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Cappuccino e Videogioco, grazie - LEGO Il Signore degli Anelli

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Avatar di Adriano Di Medio

a cura di Adriano Di Medio

Redattore @SpazioGames

Pubblicato il 19/10/2017 alle 00:00
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Benvenuti alla seconda puntata de Cappuccino e Videogioco, la rubrica settimanale alla scoperta (e riscoperta) dei titoli per 
iniziare bene queste giornate autunnali. Una settimana fa, durante il nostro tour a Boletaria, è uscito La Terra di Mezzo: l’Ombra della Guerra. Un titolo nato per replicare il successo dell’ottimo L’Ombra di Mordor. I due videogiochi ambientano una storia originale all’interno del densissimo legendarium di J. R. R. Tolkien. Un’impresa difficilissima, che però Monolith ha compiuto anche grazie a una grande conoscenza delle opere originali. Ma per quanto pregevole, il loro lavoro è solo l’ultimo arrivato per quanto concerne il “Tolkien videoludico”. Tentativi di trasposizione della grande opera dello scrittore inglese sono stati fatti fin dagli anni Ottanta. La grande ondata è (ovviamente) arrivata solo negli anni Duemila, a seguito del successo della trilogia cinematografica di Peter Jackson. Ma oggi non parleremo di quell’epoca di picchiaduro a scorrimento tie-in altamente spettacolari, bensì dell’incontro tra due licenze, a modo loro, epocali: LEGO Il Signore degli Anelli.
Anelli e mattoncini
Ci troviamo nel 2013. La Warner Bros ha acquisito da poco la licenza per lo sfruttamento videoludico delle pellicole sul Signore degli Anelli, precedentemente in mano a Electronic Arts per oltre un decennio. La gestione EA non si era chiusa nel migliore dei modi: l’ultimo videogioco pubblicato (2009) era stato Il Signore degli Anelli La Conquista. Questo riadattava la trilogia in una struttura stile Battlefront, ma la poca cura tecnica e alcune forzature di adattamento risultarono in un’accoglienza deludente. Warner Bros quindi, dopo un primo gioco di rodaggio, commissionò a Traveller’s Tales quel che veniva loro meglio: i giochi su licenza LEGO. E con sorpresa di un po’ di tutti, l’ibrido che ne uscì fu sorprendente. Quella che abbiamo davanti non è solo una trasposizione fedelissima dell’opera di Jackson, ma anche un amorevole parodia dell’immaginario tolkeniano. In sé, la campagna principale del gioco copre i tre film, raccontando quindi il viaggio di Frodo per distruggere l’Unico Anello a Monte Fato. Il piccolo Hobbit sarà aiutato dalla Compagnia, interamente controllabile dal giocatore: ogni suo componente è dotato di abilità uniche e coerenti con il suo retroterra narrativo. La progressione in sé è comunque quella tipica dei videogiochi LEGO: ciascun livello è composto da piccole “aree chiuse”, all’interno delle quali risolvere enigmi ambientali e affrontare qualche combattimento. In verità, questi ultimi sono inseriti solo per completezza filologica, dato che i nemici minori sono il più delle volte dei semplici disturbatori. Le stesse bossfight sono concepite più come dei rompicapi che come sfide di abilità. Ogni compito, missione e oggetto ci frutterà gettoni, che ci serviranno ad acquistare vari personaggi bonus (ottanta in tutto). La valuta più importante è però un’altra: i mattoncini di mithril. Questi pezzi di prezioso metallo nanico andranno spesi al fabbro di Brea per la fabbricazione di oggetti speciali, che se equipaggiati permetteranno di replicare le abilità uniche dei personaggi. Tali capacità potranno pertanto essere utilizzate per accedere ad aree segrete o recuperare oggetti nei livelli precedenti, rendendo il backtracking sensato.
“È come nelle grandi storie, Padron Frodo…”
Come ci si può aspettare da simili premesse, LEGO Il Signore degli Anelli non è un gioco particolarmente difficile. La morte del personaggio non comporta penalità, e bene o male si riesce sempre a procedere anche grazie ai vari suggerimenti. La campagna principale dura sulle sei-sette ore, che possono salire qualora si decida di rifarsi i livelli alla ricerca di ogni bonus e segreto. Ma, campagna a parte, la durata è molto discrezionale e tutto considerato anche fine a se stessa.
Il vero pregio di questo videogioco sta nella sua forza evocativa: non bisogna lasciarsi fuorviare dal fatto che ci sono i mattoncini e i personaggi hanno l’aspetto tipico degli omini della ditta danese. Il videogioco si pone come qualcosa di rivolto agli intenditori, che devono essere i primi a non prendersi troppo sul serio. Praticamente ogni cutscene contiene una qualche gag fisica, che diluisce la serietà della vicenda con la giusta quantità di humour. L’inclusione avviene in maniera volutamente delicata, appositamente per non intaccare i dialoghi e la narrazione. Questi ultimi sono estrapolati direttamente dalle pellicole, e attorno a essi hanno ricostruito in chiave LEGO tutte le scene più importanti e celebri. Il pensiero che traspare da questa condotta è lo stesso che (l’anno successivo) animerà anche South Park Il Bastone della Verità: l’unico modo per parodiare bene qualcosa di epico è essere a tua volta epico. L’elemento della risata e della presa in giro non solo deve essere presente, ma va attuato e contestualizzato con intelligenza.
I diciotto livelli (sei a film) che compongono il gioco non sono collegati in maniera consequenziale: sono piuttosto inseriti in una struttura organica. L’accesso a ogni livello sarà ubicato nel luogo dove sono autenticamente avvenute le vicende. Ci ritroveremo infatti a percorrere una versione “bonsai” dell’intera Terra di Mezzo, che nonostante non ne rispetti particolarmente le dimensioni la ripropone con grande cura. Ci sarà anche spazio per qualche missione secondaria, consistente principalmente nel recupero o forgiatura di oggetti particolari.
Plastica, pixel o mithril?
Contando il materiale di partenza e i brand coinvolti, è un po’ fuorviante parlare di grafica. Non nascondendo le proprie origini “plasticose”, il gioco tuttavia fa un generoso uso di riflessi, effetti di luce e colori potenti, che sfumano quando necessario. In sé, il contrasto visivo è quello tipico di tutti i videogiochi LEGO: personaggi (e oggetti interagibili) dai contorni netti dentro 
locazioni più realistiche e “solide”. Questa complementarietà visiva consuma l’estetica del gioco, e rende un piacere percorrere la Terra di Mezzo. La relativa semplicità dei personaggi ha poi permesso di ricostruire con rara fedeltà scene di massa e battaglie della Guerra dell’Anello, che raramente sono apparse così massicce nel mondo dei tie-in. Lontano dalla truculenza di altre incarnazioni, i momenti epici e le morti sono resi in maniera più leggera, anche se sempre sentita. Il vero valore aggiunto sta però da un’altra parte, ovvero nella “valorizzazione dei piccoli”. Nell’ecletticità di personaggi come Sam Gamgee si evince, qui più che mai, quanto in realtà i “grandi eroi” della vicenda non sarebbero andati lontano senza l’aiuto e il coraggio spontanei di un umile giardiniere che voleva solo “vedere gli Elfi”.
Ma come altre volte, il lavoro di Traveller’s Tales pecca inevitabilmente sul lato tecnico. Bug e glitch rimangono, così come la poca reattività dei personaggi non direttamente controllati dal giocatore. Il motore grafico che muove il gioco sembra poi in stato di affaticamento perenne: frame rate ballerino e caricamenti estesi, passando per qualche freeze imprevedibile. A risollevare la situazione pensa la colonna sonora di Howard Shore, che (sempre presa dalle pellicole) rimarrà eternamente magnifica. Anche qui però c’è un appunto da fare: la localizzazione. Il gioco è solo sottotitolato in italiano, ma se i dialoghi dei personaggi sono ripresi dal film, avrebbero potuto fare lo stesso anche per quelli italiani senza neanche bisogno di ridoppiare.

Allontanandola dalla seriosità oscura di cui si è voluta ammantare negli ultimi anni, LEGO Il Signore degli Anelli propone l’epica di Tolkien in una luce parodistica ma fedele. Rispettosa e divertita, la parabola LEGO di Frodo e dell’Anello lima la drammaticità in un mare di mattoncini, dipingendo una Terra di Mezzo squisitamente miniaturizzata. Pur dovendo fare i conti con una tecnologia ormai invecchiata e con una distribuzione altalenante, le versioni per le console maggiori rimangono tuttora grandi esempi di parodia, perfetti per iniziare la giornata con una storia epica. Fate solo attenzione che i mattoncini non vi finiscano nel cappuccino!

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