Anteprima

Man O' War: Corsair

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a cura di Daniele Spelta

Redattore

L’universo di Warhammer è sfruttato in ambito videoludico dalla notte dei tempi, ma raramente si è visto un periodo così ricco di titoli basati sulla licenza di Game Workshop: l’oramai prossimo Total War: Warhammer può essere considerata la ciliegina sulla torta, ma non vanno di certo tralasciati gli ottimi Warhammer 40.000: Space Marine, Mordheim: City of the Damned ed il recentissimo Battlefleet Gothic: Armada, giusto per citarne alcuni. Viceversa, se tante sono le buone produzioni, altrettante sono le pecore nere, titoli che, al di là del celebre setting, sono presto finiti nell’oblio, cancellati dalla memoria di tutti i giocatori. Ecco, Man O’War: Corsair potrebbe tranquillamente finire in questa poco felice lista, anzi, ci spingiamo oltre, il gioco sviluppato da Evil Twin Artworks avrebbe tutte le carte in regola per fregiarsi del poco onorifico titolo di erede spirituale di quel capolavoro del trash che prende il nome di Raven’s Cry, e non solo per l’ambientazione piratesca. Il condizionale è però d’obbligo, dato che Man O’War: Corsair attualmente si trova in fase di Early Access, i contenuti sono numericamente esigui ed il progetto è ancora molto lontano dal punto di arrivo. Ma se il buongiorno si vede dal mattino…
Combattimenti navali e non solo
L’arretratezza del codice appare evidente fin dalle primissime battute del gioco, anzi già dal filmato introduttivo, del tutto contemporaneo se ci trovassimo nel 2008, o forse anche un paio di anni prima. Tornando al presente, in Man O’War: Corsair, la prima cosa che ci si trova a compiere è la creazione del proprio corsaro 2.0, azione che richiede sì e no due minuti, visto che l’unica fazione selezionabile è quella degli umani e l’editor permette solo di scegliere il sesso ed il nome del personaggio, che ovviamente noi abbiamo chiamato Horatio McAllister, Arrr per gli amici. Superata in agilità questa fase, si viene subito gettati fra le onde, esattamente nel bel mezzo di uno scontro a fuoco tra le navi imperiali e quelle battenti bandiera nera e teschio con ossa incrociate. In questo primo combattimento vengono appresi i comandi di gioco, sia quelli per alzare, ammainare la bandiera e ruotare il timone, sia quelli per esplodere i colpi con i cannoni laterali. Se siete appassionati di giochi di questo genere, avrete certamente apprezzato il raffinato combat system di Naval Action, dove la traiettoria delle palle di ferro doveva essere calcolata al centimetro, dove governare una pesante nave in mezzo alle onde richiedeva una certa maestria ed il vento era una variabile da tenere sempre sott’occhio. Purtroppo, per via di un approccio molto più arcade, le battaglie navali di Man O’War: Corsair non riescono affatto a restituire lo stesso feeling e tutto risulta fin troppo immediato, con i colpi che vanno a segno nella maggior parte dei casi, anche quando la direzione del fuoco, segnata a video da una vistosa freccia, non è esattamente centrata sul bersaglio, e con i tempi di ricarica fin troppo brevi, che portano i duelli a durare non più di una manciata di minuti. Insomma, il combat system di Man O’War: Corsair non è certo dei più raffinati e spesso si finisce con lo sparare alla cieca, ma per fortuna non tutto è da buttare via: i ritmi sono sempre serrati e la rapidità dell’azione riesce comunque a rendere interessanti le battaglie, sostenute inoltre da musiche epiche ed incalzanti. Pregevole inoltre il design delle imbarcazioni, in particolar modo quelle degli orchi, perfettamente calzanti con l’universo di Warhammer.
Man O’War: Corsair non è però solo un gioco di combattimento fra navi: per rendere più ricco il loro prodotto, gli sviluppatori hanno infatti voluto inserire anche delle fasi TPS che, tastiera e mouse alla mano, si sono rivelate tanto semplicistiche quanto poco riuscite e mal fatte. Nel nostro primo combattimento in terza persona, avvenuto nella seconda parte del tutorial, abbiamo affrontato niente poco di meno che un megalodonte, un enorme squalo da ricacciare nelle profondità marine a suon di colpi di fucile. Tralasciando la grottesca situazione di dover affrontare un mostro che sembrava essere uscito da uno dei tanti film dell’Asylum e limitandoci al solo gunplay, quest’ultimo è piuttosto difficile da descrivere, in quanto le armi non hanno alcun feedback, non è esiste l’animazione della ricarica dei colpi e si fa inoltre davvero fatica a capire se e quanto danno si sta infliggendo al nemico di turno. La situazione peggiora drasticamente quando ci si trova poi a dover affrontare più nemici contemporaneamente, umani od orchi che siano, perché, quando il ponte della propria nave si riempie di corpi, non si capisce più assolutamente nulla e, fra fiamme e fumo in bassa definizione, la soluzione migliore è premere in modo frenetico il tasto sinistro del mouse sperando di far centro su qualche cosa. 
 
I contenuti dell’Early Access
Nel nostro primo contatto con Man O’War: Corsair abbiamo avuto modo di testare solo alcune delle meccaniche che in futuro saranno presenti nella campagna single player, così come abbiamo potuto navigare solo fra poche città attualmente presenti, fra cui Erengrad, Norden e Neue Emskrank. Fra i contenuti già disponibili figurano comunque le missioni, selezionabili quando ci si trova fra le mura di un porto: queste ultime non brillano certo per varietà e le richieste si limitano all’eliminazione di un terribile pirata o alla distruzione di una flotta di razziatori Greenskins, ma il solo fatto di trovarsi all’interno del mondo di Warhammer, con le sue atmosfere cupe e dai forti toni dark fantasy, riesce il più delle volte a renderle interessanti. Inoltre, a differenza di quanto accade nel sopra citato Naval Action, grazie all’abbondanza della ricompensa che si riceve quando viene raggiunto l’obiettivo, in Man O’War: Corsair la progressione risulta molto veloce e non si è quindi costretti a passare quelle lunghe e noiose ore di farming per acquistare una nave più potente, più resistente e più rapida. Sempre per rimanere in tema di imbarcazioni, queste ultime possono anche essere riparate e potenziate, così come dotate di nuove batterie di cannoni. Naturalmente, anche la ciurma va rinfoltita, sia con dei semplici mozzi utili negli arrembaggi, sia con dei fucilieri, questi ultimi gestibili direttamente dal giocatore quando si è nel bel mezzo delle fasi di shooting. In Man O’War: Corsair, affondare le navi e dare la caccia agli orchi non è però tutto: nei vari porti è infatti presente anche il mercato, dove, acquistando e vendendo spezie, tessuti e cibo, si riesce a far soldi in tutta tranquillità, a meno che il vostro carico non susciti l’interesse di una flotta di pirati o che sul tragitto non si presenti un mostro marino affamato di esseri umani. Di questi tempi non è raro imbattersi in titoli in accesso anticipato dove, già dopo pochi minuti di gioco, non si sa davvero più cosa fare, ma fortunatamente Man O’War: Corsair non rientra affatto in questa schiera e, se già da ora fra missioni, mercato e combattimenti navali, il titolo garantisce svariate ore di gameplay, dando un’occhiata alla road map pubblicata dagli sviluppatori sul sito del gioco, si ha tutta l’impressione che Man O’War: Corsair possa diventare un prodotto pressoché infinito.
   
Capitano… Abbiamo un po’ di problemi
Avete presente la giostra dei corsari di Gardaland? Quella dove i pupazzi-robot muovono la bocca ed il suono arriva dopo qualche secondo, dove i mostri marini fanno più ridere che paura e dove gli effetti speciali sono presi in prestito da un film nord-coreano? Ecco, se ce l’avete in mente, quella attrazione vi ricorderà molto da vicino la realizzazione grafica di Man O’War: Corsair, che definire arretrata sarebbe un complimento. Naturalmente il gioco si trova ancora in fase di Early Access e ci aspettiamo che il prodotto finito sia completamente diverso, ma per ora la mancanza di animazioni, le compenetrazioni fra i poligoni, gli effetti particellari di bassissima qualità, i bug ed i glitch rendono la situazione piuttosto tragicomica, soprattutto quando si va all’arrembaggio di una nave nemica e si entra nelle fasi di third person shooting. Anche grazie ad un framerate molto instabile e ad uno stuttering pressoché continuo, riuscire a capire quello che avviene su schermo è davvero impossibile e di conseguenza non si ha mai la certezza di colpire un orco, un pirata, uno zombie o, viceversa, un membro nel proprio equipaggio, anche perché spesso i corpi si fondono tutti assieme creando una massa unica ed indefinita. Come abbiamo già detto, ci si ritrova così il più delle volte a far fuoco alla cieca, sperando di far centro e, quando questo miracolosamente avviene, il nemico colpito o semplicemente si accartoccia su se stesso come un pupo siciliano a cui sono stati tagliati i fili, oppure sparisce nel nulla. Non possono mancare poi di certo svariati bug, alcuni anche piuttosto divertenti, altri solamente fastidiosi: non è quindi raro incrociare il cammino con un pirata nemico ed accorgersi che quest’ultimo sta fissando il vuoto e, magari sparando in tutt’altra direzione, riesce anche a colpirvi. Inoltre, almeno in un paio di occasioni, dopo aver eliminato a fatica tutta la ciurma che stava provando ad assaltare la nostra nave, il gioco si è semplicemente bloccato, con le due imbarcazioni incagliate l’una con l’altra, senza possibilità di proseguire sulla nostra rotta: l’unica soluzione è stata a quel punto il caricamento di un salvataggio precedente. Infine, molte animazioni sono attualmente del tutto assenti, e così, quando si procede con un abbordaggio, la nave esegue una sorta di scivolata laterale e, grazie a quello che assomiglia a tutti gli effetti ad un teletrasporto, gli scafi cozzano ed inizia la battaglia corpo a corpo.
Nella maggior parte dei giochi, il ciclo giorno-notte ed i cambiamenti climatici sono un valore aggiunto: in Man O’War: Corsair non proprio. Vedere la propria imbarcazione oscillare in preda alle onde alzate da una tempesta, mentre nelle cuffie rimbomba in lontananza un tuono, aumenta certamente il senso di immedesimazione, peccato che l’acqua passi praticamente attraverso il fondo dello scafo e, grazie a questa spettacolare compenetrazione, i marinai appaiano sommersi fino alle ginocchia. Terminiamo l’analisi di questo accesso anticipato dando una rapida occhiata ai requisiti, dove nei minimi, alla voce scheda grafica, figura una vetusta Nvidia GTX 280, mentre nei raccomandati fa la sua apparizione l’immancabile Nvidia GTX 970. Praticamente, fra i requisiti minimi ed i consigliati intercorrono ben sette generazioni di schede grafiche.

– L’universo di Warhammer è sempre affascinante

– Nonostante tutto, i combattimenti navali risultano divertenti

– I piani futuri di Evil Twin Artworks sono decisamente interessanti

Nel caso in cui non lo abbiate ancora capito, acquistando adesso Man O’War: Corsair avrete fra le mani un prodotto tutt’altro che finito, più che nei contenuti tutto sommato sufficienti, nella realizzazione tecnica, con un comparto grafico che sembra provenire da un’altra generazione e con bug e glitch che si presentano di continuo. In ogni caso, se siete appassionati del mondo di Warhammer e vi affascina la possibilità di combattere fra le acque infestate da orchi, imperiali e morti viventi vi consigliamo di tenere gli occhi puntati su Man O’War: Corsair, soprattutto nella speranza che vengano mantenute le promesse degli sviluppatori, i quali parlano di update con cadenza mensile, e che la road map delle future e numerose novità venga rispettata.

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