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Pro
- Comparto grafico ottimo, personaggi e ambienti ricchi di dettagli.
- Più spessore tattico nei combattimenti.
- Trasformazioni in-game fluide, immediate e spettacolari.
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Contro
- Missioni e grinding sono rimasti fermi al decennio scorso.
- La telecamera fatica a gestire spazi chiusi e bordi delle arene.
Conclusioni Finali di SpazioGames
Sono passati esattamente dieci anni da quando Dragon Ball Xenoverse 2 ha fatto il suo debutto sulle nostre console. Un decennio intero in cui Bandai Namco e Dimps hanno continuato a supportare il gioco con una valanga inarrestabile di DLC, aggiornamenti, nuovi personaggi e missioni, trasformandolo in un vero e proprio ecosistema immortale.
Eppure, per quanto la dedizione degli sviluppatori sia stata encomiabile e la community non abbia mai smesso di popolare i server, il peso degli anni ha iniziato a farsi sentire in modo prepotente, tra un motore grafico ormai superato e meccaniche che mostravano inesorabilmente il fianco.
Non è, quindi, una sorpresa che, all'annuncio di Dragon Ball Xenoverse 3, l'hype dei fan sia schizzato alle stelle, accompagnato però da una sana dose di scetticismo: come si fa a innovare una formula che ha letteralmente monopolizzato i picchiaduro ad arene con elementi ruolistici per due lustri senza snaturarla?
Ebbene, dopo aver provato il gioco per circa un'ora, siamo finalmente pronti a darvi le nostre primissime impressioni. Vi diciamo già una cosa: se siete veterani della saga della Pattuglia Temporale vi sentirete immediatamente a casa, ma preparatevi a fare i conti con un'esperienza che, almeno per quanto abbiamo avuto modo di vedere, vive su un filo sottilissimo, in bilico tra un balzo generazionale impressionante sul fronte tecnico e un attaccamento quasi testardo alle proprie radici per quanto riguarda la struttura ludica.
L'arte di crearsi il guerriero perfetto
Se c'è una cosa che i fan di Xenoverse hanno sempre richiesto a gran voce, è una maggiore profondità nella creazione del proprio alter ego, da sempre un po' troppo limitata a pochi preset predefiniti. Dragon Ball Xenoverse 3 sembra aver recepito il messaggio forte e chiaro: le razze giocabili rimangono quelle storiche, Terrestri, Saiyan, Majin, Namecciani e clan di Freezer, con l'aggiunta degli Androidi, ma il livello di personalizzazione estetica ha fatto un salto in avanti notevole, complice l'abbandono del vecchio motore in favore dell'Unreal Engine 5.
Non siamo più limitati a una manciata di facce statiche o a capigliature che sembrano blocchi di plastica incollati sulla testa. I modelli poligonali, pur mantenendo quel look leggermente lucido tipico della serie che si distacca dal cel-shading puro di opere come FighterZ o Sparking! ZERO, sono ora molto più dettagliati.
Le texture dei tessuti che si strappano realisticamente durante gli scontri, le ombreggiature dinamiche sui muscoli in tensione e, finalmente, la possibilità di personalizzare persino il colore dell'aura base e degli attacchi energetici, offrono una libertà che nella pratica si traduce in un attaccamento emotivo ancora maggiore verso il proprio combattente.
Una volta confermato il personaggio, siamo stati catapultati direttamente nella modalità online del titolo, dove abbiamo potuto provare tre diverse missioni insieme ad altri giocatori.
Passando a quello che è il vero cuore pulsante della produzione, il combat system di Dragon Ball Xenoverse 3 si presenta con la chiara intenzione di limare le spigolosità del passato, introducendo al contempo dinamiche più stratificate. Se avete giocato a Xenoverse 2, sapete benissimo quanto gli scontri potessero a volte trasformarsi in caotiche gare a chi spammava prima l'attacco supremo o a chi abusava dello scatto svanente alle spalle dell'avversario prosciugando la barra del Vigore.
Una volta al massimo, questa barra permette di attivare una sorta di Burst difensivo che spezza immediatamente le combo avversarie allontanando il nemico, oppure di concatenare un attacco supremo direttamente al termine di una combo corpo a corpo, rendendolo di fatto inevitabile.
Questa novità funziona bene, rendendo i combattimenti meno frustranti e molto più tattici. Insomma, non basta più premere furiosamente i tasti frontali sperando che l'avversario finisca le risorse; bisogna gestire gli spazi, leggere i movimenti e capire quando è il momento di sacrificare la propria tensione per salvarsi da un K.O. certo o per chiudere il match con spettacolarità.
A livello di feeling puro, i colpi sono molto più pesanti e appaganti. Ogni pugno andato a segno restituisce, infatti, un feedback aptico eccezionale sul controller, accompagnato da un impatto visivo e sonoro che rende finalmente giustizia alla brutalità degli scontri ideati da Akira Toriyama.
Anche le trasformazioni sono state riviste profondamente: ora sono completamente fluide e prive di caricamenti nascosti. Niente più strane pause o cali di ritmo che spezzano l'azione: si passa dallo stato base al Super Saiyan (o alle forme equivalenti per le altre razze) in un battito di ciglia nel bel mezzo di una combo, portandosi dietro un reale e tangibile cambio nel moveset, non solo un banale buff alle statistiche.
Un gioco fuori dal tempo?
Nonostante l'entusiasmo palpabile pad alla mano, c'è un aspetto che rappresenta, senza dubbio, l'elefante nella stanza: Dragon Ball Xenoverse 3 dà a tratti l'impressione di essere un videogioco "fuori dal tempo", tenacemente ancorato a filosofie di game design risalenti a un decennio fa.
Cosa intendiamo esattamente? Sebbene il comparto tecnico urli modernità da tutti i pixel e il combat system sia stato ripulito e reso più tecnico, la struttura dell'avventura sembra rimasta congelata al 2016.
Si va ancora dal banco delle missioni nella hub, si accetta l'incarico, si fissa una schermata di caricamento, si viene sbalzati in una mappa a scompartimenti chiusi separati da portali temporali, si sconfiggono ondate di nemici e si prega intensamente che il sistema di RNG (la generazione casuale delle ricompense) decida di graziarci regalandoci quell'abilità o quel pezzo di equipaggiamento che desideravamo per la nostra build.
La trama, d'altronde, seguirà pedissequamente lo schema collaudato che ben conosciamo. La storia canonica di Dragon Ball (aggiornata per includere in modo massiccio gli eventi del film Super: Super Hero e della recente serie Daima) viene nuovamente alterata da un'entità misteriosa; toccherà a noi, affiancati da vari personaggi, viaggiare nelle varie ere per rimettere le cose a posto.
È un pretesto narrativo che funziona sempre e che ci permette di vivere fantastici scenari "What If" (per esempio, cosa succederebbe se Goku bambino in versione Daima dovesse affrontare Goku Black?), ma che sa inevitabilmente di già visto.
Non si tratta necessariamente di un difetto per i fan hardcore che amano vivere e rivivere le tappe salienti dell'opera di Toriyama sotto una luce diversa, ma chi sperava in uno stravolgimento radicale della formula RPG di base e in una narrazione davvero inedita potrebbe rimanere parzialmente deluso.
Un'altra sbavatura storica che non sembra essere stata risolta del tutto riguarda la telecamera. Sebbene sia stata migliorata negli spazi aperti, nelle arene più strette o quando si viene messi all'angolo contro una montagna invisibile, tende ancora a incastrarsi, facendoci perdere preziosi istanti di visibilità che, nei combattimenti di alto livello, possono costare la partita.
In attesa del rilascio
Insomma, tolti questi problemi strutturali ereditati dal passato, Dragon Ball Xenoverse 3 si preannuncia come il pacchetto definitivo per chiunque abbia amato i precedenti capitoli e non veda l'ora di ricominciare da capo la propria carriera da Pattugliatore Temporale.
Manca ancora qualche mese all'uscita ufficiale, e ci sarà tempo per valutare la tenuta del netcode nel lungo periodo, l'ampiezza reale del roster e l'offerta completa dei contenuti, dato che abbiamo avuto modo di testare con mano solo la componente online multiplayer.
Detto ciò, se l'obiettivo di Bandai Namco e Dimps era quello di modernizzare l'involucro visivo e tattile mantenendo intatta l'anima ruolistica e profondamente caciarona del franchise, possiamo dire che sono decisamente sulla buona strada. Preparate i controller, perché la timeline ha di nuovo bisogno di voi.