-
Pro
- Circa 6 ore di nuovi contenuti.
- Grande lavoro sul comparto tecnico e visivo.
- Miglioramenti sotto tutti i punti di vista.
-
Contro
- IA sembra ancora molto deficitaria.
- Il combattimento rinnovato pare troppo semplice.
Conclusioni Finali di SpazioGames
Quando nel 2013 Ubisoft lanciò originariamente Assassin's Creed 4: Black Flag, il quarto capitolo della sua saga degli Assassini, i fan del brand Ubisoft furono travolti da un'avventura piratesca che, ancora oggi, molti considerano uno degli apici dell'intero franchise.
A distanza di oltre un decennio, la nostalgia per Edward Kenway e la sua Jackdaw non si è mai sopita, e la casa transalpina ha finalmente deciso di rispondere al richiamo dell'oceano (e dei suoi appassionati).
Qualche settimana fa, in una soleggiata cornice parigina, all'interno di un evento a porte chiuse dedicato alla stampa internazionale, ho avuto il privilegio di provare per circa tre ore Assassin's Creed Black Flag Resynced, l'attesissimo remake.
E vi anticipo subito una cosa: se l'obiettivo era quello di riportarci a casa migliorando le fondamenta senza intaccare l'anima dell'opera, Ubisoft sembra aver tracciato la rotta perfetta, pur con qualche scoglio da limare prima del varo definitivo.
Un nuovo modo di giocare
L'esperienza parigina è stata impreziosita da un setup tecnico di primissimo livello, che mi ha permesso di saggiare il gioco nelle condizioni più ottimali possibili. La postazione su cui ho veleggiato era mossa da un PC tower MSI, equipaggiato con il recentissimo processore Intel Core Ultra 7 265 KF, supportato da una scheda video MSI VENTUS 3XOC RTX 5080 da 16GB.
ù
Il tutto era alloggiato su una scheda madre MSI Z890 Gaming Plus dotata di WiFi 7, affiancata da 64 GB di RAM DDR5 a 6000 MHz e un SSD M.2 Gen4 da 2TB, tenuto a bada da un sistema di raffreddamento a liquido MSI all'interno di un generoso case mid-tower RGB.
A sublimare ci ha pensato il display: un monitor MSI da 32 pollici (il modello MAG 322URDF E16) con pannello Rapid IPS in risoluzione 4K UHD.
Pad alla mano, la prima, enorme e rassicurante scoperta riguarda la filosofia di design adottata dal team di sviluppo. In un'epoca in cui ogni singola produzione sembra voler inserire forzatamente meccaniche da gioco di ruolo per allungare il brodo, Black Flag Resynced fa un gigantesco, coraggiosissimo passo indietro rispetto a quanto visto negli ultimi episodi della serie - e menomale.
Dimenticatevi le derive ruolistiche che hanno appesantito titoli come Valhalla o Odyssey. Qui non c'è nessun albero delle abilità inutilmente ramificato, non ci sono livelli numerici sopra la testa dei nemici e non c'è la spasmodica ricerca del bottino per incrementare le statistiche dei pantaloni di Edward.
Il combattimento a terra, per esempio, ha subito una rielaborazione profonda e necessaria. Chi ricorda l'originale sa bene quanto gli scontri all'arma bianca potessero risultare a tratti legnosi, legati a un sistema di contrattacco che ormai mostrava irrimediabilmente il fianco.
In Resynced, la danza letale di Edward con le sue doppie spade è nettamente più coreografica e reattiva. Ora è possibile parare i colpi in modo manuale e contestuale, e sono state introdotte delle spettacolari parate speciali che, se eseguite con il giusto tempismo, permettono di innescare delle uccisioni automatiche e cinematiche non solo sul singolo avversario, ma anche su gruppi di nemici circostanti.
È un sistema che restituisce quella fantasia di potere tipica del pirata sbruffone e letale, rendendo le schermaglie nei vicoli di L'Avana o sui ponti delle navi abbordate un vero piacere cinetico.
Tuttavia, come spesso accade quando si affilano le lame del protagonista, il mondo che lo circonda fatica a tenere il passo. L'intelligenza artificiale rappresenta, al momento, la criticità più evidente di questa produzione. Capisco perfettamente la volontà degli sviluppatori di mantenere un tasso di sfida accessibile per non frustrare l'anima "cappa e spada" del titolo, ma i soldati spagnoli e inglesi sembrano davvero troppo docili.
Vanno giù con una facilità disarmante durante i combattimenti aperti, ma i problemi veri emergono durante le fasi stealth. I nemici soffrono di una sorta di letargia: tendono ad accorgersi della nostra presenza con un ritardo colpevole, permettendoci di correre quasi frontalmente verso di loro prima che l'indicatore di allerta si riempia del tutto.
In un gioco del 2026, dove ci si aspetta che i nemici comunichino tra loro o abbiano coni visivi realistici, questa IA ancorata a vecchi schemi spezza in parte l'immersione. È un difetto su cui spero caldamente che il team intervenga per bilanciare la difficoltà prima della release.
Fortunatamente, l'atto stesso di muoversi silenziosamente è stato svecchiato in modo intelligente. Il cambiamento più banale ma al contempo più vitale riguarda la postura di Edward. Nel 2013, il protagonista si abbassava automaticamente solo quando entrava in un cespuglio di erba alta, un sistema "appiccicoso" che limitava enormemente la libertà tattica.
In Resynced, finalmente, possiamo far abbassare Edward a nostro piacimento tramite la semplice pressione di un tasto dedicato, in più la rimozione del "fallimento" durante i pedinamenti elimina un bel po' di frustrazione. Questo, unito a un sistema di parkour che è stato visibilmente riscritto prendendo in prestito le animazioni fluide, il peso e l'inerzia visti nel recente Assassin's Creed Shadows, rende l'esplorazione verticale delle città e delle foreste tropicali un'esperienza estremamente più naturale e governabile.
Ma un gioco su Edward Kenway non sarebbe nulla senza il mare. I combattimenti navali, il vero e indiscusso fiore all'occhiello dell'opera originale, sono tornati in forma smagliante. Gli sviluppatori non si sono limitati a un semplice restyling grafico, ma hanno ampliato l'arsenale a disposizione della Jackdaw.
Ora possiamo contare su un maggior numero di armamenti e opzioni tattiche per affondare i galeoni nemici. Per bilanciare questa potenza di fuoco extra, la difficoltà generale delle battaglie in mare aperto è stata leggermente innalzata.
Le navi avversarie manovrano in modo più aggressivo e i forti costieri sembrano picchiare molto più duro. Non c'è nulla di inutilmente complesso o frustrante: è una curva di difficoltà perfettamente coerente con la devastazione che ora possiamo scatenare dai nostri ponti di babordo e tribordo.
Novità in quantità e un nuovo look
L'operazione nostalgia non si ferma però alla sola riproposizione del passato. Ubisoft ha infarcito il gioco di novità sostanziose per giustificare l'acquisto anche a chi conosce la mappa caraibica a memoria.
Durante la presentazione ci è stato confermato che Black Flag Resynced includerà oltre sei ore di contenuti totalmente inediti, con una campagna ampliata che abbiamo già saggiato in la prova di Black Flag Resynced.
Nel mio provato ho potuto scalfire solo la superficie di queste aggiunte, ma ho notato nuove opzioni di dialogo che approfondiscono la lore, ho intravisto all'orizzonte sagome di isole mai mappate prima e ho fatto la conoscenza di nuovi compagni di viaggio arruolabili per la ciurma, ciascuno legato a inedite questline e cutscene che promettono di arricchire ulteriormente il già sfaccettato arco narrativo del capitano Kenway.
Tutto questo è mosso dalla nuova, scintillante versione dell'Anvil Engine, la stessa tecnologia proprietaria che abbiamo imparato ad ammirare in Shadows. Sulla configurazione PC MSI che ho avuto in dote, l'impatto visivo era decisamente soddisfacente.
La gestione dell'illuminazione volumetrica, i riflessi del sole sulle onde increspate del mare caraibico e la densità della vegetazione lussureggiante restituivano un quadro tutto sommato più che godibile. Ma il vero passo in avanti è certamente, e finalmente, l'assenza di caricamenti: passare dal timone della nave allo sbarco sulla spiaggia di un'isola avviene con continuità e senza blocchi.
Tuttavia, come spesso capita nei remake che non vogliono riscrivere da zero ogni singolo asset, il peccato originale del passato a volte fa capolino. Se l'acqua e gli ambienti aperti sono "current-gen" a tutti gli effetti, su altri elementi il trucco regge meno.
Ho notato alcune texture delle rocce meno definite rispetto al resto dell'ambiente, e la resa dei capelli di alcuni personaggi secondari durante i primi piani nelle cutscene risultava un po' datata, creando uno strano stacco qualitativo rispetto alla magnificenza generale.
Chiariamo: si tratta di sbavature fisiologiche in produzioni di questa scala, che non intaccano il lavoro certosino svolto dagli art director, ma che a un occhio clinico non possono sfuggire.
Ottima e rassicurante, infine, la conferma che il titolo godrà di un doppiaggio completo e curato in lingua italiana, mantenendo la tradizione storica della serie.