Blasphemous, il fascino oscuro del mondo decadente – Recensione

Blasphemous è meno blasfemo di quanto voglia apparire e vive di alti e bassi. Scoprite perché nella nostra recensione.

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A cura di Domenico Musicò - 10 Ottobre 2019 - 10:35

Dopo una campagna Kickstarter di buon successo, la seconda opera di The Game Kitchen è arrivata sul mercato proponendosi come una sorta di ibrido tra un soulslike e un action con elementi da metroidvania atipico. Alla luce di ciò, si potrebbe quasi dire che non rappresenti una reale novità in un mercato ormai saturo di giochi di questo genere, ma la verità è ben diversa, perché il fascino cupo emanato da Blasphemous e la sua identità basterebbero da soli per mettere in fila tutti gli epigoni dei grandi colossi, che arrancano e propongono ben poco di realmente nuovo ed esteticamente seducente.

 

Il Martirio alla fine dei giorni

La storia di Blasphemous è volutamente sibillina, appena suggerita ma ricca di dettagli che devono essere colti osservando gli ambienti di gioco e gli sfondi decadenti di un mondo marcio di corruzione, abbandonato a se stesso, annegato nel marasma della dannazione.
Il protagonista senza nome è un penitente che si ritrova in un’enorme luogo dove le pericolose derive di una religione malsana, le superstizioni e il declino della Chiesa hanno ridotto delle lande floride in terre desolate e piagate dal male.

Blasphemous, il fascino oscuro del mondo decadente – Recensione

Nella rivisitazione sommaria di un cristianesimo declinato in modo molto meno blasfemo rispetto a quanto il titolo in effetti suggerisca, gli sviluppatori spagnoli hanno contaminato l’idea di base con delle splendide ispirazioni provenienti dalla cultura e dalle tradizioni antiche della città di Siviglia, assieme ai riverberi artistici di fine ‘700 di Francisco Goya, il cui dipinto “La Processione dei Flagellanti” del 1793 è con ogni probabilità l’istantanea più forte che ha plasmato l’immaginario di base di Blasphemous. Ne viene fuori un comparto artistico di grande spessore, unico, assolutamente originale e peculiare, ben distante da quelli proposti da altri titoli congeneri.

Blasphemous, il fascino oscuro del mondo decadente – Recensione

Se Blaphemous può dunque dirsi convincente da questo punto di vista, ci sono degli elementi che creano dei dissidi interni all’opera, soprattutto a causa della sua natura che da una parte sfugge all’etichetta di metroidavania, mentre dall’altra sembra volerla abbracciare. Il punto è che Blasphemous paga un po’ lo scotto di non avere un’identità ben definita dal punto di vista del sistema di gioco, perché se è vero che la grande mappa richiede un continuo backtracking, è vero anche che non servono delle particolari abilità per per sbloccare porzioni di gioco prima precluse. In tal senso, Blasphemous è purtroppo avaro nel dotare il personaggio di skill uniche, ed è anche sin troppo semplicistico nel proporre il suo sistema di combattimento.

Blasphemous, il fascino oscuro del mondo decadente – Recensione

Salmo dell’Eterna Afflizione

Sebbene il protagonista possa sbloccare delle abilità, nessuna è mai realmente indispensabile per poter proseguire, motivo per cui si tratta di aggiunte che facilitano in maniera blanda l’avanzamento, offrendo un paio di alternative in più nei momenti in cui bisogna menare le mani… O meglio, quando bisogna sconfiggere i nemici con l’unica arma disponibile: il Mea Culpa. Di per sé, la mancanza di altri strumenti di offesa non rappresenta affatto un problema; piuttosto, è la limitata concezione del combat system a frenare la volontà di gloria di Blasphemous.

Blasphemous, il fascino oscuro del mondo decadente – Recensione

È possibile solo schivare tramite una scivolata, attaccare con colpi caricati o al massimo tramite una sequenza standard da quattro colpi; immancabile è anche il parry, a cui far seguire un immediato contrattacco per ottenere il massimo vantaggio dalle battaglie. E in aggiunta, se lo preferite, potrete anche eseguire attacchi dalla distanza. Blasphemous è davvero tutto qui, con un buonissimo feedback dei colpi ma delle animazioni non sempre svelte abbastanza da darvi il tempo di reagire di riflesso, costringendovi talvolta a subire degli attacchi quando siete inermi.

Blasphemous, il fascino oscuro del mondo decadente – Recensione

La presenza scenica di alcuni boss è di grande impatto, ma il buon risultato si limita solo a due dei boss principali, che sembrano voler trasfigurare in chiave mostruosa alcune immagini dell’iconografia cristiana. Ciò che non convince, oltre al modo in cui la progressione viene sfiancata da alcune scelte discutibili, è la mancanza di sostanza. Blasphemous è certamente un gioco che non lesina sui contenuti, i quali sono in realtà molti di più di quanto appaia a un primo sguardo, ma si perde in un’offerta poco stimolante per il giocatore, che potrà tranquillamente fare a meno di oltre la metà di ciò che ha a disposizione e godere ugualmente di un titolo che ha deciso di puntare con successo solo su alcuni elementi, lasciando indietro tutti gli altri. Da segnalare è anche l’ottima localizzazione nella nostra lingua, con un buon gusto per le parole, sempre molto ricercate e ben adattate al contesto. Nella media invece la colonna sonora, che alterna melanconiche sonate con chitarre acustiche dalle melodie spagnoleggianti, ad altre meno ispirate.

+ Comparto artistico di grande spessore
+ Include qualche elemento da metroidvania e diverse elementi da action game...
+ Estetica e immaginario dark fantasy davvero d'impatto
... - Ma non riesce a imporsi in nessuno dei generi a cui vuole aderire
- Alcune scelte di design discutibili

7.3

Blasphemous mescola alcuni elementi da action classico, da metroidvania e da soulslike senza riuscire ad amalgamarli con maestria. Sebbene spicchi in modo netto dal punto di vista artistico e per la qualità e visionarietà dell’immaginario proposto, non riesce a convincere per via di alcune scelte di game design ottuse e non sviluppate a sufficienza. Ciò nonostante, rimane un titolo a cui è giusto concedere più di una chance.




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