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Horizon: Call of the Mountain | Recensione - La prima grande esclusiva di PS VR2

La prima grande esclusiva di PlayStation VR2 ci riporta nelle ambientazioni del primissimo Horizon: stavolta, però, le potremo esplorare in prima persona come mai prima d'ora.

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a cura di Silvio Mazzitelli

Redattore

Informazioni sul prodotto

Immagine di Horizon Call of the Mountain
Horizon Call of the Mountain
  • Sviluppatore: Guerrilla, Firesprite
  • Produttore: PlayStation Studios
  • Distributore: PlayStation
  • Piattaforme: PS5
  • Generi: Action Adventure
  • Data di uscita: 22 febbraio 2023

Finalmente PlayStation VR2 è arrivato e con lui debutta anche la sua prima grande esclusiva. Stiamo ovviamente parlando di Horizon: Call of the Mountain, titolo realizzato da Guerrilla Games in collaborazione con Firesprite, studio specializzato in videogiochi per la VR (nel 2021 acquisito da Sony), che in passato aveva dato vita a The Persistance per il primo PS VR.

La scelta di dare inizio al cammino del PS VR2 con una IP molto forte è indubbiamente saggia, soprattutto quando si ha un mondo così bello da offrire come quello dei due titoli con protagonista Aloy.

Horizon: Call of the Mountain è stato pensato per mostrare le potenzialità del nuovo PlayStation VR2, grazie a una resa visiva impressionante e a un gameplay in grado di sfruttare al meglio le nuove tecnologie del visore e dei suoi controller. Insieme a quest’articolo potete trovare anche la nostra recensione del PSVR2, ma nel frattempo vi raccontiamo com’è stato il viaggio immersi in prima persona nel mondo di Horizon.

Horizon in realtà virtuale

Come avevamo già accennato nella nostra anteprima, non si può non rimanere sorpresi la prima volta che, indossando il visore, si entra nel mondo di Horizon: Call of the Mountain (disponibile anche in bundle con PSVR2 su Amazon), alla presenza di un gigantesco Collolungo che ci sovrasta con la sua altezza mentre ci addentriamo nel fitto della giungla.

Certo, queste macchine sono sempre state maestose anche quando le ammiravamo insieme ad Aloy, ma vederle con i propri occhi (virtuali) come se fossero realmente a pochi metri da noi fa un certo effetto – e, soprattutto, ci si rende davvero conto di quanto siano titaniche.

In questa avventura noi siamo Ryas, nuovo protagonista con un background profondamente legato alla storia del primo capitolo della saga, Horizon: Zero Dawn. Ryas è un Carja delle Ombre, uno dei membri della tribù del Dominio, rinchiuso in una cella a vita dopo essersi schierato contro il Re Sole Avad nella guerra interna conclusasi con la caduta del temibile e folle re Jiran.

In realtà si capirà ben presto che Ryas non era un reale sostenitore delle follie del sanguinario precedente sovrano e che il suo compito era principalmente quello di esploratore e di combattente contro le macchine, ma non vogliamo svelarvi troppo in questa sede.

Portato all’insediamento di Morsa dell’Alba, piccolo hub del gioco, Ryas verrà incaricato da Marad l’Onesto, vecchia conoscenza dei precedenti titoli, di trovare suo fratello, disperso in missione mentre cercava di comprendere la causa di alcune macchine impazzite che rischiano di mettere in pericolo Meridiana e i vari insediamenti del Dominio dei Carja. Come premio, Ryas otterrà il perdono dei suoi crimini e la libertà – insomma, una seconda occasione che il protagonista non può lasciarsi scappare.

La storia di Horizon: Call of the Mountain si inserisce molto bene nel background narrativo dei capitoli principali, ma non aggiunge nulla di realmente imperdibile. Nelle circa otto ore che ci sono servite a portare a termine la campagna, una longevità tra l’altro ottima per un gioco in realtà virtuale, la trama segue alla lettera le basi del classico modello del Viaggio dell’Eroe senza grosse sorprese.

I personaggi, nelle poche interazioni generali che hanno tra loro, sono anche caratterizzati in maniera buona, ma se si cerca una narrativa profonda non è questo il titolo giusto della saga. L’aspetto più interessante della storia è la centralità qui data alle tribù del primo capitolo: sono realtà di cui si affrontano diversi aspetti, ad esempio il passato oscuro dei Carja e il risentimento che le altre tribù nutrono nei loro confronti per i Giorni Rossi (il massacro degli altri popoli avvenuto sotto re Jiran).

Il vero protagonista del gioco sono però le ambientazioni, qui ricreate in maniera molto fedele a quanto visto nella prima avventura di Aloy e rese ancora più belle dalla potenza del nuovo PlayStation VR2. Ritrovarsi in mezzo alla natura selvaggia tra antiche rovine dell’era passata, scalare una parete rocciosa e ammirare il panorama arrivati in cima sono esperienze mozzafiato.

Verrà spontaneo fermarsi ad ammirare le vallate, le montagne e la natura viva del mondo di gioco; si rimarrà a bocca aperta nel sentirsi immersi a 360 gradi nel mondo di Horizon e nel trovarsi al cospetto del Demone di Metallo, fuso all’interno di una montagna innevata.

La magnificenza e il realismo con cui questa realtà viene resa grazie al visore lascia davvero a bocca aperta. La potenza della risoluzione in 4K di PS VR2 fa dimenticare completamente i grossi limiti tecnici del suo predecessore, facendoci sentire parte di un mondo virtuale che sembra davvero di poter toccare con mano.

Da questo punto di vista Horizon: Call of the Mountain mantiene le promesse e a livello grafico ci regala una vera esperienza next-gen per quanto riguarda il mondo della realtà virtuale.

Professione scalatore

Per quanto riguarda il gameplay di Horizon: Call of the Mountain (lo trovate in bundle con PSVR2 su Amazon), ci troviamo di fronte a un’avventura dall’impostazione piuttosto lineare; per rendere l’idea possiamo paragonarla a una progressione su binari, molto ampi dato che in alcune aree ci sarà un certo spazio di manovra, ma senza mai uscire davvero dal tracciato.

Gran parte dell’esperienza ci vedrà percorrere i vari livelli che compongono l’intera avventura, visitando accampamenti e rovine dove rovistare (letteralmente con le nostre mani, grazie ai controller di PS VR2) alla ricerca di oggetti utili come materiali per costruire frecce, cibo per curarci e collezionabili vari.

Questi ultimi sono ovviamente presenti, anche se mai in maniera massiccia. Sostanzialmente avremo delle reliquie del passato, dei bersagli da abbattere con le frecce e i Carn da costruire, cosa su cui ci soffermeremo dopo.

In realtà il movimento normale, ossia camminando o correndo, sarà un aspetto secondario in ogni livello, mentre il fulcro dell’esplorazione consisterà nelle scalate. Ryas infatti è stato scelto per la missione affidatagli non soltanto per le sue abilità di arciere, ma anche per la sua fama di esperto scalatore. Nel gioco passeremo almeno metà del tempo arrampicandoci su qualsiasi cosa: pareti, rovine metalliche, robot del passato, montagne e altro ancora.

Le meccaniche che gestiscono la scalata sono molto semplici e intuitive, in pratica useremo le nostre mani per afferrare un appiglio dopo l’altro: basterà mimare il movimento e poi premere R2 o L2 per stringere la mano e aggrapparsi (ricorda un po' alcune sequenze di scalata di Astro's Playroom, sì).

Ci saranno poi svariati enigmi ambientali, basati proprio sulla scalata, che coinvolgeranno diversi strumenti. Nel gioco, infatti, impareremo a costruirne di diversi, tra rampini, corde o ganci dalla distanza, e questi ci consentiranno di superare qualsiasi voragine o salita impervia.

A dire il vero, alla lunga la meccanica risulta un po’ troppo abusata e ripetitiva; sarebbe risultata più interessante e divertente se avesse occupato meno tempo sul totale. Per come il gioco è progettato, invece, la si ripeterà allo sfinimento e, dopo alcune ore di gioco, verrà a noia, tanto da non vedere l’ora di superare queste fasi nella speranza di trovare un combattimento o qualcosa di alternativo.

Uomo contro macchina

Se l’esplorazione ci ha lasciato piuttosto freddi, quello che invece abbiamo trovato divertente è il combat system. Questo è una versione riadattata in formato VR di quanto visto nei titoli classici della serie.

Il nostro Ryas avrà sostanzialmente due armi, l’arco e la balestra lancia granate già vista con Aloy. Anche qui avremo diversi tipi di munizioni, tra frecce, granate elementali e le più dannose frecce di precisione o quelle distruttive, adatte contro le armature più resistenti.

Ovviamente non si poteva implementare un sistema di movimento uguale a quello del gioco classico, altrimenti la motion sickness sarebbe arrivata a livelli insopportabili. Non per questo, però, le battaglie risultano statiche.

Il nostro personaggio potrà muoversi in una sorta di cerchio intorno agli avversari, che saranno sempre all’interno dell’area circolare in cui potremo spostarci. In pratica potremo schivare soltanto lateralmente, senza mai poter avanzare o indietreggiare. Avremo due tipi di schivate: una lenta e più gestibile e una veloce, da usare contro potenti attacchi ad area.

Per il resto, gli scontri contro le macchine funzionano a grandi linee come negli altri due Horizon: dovremo puntare a distruggere le parti di ogni creatura meccanica per colpire i punti deboli, sfruttando anche le varie debolezze elementali o facendo esplodere serbatoi e altre zone vulnerabili. I nemici saranno molto aggressivi e ogni combattimento si trasformerà in un’adrenalinica danza di schivate e colpi ben assestati molto soddisfacente.

In alcune arene potremo sfruttare anche alcune particolarità dell’area, ad esempio accumuli di fusti esplosivi da far esplodere o addirittura baliste da utilizzare a nostro vantaggio.

Non mancherà poi il Focus, che rallenterà per alcuni secondi il tempo e renderà visibili i punti deboli delle macchine da colpire. Non ci sarà nessuna progressione delle abilità del personaggio, se non la possibilità di trovare alcuni pezzi di armatura che andranno ad aumentarne la salute – tra l’altro visibile su una delle mani come una serie di tacche verdi dipinte che scompariranno man mano che verremo colpiti.

Tra i nemici troveremo gran parte delle creature metalliche viste negli scorsi giochi, ad esempio le sentinelle e gli spazzini, ma ci saranno anche alcune tra le più amate e pericolose, come l’Avistempesta e il Divoratuono; questi si sono già visti nei trailer, ma non mancheranno delle sorprese.

La cosa più divertente del combat system è indubbiamente il fatto che saremo noi in prima persona a mirare con l’arco e a schivare con un gesto, cosa che renderà le battaglie frenetiche e perfino provanti. Più volte ci siamo ritrovati alla fine di uno scontro impegnativo a tirare il fiato per la fatica fatta, a furia di gesticolare per schivare attacchi e lanciare frecce a più non posso. L’unica pecca è che, nell'esperienza generale, avremmo desiderato più battaglie e meno fasi dedicate alle scalate.

Oltre alla campagna principale di Horizon: Call of the Mountain, il gioco offre due opzioni extra: la prima sarà una sorta di arena delle prove dove cimentarsi con una fase di tiro al bersaglio e una di scalata, nel tentativo di fare il miglior punteggio possibile.

L’altra sarà un’esperienza più rilassante, un safari della durata di circa dieci minuti durante i quali potremo stare comodamente seduti ammirando il paesaggio e le diverse macchine incontrate nel gioco, mentre attraverseremo un fiume in canoa.

È un vero peccato l'assenza di una modalità in cui poter riaffrontare direttamente i vari combattimenti del gioco, soprattutto contro le creature più potenti. Una volta conclusa l'avventura potremo solamente rigiocare tutti i capitoli della storia nell'ordine che vogliamo, ma ogni volta dovremo ricominciarli da capo.

Come Horizon: Call of the Mountain sfrutta il PSVR2

Arriviamo infine a parlare di come è implementato il PlayStation VR2 all’interno di Horizon: Call of the MountainIl titolo è nato per dimostrare le potenzialità del visore e lo fa anche dal punto di vista delle opzioni di accessibilità.

Il gioco ha infatti due schemi di comandi per spostare il personaggio: tramite gesti o in maniera più classica con le levette. Con i gesti, basterà premere quadrato e X muovendo le mani in maniera alternata avanti e indietro come a voler simulare una corsa, mentre la visuale sarà gestita con lo stick destro.

Noi abbiamo preferito giocare con questa modalità, anche perché usando le levette abbiamo provato subito una sensazione di motion sickness, cosa che non è avvenuta con i comandi tramite gesti. Sul problema della motion sickness il gioco offre davvero tante opzioni diverse per evitare a più persone possibili di provarne i sintomi.

Per quanto riguarda invece la validità dell'headset e dei controller PSVR2 Sense, il visore funziona bene e risponde ancora meglio ai movimenti della testa, mentre i due controller simulano con gran precisione quelli delle mani.

Nella foga del combattimento sarà possibile usare una mira assistita impostata di default, dato che nelle fasi più concitate sarà dura essere precisi, con la fretta di dover incoccare una freccia e colpire. In generale però i movimenti delle mani, sia quando si scala che quando si usa l’arco, sono resi davvero bene e in maniera fedele.

Durante le scalate, il gioco ottimizza i movimenti virtuali del corpo avvicinando le mani agli appigli – a volte forse in modo innaturale, ma semplicemente per evitarci di sporgerci troppo nella realtà e di rischiare di uscire così dall’area di gioco.

La cosa più interessante è quanto siano precisi i movimenti delle dita anche quando si afferrano degli oggetti. Nel mini-gioco dei Carn da creare, ad esempio, potremo posizionare una pietra sopra l’altra con gran precisione, grazie anche all’ottima simulazione della fisica del mondo di gioco. Certo non manca qualche compenetrazione di oggetti o delle nostre mani, ma sono casi trascurabili, se si considera quanto tutto il resto sia fatto bene.

Il feedback aptico riesce poi a dare una sensazione ancor più realistica per certi movimenti – come quando colpiremo con una piccozza una parete di ghiaccio per arrampicarci – e, ad esempio, ci permetterà di sentire al tatto la differenza tra una corda e la fredda roccia. Inoltre, i grilletti adattivi sono molto funzionali nel simulare l’utilizzo dell’arco, quando si tende la corda e si lancia una freccia.

Voto Recensione di Horizon Call of the Mountain - Recensione


7.8

Voto Finale

Il Verdetto di SpazioGames

Pro

  • Graficamente è davvero impressionante

  • Combattimenti divertenti e ben strutturati

  • I controlli del PS VR2 sono ben implementati nel gioco con molte opzioni di personalizzazione

Contro

  • Avventura dalla struttura troppo lineare con poche vere innovazioni

  • Le scalate sono davvero eccessive e troppo monotone alla lunga

Commento

Horizon: Call of the Mountain è la prima grande esclusiva di PS VR2, un gioco che mostra in pompa magna la potenza grafica del visore e immerge il giocatore con tutti i sensi nelle verdi vallate del mondo creato da Guerrilla Games. A livello di gameplay, però, il titolo non è di certo rivoluzionario: l'avventura ha una buona longevità, ma è troppo lineare, sia nell’impostazione che nella narrativa, con delle fasi esplorative un po’ monotone e troppo preponderanti nell’economia di gioco. Soddisfano invece i combattimenti, molto divertenti e adrenalinici. Il visore PS VR2 è ben utilizzato in quest’esclusiva, così come ci si aspettava, ma il gioco non ha abbastanza elementi innovativi per essere qualcosa di davvero unico nel panorama dei titoli per la realtà virtuale.
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