Cory Barlog: ogni gioco può essere il gioco della decade di qualche fan

L’autore di God of War celebra il piccolo grande miracolo dei videogiochi che riescono ad arrivare sul mercato

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A cura di Stefania Sperandio - 31 Dicembre 2019 - 14:00

Considerando quanti intoppi si possano verificare in un processo produttivo che coinvolge anche centinaia di persone (e con tempi molto stringenti che spesso sfociano nel crunch), già qualche tempo fa qualcuno definì l’uscita di ogni videogioco come un piccolo miracolo. Sicuramente è dello stesso avviso Cory Barlog, papà del più recente God of War, che in risposta all’account ufficiale Xbox che chiedeva quale fosse il vostro miglior gioco della decade, ha scritto «ogni singolo dannatissimo gioco.»

Non avendo espresso una “tradizionale” preferenza, Barlog ha spiegato:

Ogni giocatore risponde in modo diverso a un gioco. Quello che uno potrebbe amare, l’altro potrebbe detestarlo. I videogiochi ci parlano in modo molto personale, in base alle uniche esperienze di vita di ciascuno. Per me, questo significa che ogni gioco è il gioco del decennio di qualcuno – e che il lavoro di ogni autore viene apprezzato.

Cory Barlog: ogni gioco può essere il gioco della decade di qualche fan

Quando un utente ha criticato questa visione così pacifica dei gusti videoludici – con Barlog che ha evidenziato che, che ci crediate o no, alle persone piacciono cose diverse e non è che necessariamente qualcuno abbia ragione o torto – il game director ha aggiunto:

Ogni gioco è il gioco della decade di qualcuno. Il pubblico è vasto e ciò che ama varia enormemente di persona in persona. Ho semplicemente deciso di celebrare il lavoro dei miei colleghi, perché capisco che non importa quanto duramente tu lavori – ci sono comunque delle cose che potrebbero non diventare popolari per il gusto del pubblico.

Barlog ha portato avanti il ragionamento, spiegando che non esiste un’oggettività:

Quello che per qualcuno è spazzatura, per altri è un tesoro. Niente toglie valore all’altro, perché si tratta di opinioni soggettive basate sulla prospettiva individuale. Non ci sarà una valutazione oggettiva finale su una creazione che sia condivisa da tutti. Sono tutti punti di vista individuali in un mare infinito di opinioni.

Per quanto ci piaccia pensarlo, non c’è una misura universale di come qualcuno risponderà di fronte a una creazione. Sicuramente facciamo delle recensioni e aggreghiamo dei punteggi, ma è tutta una cosa che dà l’illusione che abbiamo in qualche modo raggiunto una risposta oggettiva definitiva.

Concordate con la visione di Barlog, che ha voluto celebrare i creativi dei videogiochi nel loro insieme, per quanto l’industria è riuscita a fare e proporre nell’ultima decade?




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