Il più grande merito di Apex Legends è di rendere la sconfitta piacevole

Apex Legend è un Battle Royale che sa catturare i giocatori con la forma e farli perdurare con la sostanza-

Speciale
A cura di Valentino Cinefra - 25 Febbraio 2019 - 9:55

Viviamo in un periodo in cui alcuni videogiochi si misurano a stagioni. Questa, chissà per quanto durerà, è quella di Apex Legends. Il battle royale di Respawn Entertainment ha sorpreso un po’ tutti perché, invece di calcare strade già battute, ha provato ad aggiungere qualcosa di nuovo alla chimica che ha reso inarrestabile questo genere videoludico. Un genere che o si ama o si odia, arrivati a questo punto, in ognuna delle sue varianti da PUBG, Fortnite, fino ad Apex Legends.

Un tipo di gameplay poco permissivo, che può risultare frustrante oppure appagante a seconda delle proprie preferenze ma, soprattutto delle proprie capacità. Nei battle royale infatti si perde tanto, in media, il più delle volte se ne esce sconfitti, è nel dna di questo tipo di esperienze. Spesso è difficile trovare la motivazione per continuare a giocare perché, per quanto la si possa accogliere con sportività, ad un certo punto la frustrazione non può che fare capolino al termine di una partita finita male. In PUBG il gunplay realistico fa sì che si possa morire anche con un paio di colpi, in Fortnite si può venire dilaniati da un avversario in possesso di armi leggendarie e scudi al massimo, mentre in Apex Legends la cosa si affronta in maniera leggermente meno devastante dal punto di vista emotivo.

Apex Legends

La sfortuna può essere dolce?

Certo, non è che non si possa morire da un momento all’altro. Se si è stati sfortunati con il saccheggio di inizio partita, e magari si incontra un avversario dotato di un buon quantitativo di scudi, la sparatoria può durare veramente molto poco. Apex Legends è però abbastanza intelligente da inserire delle accortezze per portare il giocatore ad infilare una partita dopo l’altra senza che la frustrazione prenda il sopravvento. I battle royale o si amano o si odiano, ma questo è uno di quelli che, forse, si rende più amabile di altri.

Intanto il time to kill mediamente molto alto per il genere. Questo permette di scappare, riposizionarsi, e magari prevalere addirittura sull’assalitore. E anche nel caso si venga abbattuti c’è un classico sistema di rianimazione che può consentire agli alleati di tornare in gioco. Ancora, nel caso si venga uccisi basta che un alleato raccolga il banner e lo porti in uno dei punti di respawn. Giocare in singolo è quindi un’esperienza meno frustrante, perché se altrove una volta abbattuti la soluzione non è altro che uscire e riavviare una nuova partita, Apex Legends dà la possibilità di tornare in gioco e provare la ribalta.

Anche le abilità dei personaggi aiutano a non morire, così la sovrabbondante presenza di medikit e ricariche per lo scudo. In generale, poi, Apex Legends è un titolo così dinamico e veloce che si viene stimolati ad avviare subito una nuova partita. Al di là della velocità di gioco e del gunplay, mediamente molto più alta del solito, la mappa è grande quanto basta da rendere piacevole l’esplorazione, ma non abbastanza da diventare dispersiva e far sì che si passi troppo tempo a camminare senza che si incontri un avversario, oppure si trovi dell’equipaggiamento da saccheggiare. Le partite sono veloci, e perderne una anche arrivati alla fase finale non dà la stessa sensazione di “perdita di tempo” che generano altri battle royale.

Time to kill

Azzeccare una cosa del genere, in un battle royale, significa già molto. In un periodo in cui i games as a service lottano contro il tempo di tutti i giocatori, non fornire una motivazione reale per andarsene ed abbandonare tutto è già un successo. Lo ripetiamo, perché il concetto di base sia chiaro: non apprezzare i battle royale significa essere comunque lontani dalle dinamiche di Apex Legends. Tuttavia, per il modo in cui gestisce la sconfitta, il titolo di Respawn Entertainment è sicuramente quello più accogliente finora sul mercato, e se questo attira i nuovi giocatori ci pensa il gunplay di qualità a farli rimanere.

Chissà per quanto ancora Apex Legends riuscirà a rimanere sulla cresta dell’onda? Fortnite è un fenomeno mediatico e culturale troppo ampio perché venga surclassato, ma è la stessa cosa che tutti dicevano quando PUBG era il fenomeno del momento, quindi: mai dire mai. Di certo, Respawn ha azzeccato con enorme intelligenza il modo per non generare frustrazione nel giocatore, che si converte in account che non “scappano”, e in altri potenziali giocatori che, proprio per questa miglior accoglienza, potrebbero continuare a popolare i server di gioco senza soluzione di continuità.




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