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Cappuccino e videogioco, grazie - Bladestorm

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Avatar di Adriano Di Medio

a cura di Adriano Di Medio

Redattore @SpazioGames

Pubblicato il 07/12/2017 alle 00:00
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Bentornati a Cappuccino e Videogioco, la rubrica alla scoperta (e riscoperta) dei videogiochi per tenerci compagnia nelle giornate d’autunno. Siamo ormai a dicembre, e la stagione si avvia a lasciare il posto alla sua cugina più “estrema”, l’inverno. Ma prima di accendere il camino e prepararci all’ondata di acquisti e pubblicazioni annuali (in parte già iniziata), proviamo a ricordare di nuovo piccoli prodotti inaspettati. Nicchie che non ambiscono ai capolavori, ma solamente a fare bene il loro lavoro, contaminandosi di volta in volta con un po’ di edutainment, l’insegnare divertendo. Dopo la strategia nell’Antica Roma, assassini nel Rinascimento e Pokémon mitologici, oggi parliamo di Bladestorm: La Guerra dei Cent’Anni e del suo remaster/remake Bladestorm: Nightmare. Mettetevi la cotta di maglia, oggi si va nel Quattrocento.

Da Giappone a Europa, non solo storicamente

Il Bladestorm originale esce nel 2007 su PlayStation 3 e Xbox 360. In realtà, l’idea di fondo per il gioco risale alla generazione PS2. Questa console aveva infatti visto i tre episodi di Kessen, esperimenti coraggiosi del voler portare lo strategico “dinamico” su console. Il primo di questi ne aveva addirittura accompagnato il lancio, che con le sue scene di battaglia (veramente “di massa” per l’epoca) aveva avuto modo di mostrare la potenza della console. Ambientati tutti tra la Cina dei Tre Regni e il Giappone feudale, nel 2004 la Koei si accorda con il produttore Kou Shibusawa per un quarto episodio da ambientare in Europa. Il progetto cade presto nel dimenticatoio, anche perché Shibusawa decide di appoggiare l’idea di trasporre in videogioco un copione non finito di Akira Kurosawa. Mentre il produttore si concentra su quello che sarà il futuro Ni-Oh, la Koei non abbandona le idee di Kessen. Preparando il debutto PS3 della loro serie di punta Dynasty Warriors, continua a lavorare all’idea di un action-strategico ambientato nel Medioevo europeo. Il risultato è un gioco estremamente ibrido, che porta l’action e la tattica a un livello ancor più “a misura d’uomo” rispetto a qualunque altro videogioco mai fatto da Koei.
Come volendo è deducibile, ci troviamo in Europa durante la Guerra dei cent’anni. I possedimenti in Normandia sono stati usati come pretesto, e adesso sia Francia che Inghilterra trascinano un conflitto che le prosciuga inesorabilmente. In questo ambiente militare agitato l’unica categoria che prospera sono i mercenari, pronti a prestare i loro servigi al migliore offerente. Il nostro personaggio è appunto uno di questi: creatolo all’inizio tramite un editor (più o meno complesso), il nostro obiettivo sarà partecipare alle battaglie, acquisendo man mano denaro, fama e capacità di comando.

Vita da mercenario, col dorsale destro

A conti fatti, più che la trama del gioco, è il gameplay che spadroneggia. La struttura di fondo è quella ciclica, quasi un marchio di stile della Koei. Menu di fondo dell’azione è la taverna, all’interno della quale raccogliere informazioni, accrescere il potenziale del personaggio e accettare contratti. Questi ultimi sono la spina dorsale dell’azione: scegliendo da che parte stare, sarà tutto un conquistare aree o difenderle. Abbandonata completamente l’idea degli “uomini-esercito”, Bladestorm mette il giocatore nei panni di un solo uomo, che deve assumere il comando di truppe normali e guidarle alla vittoria. A un ordine di attacco generico (con il dorsale destro) si aggiungono le abilità speciali da attivare con i tasti frontali. In piena contaminazione ruolistica, le truppe comandabili crescono con il livello e sono più o meno avvantaggiate contro altri tipi di soldati. Un gameplay non proprio immediato, in cui il giocatore deve imparare a forza di sconfitte a scrollarsi di dosso l’idea di fare tutto da solo. Ma che una volta compreso, diviene divertente e volendo ipnotico. Si cerca sempre il miglioramento, la combo in più, la specializzazione suprema. Battaglia dopo battaglia ci si rende però conto anche di come il gameplay sia arcade fino all’eccesso. Obbligati a una ripetitività di fondo, i giocatori si ritroveranno presto a capire come certe categorie di truppe siano oggettivamente superiori alle altre. Ugualmente, è palese come il gioco abbia piuttosto trascurato truppe da tiro e macchine d’assedio, che risultano quindi rigide da comandare e sonnolente quando sotto IA.
La stessa rappresentazione storica ha ugualmente punti discutibili. La vicenda storia di fondo è abbastanza fedele alla realtà, complice la presenza di condottieri celebri come Edoardo il Principe Nero, Bertrand de Guesclin e Giovanna D’Arco. A tutto questo aiuta l’inserimento sia di personaggi minori ma comunque esistiti (come John Chandos) che mercenari frutto di pura fantasia. Il corso della guerra dipende dalle nostre azioni, in quanto scegliendo da che parte stare in determinate battaglie (contraddistinte da un punto esclamativo) possiamo veicolare la guerra anche sull’ipotetico. Dispiace ancora oggi vedere come tuttavia il nostro personaggio rimanga sempre un po’ “dimesso” nelle cutscene, mentre gli avvenimenti si concentrano ovviamente sui personaggi storici. Le stesse truppe comandabili vanno dal corretto al fantasy spinto: si passa da fanteria, cavalieri e primitivi archibugi a elefanti da guerra, legionari romani e addirittura maghi.

Cento anni e un solo incubo

Come si presenta Bladestorm: La Guerra dei Cento Anni dieci anni dopo l’uscita? Con rughe visibili. Modellazione e espressioni facciali dei personaggi non sono memorabili, e oggi si notano i pochi poligoni sotto lo splendido stile medievale delle ambientazioni. Le cutscene hanno quell’alone un po’ “polveroso” tipico dei primi prodotti old gen, pur essendo ben impostate e con una buona recitazione inglese. Di contro, lo stile della Koei in fatto di CG non si discute, facendo anche qui trasparire tutta la “passionalità” che ogni volta vi mettono. Il motore grafico old gen non perde comunque un colpo, e le già notevoli scene di massa sono ovviamente amplificate nella versione PS4. Quest’ultima è un po’ un nodo gordiano. Graficamente molto rimaneggiata, presenta un nuovo sistema di illuminazione e interventi anche a livello di design. Gli sviluppatori hanno infatti cercato di arginare la ripetitività incrementando l’esperienza ottenuta a ogni azione. I veterani della serie andranno quindi anche troppo spediti, cosa un po’ a scapito della longevità ma utile per la campagna Nightmare. È questa la parte più notevole del pacchetto, che non la fa essere “del tutto” una remaster. Baldestorm Nightmare aggiunge infatti una campagna “alternativa”, in cui tutti gli eroi accantonano le loro differenze per contrastare un misterioso esercito di demoni. Queste entità maligne hanno infatti soggiogato Giovanna D’Arco e mirano a soggiogare la razza umana. Una narrazione leggermente più sentita rispetto alla campagna “principale”, per quanto rimanga ancora legata alla figura “generica” del proprio personaggio. Il problema sta nel poco carisma del nemico, facendolo risultare solo una sorta di “spin-off” di un Warriors Orochi qualunque.

Bladestorm è un videogioco controverso, anche e soprattutto considerando i suoi creatori. Dopo decenni passati nella cultura del mosou, dell’ “one man army”, avevano tentato l’esatto opposto, scegliendo anche un contesto storico a loro non familiare. Il risultato è stato un videogioco con molte inesperienze a livello di design, ma con una sincera anima intrattenitrice e che riusciva a essere indubbiamente divertente. Cose a cui la stessa Koei ha tentato di rimediare nella remaster, riuscendoci però solo in parte. Se Nightmare rimane più che altro una grossa espansione, la campagna originale sulla Guerra dei Cent’Anni era e rimane di tutto rispetto. Un prodotto non del tutto buono, ma che meriterebbe una certa attenzione volendo anche da parte dei detrattori storici di questa casa giapponese. Andate a prendervi un altro cappuccino, e ancora una volta nella breccia!

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