli apici raggiunti da alcuni concorrenti in ambito racing. Abbiamo particolarmente apprezzato le gare in notturna, non solo per la suggestività della scena, ma anche per il sistema di illuminazione che ha dimostra i grandi passi avanti. Peccato solamente per un piccolo bug alle luci, che in seguito ad alcuni contatti, si spegnevano tra una prova e l’altra.
La versione One X offre la possibilità nelle opzioni di selezionare una modalità 4K, che aumenta la qualità dell’immagine, con un compromesso sul framerate. Il consiglio in questo caso, è di chiudere un occhio sul dettaglio e optare per la velocità di refresh che in un racing è sempre la benvenuta.
Tutta la prova è stata ovviamente effettuata a bordo di un playseat, con volante e pedaliera. Nel nostro caso un Logitech G920. Abbiamo dovuto modificare giusto qualche parametro di saturazione dello sterzo per renderlo diretto, ma il volante è stato riconosciuto appena inserito nella porta USB. La compatibilità con questi controller è molto ampia e ci sono molte impostazioni per adattarli nel minimo dettaglio. Utilizzare il PAD è possibile, sarebbe anche ben configurato, ma sarebbe come avere una Ferrari con le ruote di una bicicletta. Ci siamo capiti.

+ Grandissimo livello di sfida
+ Modello di guida estremamente sofisticato
+ La migliore rappresentazione videludica del Rally in commercio
+ La grafica si difende bene
+ Ottimi tracciati...
- La modalità carriera è un po' scialba
- ... ma troppe poche location, soprattutto per il rally

8.7

Dopo 4 anni, DiRT Rally 2.0 ci ricorda come mai ci eravamo innamorati del primo. La simulazione di Codemasters è complessa ma quanto mai entusiasmante; offre un livello di sfida elevatissimo, ma in cui ogni parametro ha poi rilevanza in gara. Il motore della fisica si migliora e lima sempre di più l’artificiale confine tra finzione e realtà. Graficamente non siamo alle vette del genere, ma l’Ego Engine si difende ancora piuttosto bene e su One X incrementa la qualità di luci e vegetazione. Gli unici aspetti che non ci hanno convinto appieno sono la natura poco briosa e accattivante della modalità carriera, che non è altro che una serie di gare ed eventi settimanali e giornalieri, da affrontare tenendo conto di qualche dettaglio fuori dalla pista; e la scarsità di ambientazioni delle gare.
Non che di certo questo fermerà gli appassionati di guida dal mettere le mani sul nuovo punto di riferimento del rally videoludico, ma, come si suol dire, qualcosina in più sarebbe stata auspicabile.




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