Crash Bandicoot | L’ora amarcord

Riscopriamo gli esordi del marsupiale australiano in occasione del suo ritorno sui kart

L'ora Amarcord
A cura di SirFran Snee - 21 Giugno 2019 - 9:45

Uno dei tanti personaggi crossgenerazionali che popola le nostre console da oltre vent’anni, uno dei primi platformer a cui è stata dedicata parecchia attenzione soprattutto per la sua “sfida” con Sonic e le rispettive case di produzione. Parliamo del marsupiale più strampalato che ci sia, di ritorno (di nuovo) con un altro classico della saga che si è costruita a cavallo tra due millenni. Crash Bandicoot non smette di far sentire la sua presenza anche sulle piattaforme di nuova generazione, stavolta però lo fa…a tutto gas e senza tralasciare la sua banda al completo. Se l’estate del 2019 viene prontamente inaugurata da Crash Team Racing Nitro-Fueled, la cui recensione trovate a questo link, le annate alle spalle di questa banda di squinternati quanto simpatici personaggi sono parecchie, e altrettanto bollenti.

Se contiamo infatti i diversi videogiochi legati a Crash, non ci bastano due mani per completare l’appello, considerando che questa lunga avventura era cominciata nell’ormai lontano 1996, quando ancora eravamo ignari del gioco “esplosivo” che stavamo per avere tra le mani. Ebbene sì, perché come ben sanno, e ricordano, coloro che hanno assaggiato i pericoli delle casse di TNT e Nitro sparpagliate ovunque tra i vari livelli sin dal primo titolo di Crash Bandicoot, l’aria che si respira in questo gioco nato dal matrimonio tra Sony e Naughty Dog è davvero frizzante e l’atmosfera non può che essere carica di adrenalina. Se negli ultimi anni il bandicoot è tornato con un sottile restyling nell’aspetto, pur mantenendo la sua classica pelliccia arancione, non siamo certo dimentichi di come fosse guidarlo per la prima volta, tra una linguaccia e uno strabuzzare di occhi che hanno decretato fin dagli esordi una certa..”Insanity”.

Crash Bandicoot | L’ora amarcord

Cos’è successo allora, durante i primi 60 minuti di gioco dell’omonimo titolo uscito nel dicembre di ventitré anni fa? Una certa rivoluzione per tutti i giocatori, che si sono distratti dall’altra mascotte videoludica tutta blu e dall’aria sagace, oltre che dall’idraulico tutto baffi e cappello, già da anni conquistatore della folla videoludica. L’avventura iniziava chiarendo le basi dell’intera storia di Crash, ponendolo in diretto e chiaro scontro con il suo acerrimo e secolare nemico, Dr. Neo Cortex, una sorta di piccolo Frankenstein dall’enorme testa e sotto le spoglie di scienziato pazzo. Come se non bastasse la presenza di questo personaggio chiaramente antagonista e dalle malevole intenzioni, al suo fianco compare un’altra figura non meno inquietante, il Dr. Nitrus Brio, un nemico la cui fama nel corso della saga non è stata così elevata e, con il senno di poi, possiamo tranquillamente decretarlo come uno dei personaggi che abbiamo lasciato in disparte senza troppa fatica e dispiacere. La sorte che gli è toccata infatti è stata quella di un rimpiazzo non troppo delicato con un altro nemico tanto sgradevole alla vista, quanto disturbante e antipatico, il Dr Neo Gin, un trasandato e famoso nemico della saga che ricordiamo soprattutto per un missile che gli spunta dalla testa (e che gli ha comunque permesso di rimanere miracolosamente in vita).

Tornando alla prima ora di gameplay di Crash Bandicoot, dopo l’introduzione in medias res, la quale ci getta subito nel laboratorio australiano di questi due loschi figuri, il nostro eroe riesce a fuggirne illeso, ma non senza aver dimenticato qualcosa alle sue spalle: Tawna, l’allora fidanzata del marsupiale, nonché un’altra vittima dei potenziali esperimenti che Cortex voleva attuare per creare una schiera di Cortex Commandos. Sarà quindi uno degli obiettivi della narrazione, quello del classico stereotipo della donzella in pericolo da trarre in salvo, schivando un nemico dopo l’altro e confrontandoci con ostacoli, boss e tranelli di non poco conto e talvolta ostici da affrontare.

Crash si dichiara sin da subito un platform non più un “semplice” platform a scorrimento orizzontale in 2D, rivoluzionando la prospettiva di gioco e iniziando i giocatori a un gameplay brioso e accattivante, chiarendo il concetto di “easy to learn, hard to master” abbastanza in voga per alcuni giochi dell’epoca. E’ sì chiaro il concetto di base del gioco, ma “chiarezza” non sarà affatto sinonimo di “semplicità”, soprattutto per i giocatori che hanno voluto davvero completare la raccolta di gemme, cristalli e scoprire tutti i livelli bonus compresi. Crash si pone da subito come un gioco avvincente, considerando anche l’aggiunta ben calcolata delle due maschere, Aku Aku e Uka Uka, dando quel tocco tribale che non ha mai guastato e che anzi ben accompagna le avventure quasi sempre ambientate su N Sane Island.

Crash Bandicoot | L’ora amarcordInutile chiederci se questo gioco abbia senso o meno di tornare sulle nostre console; lo ha già fatto, più volte, in grande stile, e lo ha appena fatto di nuovo. Imperterrito e ben deciso a ricordarci la sua presenza costante nell’immaginario collettivo dei giocatori, parte integrante ormai della cultura videoludica e mascotte del genere platform, ancora una volta Crash, affiancato dalla bionda sorella Coco e accompagnato da tanti comprimari ormai anch’essi famosi e riconosciuti dal pubblico, ribadisce lo status quo raggiunto finora e lo stile che lo ha da sempre contraddistinto, senza troppe variazioni sul tema e mantenendo sempre fresco e ironico il suo mood, nonostante i vent’anni trascorsi.

Il marsupiale ha trascorso troppo tempo in silenzio sulle nostre console, e per colmare questo vuoto durato a lungo non può che riproporre uno dei generi di successo già all’epoca, a maggior ragione ora: le quattro ruote. Il bandicoot rimane indiscutibilmente un’icona classica amarcord che ricordiamo con nostalgia tra poligoni assemblati per formarne la figura e una risoluzione grafica dal contrasto piuttosto alto, due delle caratteristiche del gioco originale che porteremo sempre nel cuore e nella mente.




TAG: crash bandicoot, L'ora amarcord, platform