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Deep Sky Derelicts Definitive Edition, alla deriva nello spazio – Recensione

Immagini dallo spazio profondo

Soprattutto in tempi di quarantena, con la permanenza forzata tra quattro mura (che per noi videogiocatori non è poi così problematica, diciamocelo…), è importante (ri)scoprire titoli indipendenti che vadano oltre la definizione di genere, che osino dal punto di vista del gameplay e dello stile artistico e narrativo. Ecco perché abbiamo deciso di dare spazio a Deep Sky Derelicts Definitive Edition, primo titolo per PC e console dei ragazzi di Snowhound Games, piccolo ma ambizioso team finlandese.
Scopriamolo insieme.

Nello spazio più profondo

Deep Sky Derelicts Definitive Edition

Piattaforma:
PC, PS4, SWITCH, XONE
Genere:
gioco-di-ruolo, roguelike
Data di uscita:
24 Marzo 2020
Sviluppatore:
Snowhound Games
Distributore:

Videogiochi, film e letteratura ci insegnano che, per quanto possa avanzare a livello tecnologico, l’umanità porterà sempre con sé i suoi tratti fondamentali, tanto buoni quanto negativi: tra questi ultimi c’è una tendenza a dividere, separare, ghettizzare, come, purtroppo, la storia ci insegna.

Lo schizzo narrativo (perché solo di uno schizzo abbozzato si parla) di Deep Sky Derelicts Definitive Edition mette in risalto proprio questo odioso lato della nostra razza: pur avendo conquistato l’intera galassia, grazie all’utilizzo di astronavi e di tecnologie avanzatissime, la società dipinta nel titolo Snowhound Games è rigidamente divisa in due caste.
I cittadini, membri élite della società, godono di uno status sociale che consente loro di accedere a tutti i servizi e vivere nell’agiatezza, laddove, invece, tutti gli altri sono costretti a vivere di rifiuti – letteralmente – rovistando tra i relitti di vecchie navi spaziali alla deriva alla ricerca di rottami da vendere, con il rischio di incappare in costrutti meccanici ostili o creature obbrobriose.
Ovviamente, il giocatore sarà chiamato ad impersonare uno di questi avventurieri, o meglio tre di essi, creati tramite un editor semplice e spartano, simbolo ideale di una produzione che bada alla sostanza molto più che all’apparenza.

A tutti e tre viene promessa la cittadinanza in cambio di vitali informazioni sullo stato delle navi alla deriva, e di una di esse in particolare, la famigerata (e per molti inesistente) Mothership: spinti dalla fame e dal desiderio di lasciarsi alle spalle una vita di stenti e combattimenti, i nostri tre antieroi si imbarcano nell’impresa, dando la stura ad una serie di missioni generate proceduralmente, tra le quali rimane pochissimo spazio per lo sviluppo narrativo.

Tanto il plot generale quanto i personaggi mancano di mordente e di profondità, e rappresentano poco più che intermezzi tra una missione e l’altra: l’ambientazione avrebbe permesso un intreccio assai più elaborato, che avrebbe inquadrato anche l’avanzamento e contestualizzato le missioni, che risultano invece tremendamente simili tra loro già all’alba della decina di ore di gioco.
Non che da un titolo indipendente con un budget evidentemente molto ridotto ci aspettassimo faville, ma siamo fermamente convinti che si potesse fare di più sotto molti punti di vista.

Universi uguali a loro stessi

Quando si parla di meccaniche di gioco, il loop offerto da Deep Sky Derelicts Definitive Edition è in realtà abbastanza semplice (anche troppo, probabilmente) nella sua struttura base: una volta accettate un certo numero di missioni, tra secondarie e principali, ci si imbarca per una delle carcasse delle navi spaziali che vagano alla deriva nello spazio aperto, esplorandone l’interno tra combattimenti, piccoli eventi opzionali e raccolta di oggetti.

L’interno delle navi è generato in maniera procedurale, ma viene mostrato solamente con una scarna visuale dall’alto, con una griglia divisa in quadrati adiacenti all’interno dei quali si possono nascondere combattimenti, oggetti, personaggi non giocanti e così via.
Una volta entrati in una nave, la sua struttura si cristallizzerà, rimanendo uguale a se stessa se dovessimo decidere di esplorarla nuovamente in un secondo momento: il grosso degli avvenimenti si svolge solamente in maniera testuale, con un balloon che informa del rinvenimento di oggetti, della presenza di un NPC o di quella di nemici, la quale, ovviamente, coincide con l’inizio di un combattimento.

Lo scialbore di queste fasi esplorative, evidente sin dai primi minuti di gioco e purtroppo costante fino ai titoli di coda, viene però controbilanciato dalla bontà del combat system, classico e poco spettacolare ma decisamente solido nella sua esecuzione.
Al nostro team di avventurieri, la cui classe è possibile scegliere tra sei ad inizio avventura, si contrappongono nemici vari, tra pirati dello spazio, mutanti e macchine impazzite, che andranno affrontati utilizzando le carte che ad ogni turno vengono pescate: sulla falsariga dell’assai migliore Steamworld Quest, ogni attacco ha un costo in termini di energia e ha effetti collaterali riportati nella descrizione della carta.

L’energia è un bene di primaria importanza: da essa si attinge per muoversi all’interno delle aeronavi oltre che per i combattimenti, e una sua efficiente gestione rappresenta l’unica via per non vedere il proprio team decimato già dopo qualche ora di gioco.
Gli attacchi possono essere combinati tra più personaggi, essere posticipati per rinforzarli o saltati del tutto per risparmiare energia: la gestione strategica delle risorse è sempre un fattore e, sebbene la struttura a turni puri potrebbe non esaltare i giocatori più giovani, quando c’è da combattere il prodotto Snowhound Games non delude.

Peccato, allora, che l’interfaccia ed i menu siano così confusionari: tra arma primaria, arma secondaria, nuclei difensivi ed armature, gestire l’inventario diviene presto un incubo, complice il fatto che il gioco non rilascia loot specifico per le classi scelte, ma anche esclusivo delle altre, accrescendo notevolmente la quantità di oggetti inutili da vendere e intasando i menu nel processo.
Sebbene esista un tasto che evidenzia quale mod può essere applicata a quale arma, nessuna delle due scelte a disposizione del giocatore soddisfa pienamente: o, per non intasare l’inventario, lo si consulta ad ogni singolo pezzo di equipaggiamento ottenuto, spezzettando eccessivamente i ritmi di gioco, o lo si organizza al rientro alla base, quando, però, si è costretti a scorrere tra decine di pezzi terribilmente simili tra loro.
Se la ripetitività, che qui è decisamente un fattore già dopo qualche ora di gioco, non costituisce un problema per voi, che siete piuttosto attratti da un sistema di combattimento solido e rodato e dalla grande quantità di loot a disposizione, allora i pregi di Deep Sky Derelicts Definitive Edition superano i difetti; altrimenti, aspettare un calo di prezzo potrebbe rivelarsi una buona idea.

Galleria di immagini

Gran parte delle considerazioni fatte due paragrafi più su per l’essenzialità e la sciatteria dell’aspetto narrativo si rivelano valide, purtroppo per Deep Sky Derelicts Definitive Edition, anche per il versante tecnico della produzione, davvero ai minimi termini seppur dotato di qualche punto interessante in termini di direzione artistica.

Pur avendo testato il gioco su una Xbox One X, avremmo potuto tranquillamente farlo non solo su una console di scorsa generazione, ma probabilmente anche su macchine ancora meno potenti, visto che, di fatto, nel titolo manca del tutto un comparto animazioni, con una serie di schermate fisse che si susseguono tanto durante le fasi di esplorazione quanto durante quelle di combattimento.
Se il taglio da fumetto americano, unito ad un’estetica tipicamente europea, riesce ad affascinare durante le primissime ore di gioco, quando si apprezzano le tavole come se si stesse leggendo una visual novel, già sul medio periodo la staticità e la scarsa intuitività dei menu pesano non poco sull’esperienza generale.
Le forti limitazioni di budget con cui il team finlandese si è trovato a confrontarsi sono evidenti, ma l’impressione generale è che, nell’ottica di favorire il gameplay e concentrarsi sulla quantità di contenuti, si siano tralasciati un po’ troppo altri aspetti, come quello narrativo e quello visivo.

A confermare questa tesi, una mera analisi della quantità di missioni e della longevità del prodotto, a fronte dei poco meno di venticinque euro richiesti per il download, sarebbe soddisfacente: vanno messe in conto almeno venti-venticinque ore per portare a termine la sola campagna principale, considerando che molte delle missioni etichettate come opzionali dal gioco sono, di fatto, obbligatorie per racimolare le risorse ed i livelli necessari per affrontare le ultime fasi dell’avventura.

Non ci è dispiaciuto l’accompagnamento sonoro, che pur minimalista come tutto il resto del comparto tecnico, riesce quantomeno a garantire un minimo di varietà rispetto alla costante ripetizione di nemici e di layout delle mappe.
In chiusura, segnaliamo come questa edizione per console, ribattezzata “Definitive Edition” porti in dote una maggiore quantità di stage opzionali da affrontare, nuovi pezzi di equipaggiamento e, con essi, carte inedite da equipaggiare rispetto alla controparte per PC, pubblicata un anno e mezzo fa.

+ Buon sistema di combattimento
+ Loot come se piovesse…
+ Parecchi contenuti
+ Estremamente ripetitivo già dopo qualche ora
+ …ma menu confusionari in cui gestirlo
+ Tecnicamente piuttosto povero

6.8

Deep Sky Derelicts Definitive Edition porta anche su console il suo carico di contenuti, personalizzazione e combattimenti a turni, aggiungendo tutte le patch ed i contenuti scaricabili rilasciati dopo il lancio su PC, ma, nel farlo, si porta dietro anche tutti i problemi dell’edizione originaria, da un sistema di menu a dir poco confusionario all’estrema ripetitività delle meccaniche di gioco, passando per un comparto tecnico davvero povero, che svilisce anche i buoni spunti a livello artistico.

A tenere a galla la produzione c’è un sistema di combattimento appassionante e molto stratificato ed un altissimo livello di personalizzazione del proprio party, ma non per tutti questo potrebbe bastare essere sufficiente per dare una possibilità al titolo Snowhound Games. Se vi piace il genere e doveste trovarlo in saldo, comunque, il consiglio è di non scartarlo a priori: c’è del buono in esso e uno (speriamo) corposo supporto post-lancio potrebbe migliorare la situazione attuale.