Devolver Bootleg recensione | Devolver Digital fa una parodia di sé stessa

Direttamente dal garage ai vostri PC

Recensione
A cura di Daniele Spelta - 14 Giugno 2019 - 17:14

La conferenza – se così si può definire – di Devolver Digital è diventata una dei miei appuntamenti fissi dell’E3. Anche quest’anno è stato un concentrato di splatter, gore, satira all’industria dei videogiochi e parodia dei direct altrui, una ventina di minuti sopra le righe che racchiudono l’essenza del publisher americano. Tutto molto bello, divertente, completamente fuori di testa e con picchi di totale no sense nel talk che è seguito alla presentazione: ma i giochi? Beh, non si può certo dire che siano stati i protagonisti sul palcoscenico virtuale, ma fra budella spappolate, gole strappate e copiosi fuck c’è stato spazio per mostrare anche la line up futura, aperta immediatamente dal bizzarro Devolver Bootleg.

Esattamente, cos’è Devolver Bootleg? È il me di quinta elementare che va dal suo spacciatore di fiducia, compra il gioco dei Pokémon per PlayStation e si ritrova a giocare a Rescue Shot. Non una volta, forse cinque o sei, perché a dieci anni tutti volevamo avere la nostra dose di Pikachu da iniettare nelle pupille ma tutto quello che avevamo in cambio erano poligoni a forma di coniglio a cui sparare nel fondoschiena. Ecco, Devolver Bootleg è proprio questa cosa elevata all’ottava potenza, una collezione formata da otto titoli pezzotti, copie made in PolyStation di altrettanti giochi realmente etichettati dal bizzarro publisher.

Devolver Bootleg recensione | Devolver Digital fa una parodia di sé stessa

Ovviamente è poco più che uno scherzo, quindi non lamentatevi se l’emulo di Hotline Miami sia un legno da giocare e la storia paia scritta da un bambino di otto anni che non ha mai messo il naso fuori da Milwaukee. L’intento è parso evidente sin dal trailer mostrato in quel di Los Angeles e da come è stato presentato: solo l’ennesimo scam fatto per rubare soldi ai giocatori vendendo delle copie pirata. Anche la relativa pagina di Steam non è poi da meno, con quell’1% di sconto che porta il prezzo da 3,99€ a soli 3,95€.

Le stesse descrizioni dei singoli giochi non risparmiano frecciatine e giochi di parole, come nel caso di Luftrousers, typo del più celebre Luftrausers sviluppato da Vlambeer e sfuggito a Rami Ismail mentre era intento a fare talk a Berlino, Nairobi e Los Angeles. Avviato il gioco mi sono poi subito sentito un pro per aver sbloccato un bel po’ di achievement, fra cui apri il menù, chiudi il menù e attacca un joypad.

Devolver Bootleg recensione | Devolver Digital fa una parodia di sé stessa

Devolver Bootleg costa come una birra e più o meno ha lo stesso scopo: divertire e intrattenere per una mezz’oretta. Anzi, è anche una di quelle birre artigianali, strane ma ben fatte e gli otto titoli presenti nel pacchetto, pur uscendo da un polveroso NES tarocco non sono poi nemmeno così malvagi. Il finto emulatore si apre con Enter the Gun Dungeon, fratello scemo di Enter the Gungeon. In realtà non è nemmeno troppo inferiore all’originale e ha qualche meccanica di gioco abbastanza complessa per una rom trovata sul fondo di uno scantinato. Ci si fa largo fra arene a suon di pallottole, si schivano i proiettili nemici e si cerca di sopravvivere il più a lungo possibile.

Poi c’è il già citato Hotline Milwaukee che cerca di ricalcare con più lentezza e meno sporcizia i passi Hotline Miami e tutto sommato il suo lo fa anche, racchiudendo in un solo sudicio palazzo mitragliatrici, spade, coltelli, pistole e cani che tengono fra i denti proprio queste armi. Nota di merito le musiche, rip-off volutamente mal fatti dei suoni elettronici di Carpenter Brut e Perturbator. Ape Out diventa Ape Out Jr, che mantiene intatti gli schemi – afferra e lancia – e lo scopo – fuggire alla guida di un gorilla attraverso i livelli – ma traspone il tutto all’interno di un platform in 2D.

Devolver Bootleg recensione | Devolver Digital fa una parodia di sé stessa

Shootyboots e Luftrousers sono due casi a parte, visto che graficamente non si discostano poi nemmeno troppo dagli originali Downwell e Luftrausers e anche pad alla mano rallentano un po’ l’azione, ma senza insozzare troppo le loro controparti. Nel primo il protagonista è uno scarpone – sì, sul serio – buttato dentro ad uno shooter a scorrimento orizzontale che però va verso il basso, mentre il secondo resta uno sparatutto fra aerei che sgommano nei cieli con ben poco controllo.

I ragazzi di Skidrow – esiste ancora? Boh – ci hanno messo poco a crackare Gato Roboto, ma qualcosa dev’essere andato storto e il risultato si chiama Catsylvania, nome abbastanza autoesplicativo per un felino che guida un mecha e si ritrova per non so quale motivo dentro un Castelvania – a dire il vero è più Ghosts ‘n Goblins – ad affettare rospi, topi e insetti.

Devolver Bootleg recensione | Devolver Digital fa una parodia di sé stessa

Il pacchetto si conclude con PikuBiku Ball Stars, il demake del mini-gioco a tema basket&calci presente in Pikuniku, e Super Absolver Mini: Turbo Fighting Championship, un nome forse un filo altisonante per un picchiaduro ad incontri 1 vs 1 in 2D, ma che si rivela comunque uno fra i titoli più divertenti di Devolver Bootleg. Questi ultimi due giochi sono però pensati esclusivamente per il PvP in locale e non c’è modo di far guidare uno dei due sfidanti dalla CPU, oppure di sfidare un avversario online.

+ È uno scherzo ben riuscito...
+ Otto giochi a nemmeno 5 euro
+ Otto giochi che vanno anche oltre la semplice decenza
- ... Ma è poco più di quello
- Purtroppo alcuni titoli sono esclusivamente dei competitivi in locale

7.5

Fra inside joke, copie volutamente mal fatte e auto-citazionismo, Devolver Bootleg fa il suo in modo onesto e per meno di cinque euro mette assieme una collezione di giochi più che discreti. Ecco, non arrabbiatevi se vi trovate davanti a dei titoli brevi che ogni tanto si inceppano e in puro stile ‘80. Che poi, chi lo ha deciso che questo è un difetto? Devolver Bootleg è una simpatica truffa, il miglior manifesto che Devolver Digital possa avere.




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