Riot Games ha alzato ufficialmente il sipario su Teamfight Tactics: Space Gods (o Divinità Siderali, in Italia), il diciassettesimo set del celebre auto-battler targato Riot Games e il primo grande aggiornamento del 2026, e già dal primo sguardo è chiaro che l'obiettivo degli sviluppatori non era semplicemente rinnovare la formula, ma scardinarne un pilastro fondamentale.
Space Gods porta in scena un immaginario a metà tra fantascienza e fantasy cosmico, popolato da esseri divini, campioni trasformati in divinità e meccaniche inedite pensate per ridisegnare l'esperienza di gioco dall'alto verso il basso. Non è un restyling estetico, non è un cambio di skin tematica: è una dichiarazione d'intenti precisa, quella di un team di sviluppo che dopo sedici set vuole dimostrare di avere ancora qualcosa di genuinamente nuovo da dire al suo pubblico.
Il set sarà disponibile sul PBE a partire dal 31 marzo, con il lancio ufficiale su PC e piattaforme mobile fissato per il 15 aprile. Una finestra temporale tutto sommato stretta tra anteprima e rilascio, il che suggerisce che Riot abbia già una visione molto definita di ciò che vuole consegnare ai giocatori, senza volersi perdere in settimane di aggiustamenti pubblici.
È una scelta che tradisce una certa sicurezza nei confronti del prodotto, e onestamente, guardando la mole di contenuti annunciati, non è difficile capire perché.
Divinità Siderali
La novità più dirompente, quella che ha già fatto discutere la community nelle ore successive all'annuncio, riguarda il sistema del carosello. Per la prima volta nella storia di TFT, il carosello viene abbandonato, sostituito da una meccanica completamente inedita denominata Regno degli Dei. Si tratta di un mercato celeste che cambia radicalmente la struttura di ogni partita: all'inizio, vengono selezionate casualmente due divinità, e nel corso del gioco i giocatori vi fanno ritorno per scegliere tra le loro offerte esclusive.
La vera profondità strategica emerge però nel lungo periodo: allinearsi con costanza a una singola divinità nel corso delle fasi sblocca benedizioni sempre più potenti nelle fasi avanzate, premiando la coerenza e la pianificazione rispetto all'opportunismo.
Sul fronte del roster dei campioni, Space Gods mescola sapientemente ritorni attesi e nuovi ingressi di peso. Master Yi, Pyke e Maokai fanno il loro ritorno nell'arena, portando con sé una familiarità gradita per i veterani del gioco. Sul fronte delle novità, Fiora, Shen, Vex, Graves e Blitzcrank debuttano come unità da cinque punti, il livello di rarità più elevato, affiancati da un gruppo altrettanto interessante composto da Morgana, Sona, Jhin, Zed e Bard.
Non si tratta di nomi presi a caso dal roster di League of Legends: sono campioni con identità visive e tematiche forti, che nel contesto di un set dedicato alle divinità cosmiche trovano una collocazione narrativa particolarmente convincente. Le evocazioni si arricchiscono ulteriormente con Bia & Bayin e gli Swarmlings, aggiungendo varietà tattica a un sistema che già si preannuncia tra i più ricchi della storia del gioco.
Il sistema dei tratti è forse l'aspetto che, più di ogni altro, definisce l'identità profonda di Space Gods. Riot ha costruito un insieme di meccaniche pensate per chi ama il rischio calcolato e le strategie non convenzionali. Meeple introduce compagni Meep che si potenziano progressivamente man mano che le unità vengono upgraddate, creando un ciclo virtuoso che premia l'investimento nel roster.
Anima è il tratto più audace: ad alto rischio per definizione, ricompensa le sconfitte e gli abbattimenti con armi sempre più letali, trasformando la pressione del gioco in carburante per la rimonta. È il tipo di meccanica che divide la community tra chi la ama e chi la detesta, ed è esattamente per questo che funziona: crea storie, genera momenti memorabili, alimenta il dibattito. Dark Star porta invece i buchi neri direttamente sul campo di battaglia, consumando i nemici indeboliti con una brutalità estetica che si sposa perfettamente con il tema cosmico del set.
Stargazer introduce sette modelli di costellazioni distinti che alterano i bonus degli esagoni a ogni partita, garantendo una variabilità strutturale che rende ogni run genuinamente diversa dalla precedente. A completare il quadro ci sono Factory New Graves con le sue unità Mecha trasformabili, e i Fateweavers, campioni i cui incantesimi possono infliggere colpi critici ed evolversi in versioni potenziate nel corso della partita, aggiungendo un ulteriore livello di progressione interna al combattimento.
Al centro dell'intero set siedono però i nuovi sovrani divini, i veri protagonisti tematici di Space Gods. Riot ha elevato alcuni dei campioni più iconici del proprio universo a forme divine, ciascuno con un dominio specifico che ne definisce identità e ruolo narrativo: Soraka è la Dea delle Stelle, Yasuo il Dio dell'Abisso, Ahri la Dea dell'Opulenza, Thresh il Dio dei Patti, Kayle la Dea dell'Ordine, Varus il Dio dell'Amore, Evelynn la Dea della Tentazione, Ekko il Dio del Tempo e Aurelion Sol il Dio delle Meraviglie.
Tante novità, ma basteranno?
È un pantheon che funziona sia dal punto di vista visivo che da quello tematico, con ogni divinità che porta con sé un'aura di grandiosità coerente con la direzione artistica complessiva del set. La scelta di usare campioni già amati dalla community non è casuale: garantisce un aggancio emotivo immediato, trasformando personaggi familiari in qualcosa di più grande e più spettacolare.
Sul fronte dei contenuti aggiuntivi e cosmetici, il set non lesina in termini di quantità e varietà. Riot aggiunge circa quaranta nuovi potenziamenti, di cui otto specificamente dedicati agli eroi, ampliando in modo significativo lo spazio di personalizzazione tattica disponibile a ogni giocatore.
La nuova linea cosmetica si preannuncia particolarmente ricca, con Chibi Battle Bat Xayah, Chibi Star Guardian Syndra, Prestige Chibi Star Nemesis Morgana, Chosen of the Wolf Katarina Unbound, Dark Star Mordekaiser Unbound e la Star Nemesis Arena come pezzi forti dell'offerta. Come sempre, il fronte cosmetico rappresenta il motore economico del titolo, e Riot dimostra di saper confezionare prodotti visivamente curati che parlano direttamente ai collezionisti e ai giocatori più affezionati.
Vale infine la pena fare un passo indietro e ricordare come si è chiuso il Set 16. La Tactician's Crown di Lore & Legends ha incoronato Darth Nub dagli Stati Uniti come campione mondiale, nell'ormai collaudato formato Checkmate con lobby finale aperta fino al raggiungimento della condizione di vittoria decisiva.
Ma la vera storia da raccontare è quella di Antonio "Reven" Pino: qualificatosi vincendo un evento TPC, aveva vissuto un Set 16 al di sotto delle aspettative, scivolando fuori dal Tier 1. La Tactician's Crown è diventata per lui l'occasione della rimonta, con un Giorno 2 dominato dalla testa della classifica e una finale raggiunta che gli ha restituito il posto tra i migliori al mondo in vista del Set 17. Il tipo di narrativa sportiva che rende i tornei di TFT qualcosa di più di una semplice competizione videoludica.
Space Gods si preannuncia come uno dei set più ambiziosi nella storia di Teamfight Tactics. Abbandonare il carosello non è una decisione che si prende con leggerezza: è una struttura che ha definito il ritmo e la grammatica del gioco per anni, e rimuoverla significa chiedere ai giocatori di ricominciare a imparare qualcosa che credevano di conoscere perfettamente.
È una scommessa, e come tutte le scommesse coraggiose merita rispetto, indipendentemente da come andrà a finire. Il 15 aprile dirà molto su quanto Riot abbia davvero capito la propria community, e su quanto quella community sia disposta ad abbracciare il cambiamento.