Cyberpunk 2077 e la voglia di radere al suolo Night City nel 2020, città (purtroppo) sempre più realistica – speciale

In attesa di Cyberpunk 2077, percorriamo i vicoli della sua Night City, mai così simili a quelli delle nostre città.

SPECIALE
A cura di Valentino Cinefra - 2 Gennaio 2020 - 11:47

È importante che Cyberpunk 2077 esca nel 2020, nonché abbastanza scontato per chi conosce il materiale di riferimento. L’edizione più celebre del gioco di ruolo cartaceo era ambientata proprio in una metropoli futuristica del 2020 immaginata da un cittadino degli anni ’90.

Un cittadino che si chiama Mike Pondsmith, un omone afroamericano appassionato di animazione giapponese, giochi di ruolo – e, ovviamente, Blade Runner. Un creativo che in quell’epoca ha contribuito a plasmare l’immaginario cyberpunk, quel mondo fatto di corporazioni opprimenti, innesti cibernetici, capelli alla mohawk, una società al degrado più totale, e tutta quell’estetica che da un anno e mezzo circa è tornata prepotentemente di moda.

Mike Pondsmith è anche al lavoro su Cyberpunk 2077 come consulente, convinto da CD Projekt RED tramite una serie di email accorate in cui il team di sviluppo polacco ha dimostrato il proprio amore per il franchise. All’epoca, infatti, in Polonia (durante gli anni della Cortina di Ferro) gli allora giovanotti che avrebbero creato lo studio di sviluppo responsabile di The Witcher avevano il comunismo, il manuale di Cyberpunk 2020, e poco altro.

Per questo Pondsmith ha dapprima concesso i diritti per la sua opera, e poi ha accettato di collaborare attivamente allo sviluppo del titolo. Questo significa che Cyberpunk 2077 sarà un videogioco sviluppato da persone che amano il franchise, con la guida di chi, quel franchise, l’ha creato in primis. Non succede tutti i giorni nell’industria videoludica.

Anzi, è mai successo?

cyberpunk 2077 johnny silverhand

Cyberpunk 2077: dal 2012 al 2020, passando per il 2077

Cyberpunk 2077 venne annunciato nel maggio del 2012, per poi essere rivelato con il primo teaser trailer, ormai storico, il 10 gennaio 2013. Voi non ve ne siete resi conto perché il tempo vola nel mondo dei videogiochi, ma sono già passati sette anni. E saranno otto quando il videogioco sarà sugli scaffali, il 16 aprile 2020.

In tutto questo tempo siamo passati per una serie di piccoli reveal, che sono diventati sempre più grandi e palesi con il passare del tempo. Sappiamo quindi molto sul gameplay, su come CD Projekt RED ha deciso di osare con la sua nuova avventura, cambiando definitivamente genere ed ambientazione. Un gioco interamente in prima persona perché solo così, disse lo studio polacco, è possibile sentirsi veramente dentro Night City. Una città opprimente che si sviluppo in altezza, e dove il grattacielo di turno è quantomai la metafora della vita media del cittadino: più sei in basso più la tua vita vale quanto il secchio della pattumiera.

Sappiamo che la componente GDR sarà fondamentale. Pur non essendoci il canonico sistema di classi, Cyberpunk 2077 permetterà una grande personalizzazione del proprio personaggio. Certo sarà possibile lavorare a delle build per ottimizzare di più le potenzialità del nostro V, ma non verrà imposta nessuna classe pre-costruita.

La varietà di costruzione del personaggio va di pari passo con l’approccio che sarà possibile impiegare nelle missioni. Che siate un furtivo netrunner in grado di manipolare la rete, o un mercenario resistente con più armi che munizioni, sarete in grado di portare a termine un incarico in modi molto diversi, costretti a fare o non fare determinate cose nella stessa situazione. Prendiamo un esempio molto classico e banale, prendendo le classificazioni citate: un netrunner potrà hackerare una torretta e usarla contro i suoi precedenti possessori, mentre un personaggio esperto di armi pesanti e dotato di una grande forza potrà letteralmente sradicarla ed impugnare la mitragliatrice al suo interno per falciare gli avversari.

Anche il corso dei dialoghi sarà influenzato dalle capacità del personaggio, dove un V più capace di mentire, manipolare o imporsi con una conversazione più accesa ed aggressiva consentirà di concludere un dialogo in sbocchi diversi. Di pari passo quindi le cutscene, gli eventi chiave, nonché l’esito delle missioni, tutti elementi che saranno fortemente influenzati dalle scelte del giocatore e dalle capacità e competenze del suo avatar.

Un grande GDR quindi, che non si risparmia nella crudezza dei temi trattati, con tanto di scene di sesso create con il motion capture e mostrate in prima persona. Grande anche nelle dimensioni, perché la mappa di gioco sarà su una scala molto più grande di The Witcher, e in termini di rigiocabilità ci sarà molto da fare per poter arrivare al fatidico 100% in Cyberpunk 2077. Saremo molto impegnati nella Night City di CD Projekt RED.

cyberpunk 2077 screenshot

Una nuova generazione di choombatta

Choombatta, choomba, chums, significa “amico”, “bello”, “compare”, nello slang della Night City del 2020. E nel 2077 le tradizioni sono rimaste perché, abbiamo appreso di recente, oltre al doppiaggio di Luca Ward per il personaggio di Johnny Silverhand, sono state mantenute le terminologie originali anche nell’adattamento italiano. Lo abbiamo sentito con le nostre orecchie – precisamente quelle di chi scrive – durante la presentazione di Lucca Comics & Games 2019, la prima di Cyberpunk 2077 che si fregiava della localizzazione italiana.

Questo è un dettaglio da non sottovalutare, perché significa che Cyberpunk 2077 sarà prima di tutti un’esperienza unica e distintiva. D’altronde Night City (la fittizia metropoli che fa da scenario alle avventure, ispirata alle grandi città occidentali come Los Angeles o New York) è quasi una protagonista a sé stante, ed è giusta che venga tratteggiata come tale.

Le sue boostergang, le vite di cittadini che cercano di sopravvivere ad un’esistenza opprimente dove le corporazioni controllano il mondo, gli angoli delle strade, i quartieri dove la legge non esiste, i quartieri dove la legge esiste ma è all’asta per il miglior offerente, ed i personaggi, le vite dei runner, di coloro che decidono che non si può più vivere in questo modo. Chi accetta i lavoretti, le cosiddette run, in un confine morale fatto di una miriade di tonalità di grigi di cui si perde la concezione dell’inizio e della fine. Ma anche di chi decide di ribellarsi, in un puro spirito reazionario che fa eco alle grida di Zack de la Rocha nei pezzi dei Rage Against the Machine, i cui eredi potrebbero essere tranquillamente i Samurai di Johnny Silverhand, la band fittizia nella lore di Cyberpunk i cui testi e attivismo sociale sono tutti orientati alla lotta al potere, al sistema, alla machine.

Prima di essere un gioco di ruolo potenzialmente infinito, con una grandissima varietà di approccio ed una capacità di immedesimazione incredibile, Cyberpunk 2077 è (o almeno speriamo che sia) un videogioco ambientato in un universo narrativo che dovrebbe, o potrebbe, far riflettere. Nonché rivelarsi attuale, perché se il manuale di Cyberpunk 2020 fu profetico per molti degli sconvolgimenti sociali, politici ed economici che sono avvenuti, la Night City del videogioco di CD Projekt RED rischia di lasciarci con la consapevolezza che forse la finzione e la realtà si stanno mischiando un po’ troppo.

cyberpunk 2077 Night City

D’altronde basta guardarsi un po’ intorno nel mondo reale. Le corporazioni non controlleranno il mondo, forse, ma colossi come Amazon, Google e Facebook hanno un potere sempre più prepotente nei nostri confronti, influiscono nelle nostre vite con sempre più efficienza ad ogni anno… mese, anzi forse settimana che passa. La società vive un momento di incertezza totale, perché colpita da crisi di ogni tipo: economica, sociale e politica.

Il lavoro scarseggia e le speranze di un’autodeterminazione personale sono sempre più sottili, l’empatia delle persone è appesa ad un filo (ben da prima che Hideo Kojima ce lo ricordasse con Death Stranding), mentre riaffiorano in tutto il mondo ideologie e correnti di pensiero che speravamo (e pensavamo) fossero sepolte e confinate ai libri di storia.

Insomma, non dovremmo radere al suolo le nostre città, e forse è ancora presto per raccogliere l’invito che Keanu Reeves/Johnny Silverhand ci ha fatto durante l’E3 2019, ma il cyberpunk non è mai stato così vicino come oggi.

Cyberpunk 2077 si prepara all’uscita del 2020, dopo anni di attesa, reveal centellinati e gameplay blindati. Ma manca poco, fortunatamente, per godere del lavoro di CD Projekt RED che è frutto in primis di una passione viscerale per il materiale di riferimento, rara per il settore. Oltre a un gameplay che sembra poter regalare un’esperienza gidierristica a dir poco galvanizzante, Cyberpunk 2077 potrebbe essere anche una buona occasione per raccontare un mondo nuovo, in grado di far riflettere su quello reale, e concentrarsi su quello che c’è dietro ai cyber innesti, le città tecnologiche, la musica elettronica e le sparatorie al fulmicotone.




TAG: cd projekt red, cyberpunk 2077