Code Vein: chi non muore si rivede

PROVATO
A cura di Matteo Bussani - 8 Maggio 2019 - 16:00

Dopo il rinvio si è saputo poco o nulla di Code Vein; le ultime dichiarazioni ufficiali sullo sviluppo risalivano a luglio 2018.
Sono passati 8 mesi e lo stato dei lavori era ormai in quella fase in cui non si sapeva bene dove stesse andando a parare oppure se SHIFT fosse rimasta in silenzio per uno sviluppo dietro le quinte in attesa di un’imminente dichiarazione ufficiale. Siamo arrivati a maggio 2019 e finalmente il momento del ragguaglio sui lavori è arrivato, assieme a una provvidenziale quanto inaspettata prova del gioco. Secondo quanto ci è stato riportato, e chiudendo la porta agli allarmismi, il tempo dietro al titolo è stato necessario per riprendere in mano il risultato raggiunto e ribaltarlo al punto da dargli una veste rinnovata.

L’atteggiamento non è insolito per Bandai Namco. L’azienda nipponica ultimamente preferisce fermarsi, dare fiato allo sviluppo di un videogioco e arrivare così a un sudato risultato piuttosto che a un fallimento. In questo modo é difficile che un brand soffra mai sotto i colpi di un capitolo mal riuscito, con lo svantaggio di un’attesa maggiore da parte dei fan fino all’uscita.

Il rinvio risulta ancora più necessario di fronte a una nuova IP come Code Vein, che aveva anche avuto il coraggio di fregiarsi del titolo di Souls-Like. I rappresentanti di questo sottogenere spesso ambiscono non solo ad emulare la struttura della serie From Software, ma anche imitarne la qualità, per evitare di affrontare un confronto che lo riporterebbe eccessivamente sconfitto, come per altri emuli capitò in passato.

Ichor Drain

Ricapitolando Code Vein

Ricapitoliamo dunque la storia. Code Vein ci porta in un mondo post-apocalittico in cui i Vein, esseri spettrali assimilabili alla natura dei vampiri, vivono in una comunità di cacciatori, alla ricerca dei Blood Beeds. Queste ampolle di sangue umano che crescono sugli alberi mistici disposti sulla mappa impediscono ai Vein di diventare Perduti: una degenerazione mostruosa e incontrollabile di questa forma.

Inizia così la nostra avventura con il gioco, proprio dal tutorial. C’è qualcosa che non va nel nostro codice sanguigno. I Vein, infatti, hanno tracciato nel proprio DNA una caratteristica che ne definisce la classe, ma il protagonista no. La caratteristica è molto rara e ha poteri incommensurabili. I Code Vein possono cambiare classe a piacimento utilizzando la cifra dei campioni di sangue a disposizione, ma possono anche far rifiorire gli alberi secchi di cui sopra con nuovi Blood Beeds. Nella fase di corruzione del codice, anche la memoria finisce con il rovinarsi, e ci troviamo nel mondo, ovviamente muti, come da tradizione ruolistica nipponica, da una parte alla ricerca della sopravvivenza e dall’altra alla scoperta di ciò che è accaduto. Ad aiutarci troviamo una ragazza, anche lei priva di memoria, ma maggiormente consapevole del mondo in cui vive. In pochi minuti veniamo catturati da un gruppo di Vein al servizio di un tale Silva, nemico dell’avventura, per poi essere buttati in un primissimo dungeon, con tanto di boss finale.

Revenants

A livello narrativo ci sono basi tutto sommato convincenti, seppur molto semplici. Sicuramente dovremo aspettare una prova più approfondita per avere informazioni concrete sull’intreccio che per la pronosticata durata di un 20-30 ore di gioco dovrà estrarre più frecce per il suo arco. A non convincerci pienamente è il ritmo della narrazione. Le cutscene di Code Vein sono compassate, hanno inquadrature lunghe, alcune ferme sugli sguardi vuoti del protagonista muto o degli altri personaggi. Si alternano fra azione e momenti più evocativi e pacati, ed è probabilmente da ricercare in ciò l’aspetto più curioso e solido della produzione.

Durante il risveglio in questo passaggio alla realtà spettrale, viene chiesto al giocatore di creare il suo alter ego. Le variabili sono tantissime, così come le possibili combinazioni. Chi ama fermarsi fin dalle prime battute alla personalizzazione estetica, troverà pane per i propri denti.

Character Customisation

Blood Beeds per tutti

Il tutorial introduce tutte le meccaniche di gioco. La struttura dei salvataggi, così come quella del map design si rifa all’archetipo originale dei Souls. Anche a livello di combat-system si attinge allo stesso bacino con attacco leggero, pesante, in salto e caricato, schivata e parata, secondo la stessa tradizione. A differire sono le abilità. Premendo i tasti dorsali si attiva il menù dedicato al relativo set. Il combat-system è decisamente più fluido di quello originale provato mesi fa, nonostante nelle fase iniziali (quelle che abbiamo provato) sia spesso interrotto dal veloce esaurimento della stamina.

Le abilità hanno un ruolo fondamentale; si ricaricano sconfiggendo nemici e considerato il loro elevato numero, hanno un cooldown tutto sommato ridotto. Il moveset, oltre a dipendere dall’arma, dipende dal vestito che si ha indosso, e caratterizza le mosse “demoniache” associate al personaggio, caricate o meno. 
Le abilità, invece, dipendono prima di tutto dalla classe utilizzata. Mentre il personaggio sale di livello spendendo il loot della run ai germogli degli alberi sacri, senza lasciare la scelta su che statistica puntare, ogni classe (sostituibile in qualunque momento) determina l’avanzamento temporaneo dell’una piuttosto che dell’altra, ma non solo. La classe sblocca la possibilità di equipaggiare tipologie di armi differenti o vestiti differenti.

Anche le classi in Code Vein hanno livelli e man mano che si progredisce, con la stessa valuta utilizzata per il livello del PG, si può avanzare sull’albero di abilità sbloccandone di aggiuntive. Queste possono essere utilizzate dalla sola classe originaria fino a che non vengono portate al livello massimo. A quel punto possono essere inserite in qualunque set senza vincoli. 
Le classi sono parecchie (nell’ordine delle decina, da quanto visto) e troveremo codici di esse durante tutta l’avventura. Ce ne sono di univoche, votate a una sola caratteristica, mentre molte altre sono miste o bilanciate.
La variazione nel gameplay passando dall’una all’altra è abbastanza evidente, sopratutto all’inizio quando non si possono avere abilità universali. Abbiamo iniziato come guerriero, puntando tutto su un pesante martello, poi siamo virati sulla classe Ranger che, non potendo più utilizzare il martello ci ha costretto a una spada, che si è rivelata più efficace del previsto, dal danno ridotto ma dall’altrettanto ridotto consumo di stamina.

Blood Code Screen PC

Non c’è souls-like senza difficoltà

Probabilmente per agevolare il completamento della demo la difficoltà ci è parsa ridotta ai minimi termini per un esponente di questo genere. Ci auspichiamo non sia quella definitiva del titolo, o che sia relativa solo alle fasi iniziali. Considerate che siamo riusciti a battere al primo colpo il boss posto alla fine del livello. Dobbiamo però ammettere che il gioco propone lo stesso stile di sfida del suo punto di riferimento, segnato dal tipico avanzamento cauto dov’è preferibile affrontare i nemici in scontri 1 contro 1 e da nemici particolarmente offensivi e letali. Forse il maggiore contributo a questo livello di difficoltà è la presenza di alleati, che pur non sempre presenti quando ci sono danno una grossa mano a cogliere il nemico alle spalle.

Boss Battle

Terminata la demo, che probabilmente sarà anche il contenuto di una futura beta, c’è la possibilità di esplorare l’hub di gioco. Si tratta di un edificio dove faremo la conoscenza degli NPC e dei vendor della zona. La sua struttura classica, si allontana dalle scelte più peculiari dei Souls e ritorna concettualmente ai giochi di ruolo di vecchio stampo. In generale Code Vein tocca la serie Souls sotto molti punti di vista e i rimandi sono svariati, ma la prima di tutto mantiene i canoni della tradizione Action-RPG nipponica.

Sul piano estetico Code Vein offre una grafica stile anime accattivante che mette in mostra l’eredità degli sviluppatori e del loro God Eater. Non c’è nulla di particolarmente originale, ma al di là questo non abbiamo trovato grossi motivi per non lasciarci coinvolgere dall’immagine a schermo. Su PS4 Pro la fluidità del franerete e delle animazioni è padrona di casa. Anche se ci saremmo stupiti del contrario, considerando la mole poligonale più limitata rispetto alla media generazionale.

Dopo un lungo periodo di silenzio in seguito al rinvio, Code Vein è finalmente tornato a mostrarsi. Ripulito e completamente rivisto il videogioco di Bandai Namco ha finalmente iniziato a ritagliarsi una propria dimensione. La gestione delle classi, fra tutte, è la chicca più interessante perché interessa tutta la parte ruolistica del titolo, e in maniera indiretta anche lo stesso combat-system. A dare meno certezze è il fronte della narrazione, che ci lascia con la speranza di poterlo veder decollare, ma che per ora è frutto di una regia disattenta a tenere alto il ritmo durante le cutscene.




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