Call of Duty Black Ops 4, un Nuovo Corso

By |maggio 18th, 2018|Categories: ANTEPRIME|Tags: |
Treyarch ha fatto il grande passo. Il team più talentuoso della triangolazione di Activision con Black Ops 4 ha evoluto Call of Duty ben oltre l’immaginabile, ben oltre il preventivato. Non ci si voleva credere all’assenza di una campagna, eppure non ne troveremo una il 12 ottobre, non ci si voleva credere alla presenza della Battle Royale, e invece troveremo Blackout, non ci si poteva credere a un ritorno a una guerriglia moderno-futuristica senza wall-run, ma il ritorno al “boots on the ground” c’è stato. Non solo, perchè se questi sono indubbiamente i portabandiera del nuovo corso di Call of Duty, sono solo la punta dell’iceberg di una ben precisa idea da portare avanti. Un’idea che nasce dai feedback della community, che ha in qualche modo dimostrato di ricercare tutte queste cose, senza magari esserne resa conto.
Andiamo per gradi. Se pensiamo alla scena competitiva di Call of Duty degli ultimi anni, il primo e unico pensiero è Black Ops III. Sia Infinite Warfare, sia WWII non sono stati in grado di eguagliare il bilanciamento e la filosofia di BO3, che si è imposto negli ultimi 3 anni al punto da essere ancora il più apprezzato, se non forse il più giocato.
L’eredità di Treyarch è diventata così un fattore di responsabilità imprescindibile che richiedeva di trovare un riscontro forte e deciso, sia nei contenuti nuovi e non, sia nella forma: era il momento della riscossa.
Andiamo dunque a fare la conoscenza del multiplayer, primo elemento della presentazione svoltasi quest’oggi nella solita cornice losangelina trasmessa in diretta mondiale tramite i più noti servizi di streaming, nonché anche il primo e l’unico elemento della prova di quest’oggi. Fin da subito i video mostrati ci indicano qualcosa di nuovo, elementi insoliti nella saga di Call of Duty, ma che sono noti a chi ama gli sparattutto più tecnici: su tutti la vita rigenerabile, ma anche un ritorno a una struttura a specialisti, chiara ma non invasiva. 
La prima è una piccola rivoluzione nel gameplay del gioco in quanto rivoluziona i duelli. In uno scontro serrato, il potersi ricaricare la vita in breve tempo, trasforma la mancata morte di uno nel suo possibile ritorno vendicativo. Una volta però effettuata la cura, bisogna aspettare del tempo per poterla effettuare di nuovo, lasciando il giocatore in balia dell’avversario per un tempo molto maggiore rispetto al passato. Gli scontri assumono, fin da queste componenti, una connotazione tattica maggiore ma anche in larga parte differente, inedita nella serie.
Sulla stessa frequenza d’onda è il ritorno agli specialisti che, mantenendo intatta la struttura del loadout di una classe, aggiunge un secondo livello di profondità, con una peculiare abilità, più una eventuale aggiuntiva. Il sistema obbliga a scegliere tra otto di essi, imponendo alla squadra un massimo di uno per tipo. Si vanno inevitabilmente a definire combinazioni e team, con ruoli ben definiti, che devono essere compresi per essere sfruttati a dovere. Di ognuno, infatti, ci sarà una missione introduttiva che ne introdurrà le meccaniche e la lore.
Rimane comunque evidente che essa sia una sovrastruttura al gunplay base, che rimane e si solidifica in un approfondimento tecnico dei particolari, come il bilanciamento delle armi e la revisione-(rivoluzione per il competitivo) del loro rinculo. In sostanza, chi vuole giocare Call of Duty senza tener conto di questo cappello, troverà un titolo rinnovato pur sempre familiare, ma sarà in difficoltà a fronteggiare un team che ha imparato a gestirlo in modo pratico.
Nella prova dei fatti questo è quantomai vero. Le partite che abbiamo svolto, per la durata dell’hands on di circa un’ora, ci hanno portato a riscoprire uno shooter solido che mette il turbo sulla scalabiltà delle meccaniche, sui tecnicismi e sullo sfruttamento delle skill. Le mappe sono variegate nella forma e nella dimensione, colorate e ricche di personalità. Inutile girarci attorno, Treyarch ha deciso di scrollarsi di dosso i freni della programmazione annuale e mettere la quarta, per estrarre un gioco che a livello competitivo ha molte più sfumature rispetto al passato, e che mira, come fatto dal precedente, a diventare il punto di riferimento per gli anni a venire. In questo modo si andrebbe a solidificare la permanenza nell’ambiente eSport di un titolo raffinato e da approfondire, che definirebbe la scena di Call of Duty per il tempo necessario (sicuramente più di un anno) a far sì che ci sia una comune crescita dei team, delle squadre e del supporto degli sviluppatori.
Il futuro del multiplayer di Call of Duty si chiama Black Ops 4, ci vogliamo scommettere.

Passiamo al lato putrescente del gioco, nel senso stretto del termine, ovvero la modalità Zombie. Amata da una grandissima quantità di pubblico, per la sua natura marcescentemente spettacolare, per la sua base cooperativa e per l’intrinseca follia delle storie e delle situazioni, anch’essa si rinnova e sorpassa a destra la campagna, appena approdata sulla cronaca nera della stampa specializzata di maggio. Gli aspetti narrativi devono passare da questa modalità, e siccome una storia è sembrata poca ai ragazzi di Activision, si è deciso di proporne ben 2 al lancio. Due ambientazioni diverse geograficamente e cronologicamente, che rispettivamente prendono il nome di IX e poi di Voyage of Despair. In realtà di esse abbiamo solo i trailer, più o meno approfonditi, che si sono visti durante la presentazione. La prima zombie experience ci proietta dritti in un’arena per gladiatori dell’antica Roma. All’acclamare di Massimo Decimo Mer… ah no quella è un’altra storia, i 4 personaggi devono respingere e fermare l’invasione zombie generata dall’attivazione di un manufatto. La sorpresa, ovviamente, oltre che dall’ambientazione, in questo caso deriva proprio dal gameplay, che sembra molto più vicino a quello di un action spada e scudo piuttosto che a quello di uno shooter. La curiosità, ma anche i dubbi, in questo caso sono tanti, staremo a vedere: sbalordimento stellare, ma d’altronde meglio così, che la solita storia.
Si continua volando a un’epoca completamente diversa, quella dei primi decenni del Novecento,  con il disastro del Titanic che diventa il pretesto di un’avventura Zombie sulla nave. Le premesse sono le medesime, con questo manufatto che allo stesso modo diventa l’autore di una trasformazione zombie dei passeggeri, il primo easter egg in questo caso è telefonato e ce lo aspettiamo: My Heart Will go On, un pizzico d’amore Zombie nell’aria e… Treyarch, mi raccomando.
Si chiude poi con il gran ritorno della cricca di Origins in  Blood of the Dead, anche se solo con un classico teaser.
Tutte le “esperienze” Zombie sono intrinsecamente personalizzabili, in modo tale che ognuno può artificialmente adattare la difficoltà alle proprie caratteristiche, che sono poi condivisibili in modo tale da poter sfidare gli amici gareggiando con le stesse regole. Arrivano poi le Callings, modalità disponibili a periodi, che vanno ulteriormente ad arricchire la già strabordante ondata di contenuti della modalità Zombie.
La tentazione è quella di credere in un notevole ampliamento dei contenuti in corsa, pur partendo da basi sostanzialmente triplicate rispetto al passato. 
E’ chiaro che le risorse di una campagna, ultimamente non più di vero interesse per il pubblico (parlano le percentuali dei trofei di completamento) e talvolta sottotono, siano state reindirizzate lì dove la community è andata ad accentrarsi, garantendo negli anni un grande supporto.
Il terzo pilastro, o così hanno voluto vendercelo, è Blackout, la battle Royale secondo Activision. In pratica gli assets storici di anni di Call of Duty, così come le mappe che ad ogni versione del multiplayer sono state sedi degli scontri a fuoco, vanno a riempire la mappa di gioco. Viene da sè pensare che lo studio dei singoli pezzi, maturato con gli anni e con l’esperienza, possa rendere veramente avvincente la guerriglia che avrà luogo nei vari agglomerati urbani, in maniera più tattica e tecnica rispetto ai diretti concorrenti. Un Call of Duty che impara a giocare al Battle Royale, piuttosto che un Battle Royale che si diverte a prendersi gioco di Call of Duty.
Questo ovviamente più che una presa di coscienza è un augurio che ci facciamo, sperando che i ragazzi di Treyarch abbiano trovato il modo di incarnare questa consapevolezza al meglio.

– Tatticamente il multiplayer ha molto da dire
– Contenuti Zombie illimitati
– La battle Royale potrebbe essere più interessante del previsto.



Questo Call of Duty parla alla community del 2018, di quelli che hanno capito che riformarsi non significa perdersi, ma trovare un’altra strada. La scena eSport di COD, a meno di disastri allo stato attuale impreventivabili, dovrebbe trarre un grande giovamento dopo due capitoli non al top, gli amanti di Zombie ne avranno per ore e ore in più rispetto prima, mentre le nuove leve troveranno nell’appeal di Blackout un modo noto per avvicinarsi a un franchise storico.
Call of Duty sta tornando, altro che morto, si chiama Black Ops 4 ed è pronto a segnare un nuovo capitolo della storia degli shooter, la campagna invece sì, quella è morta per il momento, ma anche l’interesse da parte della community non è che fosse così vivo.