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Alaloth: Champions of the Four Kingdoms | Anteprima – Non chiamatelo soulslike

Un RPG isometrico che omaggia i grandi classici, e non solo.

Sin dall’annuncio, Alaloth: Champions of the Four Kingdoms ci è sembrato uno di quei titoli su cui puntare senza troppe remore. Gamera Interactive ha infatti messo sul piatto un gioco che è prima di ogni altra cosa un omaggio al fantasy più cupo e oscuro, costruendoci sopra un’avventura dai toni epici nella quale vediamo intrecciarsi rivalità geopolitiche che traggono spunto anzitutto da alcuni classici giochi di ruolo cartacei.

Piattaforma:
PC
Genere:
gioco-di-ruolo
Data di uscita:
Sviluppatore:
Gamera Interactive
Distributore:
Gamera Interactive

Tuttavia, il potenziale di Alaloth: Champions of the Four Kingdoms risiede anche e soprattutto in quella struttura di gioco vecchio stampo, che omaggia pietre miliari del passato come Baldur’s Gate. Insomma, un RPG isometrico vecchia scuola verso cui Gamera ha speso soldi, energie e risorse, al fine di dare al pubblico un prodotto che lasciasse il segno, in un epoca storica in cui i soulslike la fanno da padrone. Perché se la visione del team e i presupposti alla base del progetto sono senza alcun dubbio nobili, solo vedendo il gioco in azione abbiamo potuto farci un’idea più chiara di ciò che ci aspetta.

Nel corso di un digital press tour in compagnia di Alberto Belli – Founder & CEO di Gamera – abbiamo infatti potuto sbirciare a una build pressoché finale di Alaloth, il tutto mentre la data di uscita si avvicina passo dopo passo: il gioco è infatti atteso al momento durante l’estate 2022.

La trama alla base dell’opera è la stessa di sempre, lasciando da parte chissà quali velleità di sceneggiatura e andando a toccare una storia che sembra essere uscita dai racconti carta e penna di un qualsiasi autore fantasy del passato (o master di Dungeons & Dragons): siamo in un’epoca indefinita di un passato ignoto. Una foschia oscura e terribile anticipa il ritorno sulla Terra di una minaccia che si credeva dimenticata nel tempo: il temibile Alaloth si sta infatti per risvegliare, ed è assettato di vendetta.

C’erano una volta i quattro regni

I quattro regni (di umani, elfi, nani e orchi) vengono presto avvolti nella disperazione e nel terrore, tanto che ogni razza sarà chiamato a eleggere il proprio campione, un eroe valoroso chiamato a sconfiggere l’abominevole. Per farlo, l’intrepido paladino del bene dovrà esplorare in lungo e in largo il continente del gioco, parlando con tutti coloro che potranno aiutarlo in questa impresa apparentemente senza speranza. Per impedire l’avvento di Alaloth sarà infatti necessario ritrovare i quattro artefatti dispersi nel mondo di gioco, gli unici elementi in grado di aprire l’accesso agli inferi, la zona chiamata Fifth Kingdom.

Il concept di Alaloth: Champions of the Four Kingdoms strizza l’occhio al leggendario Moonstone (1991), non nascondendo infatti un amore per i giochi di ruolo occidentali piuttosto palese.

Tutto il gioco è infatti costruito sulle basi di un sistema ruolistico grazie al quale il mondo vive anche in relazione allo scorrere del tempo: giorno dopo giorno Alaloth si avvicina al risveglio e man mano che ciò accadrà il mondo di gioco si farà sempre più sporco e corrotto. Recuperare gli artefatti in tempo sarà quindi una priorità, visto che più tempo passerà maggiori saranno i pericoli e le insidie attorno a noi, con creature e mostruosità di ogni tipo sempre più determinate a sconfiggere i quattro campioni.

Il tempo stringe: Alaloth sta per tornare

Anche in questa ultima build che abbiamo avuto il piacere di visionare coi nostri occhi, i regni delle quattro razze risultano caratterizzati sin nei minimi dettaglio, grazie alla scelta di uno stile caratteristico per ciascuna regione (musiche incluse).

L’architettura elfica non avrà infatti nulla a che vedere con le roccaforti degli umani, senza dimenticare che anche gli orchi avranno il loro retaggio culturale specifico. Il mondo di gioco di Alaloth: Champions of the Four Kingdoms appare infatti vivo e pulsante, con personaggi e NPC che espanderanno la lore a ogni piè sospinto, raccontandoci dei meccanismi politici e non che regolano la convivenza tra le varie razze. Gamera Interactive non ha quindi lasciato tutto al caso, lasciando intravedere una passione per il fantasy che va ben oltre ogni più rosea aspettativa.

Tutta la struttura del titolo si basa quindi sul canone del gioco di ruolo cartaceo, tanto che la visuale a volo d’uccello non farà altro che accrescere questa sensazione. La mappa, più vasta di quanto potessimo sperare, è inoltre un’aggiunta non da poco, visto e considerando che potremo esplorare quasi ogni anfratto di questo mondo fantasy le cui location non sembrano tradire mai un fastidioso effetto copia e incolla.

Ad aiutarci nel corso delle varie peregrinazioni nei quattro regni interverranno anche le cavalcature, le quali varieranno in base a velocità e capacità di trasporto, aiutando il paladino nei suoi spostamenti.

Sarà quindi facile perdere per ore ore esplorando ogni anfratto, alla ricerca di documenti od oggetti extra, visto e considerato che l’assenza di un qualsivoglia tipo di fast travel – precisa scelta di design piuttosto che una lacuna in senso stretti – aiuterà ancora di più a farci sentire parte integrante di un mondo in cui lo scorrere del tempo non è solo una caratteristica di contorno, bensì anche e soprattutto un vero e proprio elemento del gameplay sotto mentite spoglie.

La possibilità di imbarcarsi in missioni secondarie grazie a un sistema a bacheca che ricorda da vicino quanto visto nel bellissimo The Witcher 3 Wild Hunt, renderà il tutto ancora più deliziosamente fantasy.

Nonostante il successo di giochi come Elden Ring (che trovate su Amazon a prezzo molto interessante), Alaloth: Champions of the Four Kingdoms preferisce non finire nel calderone del soulslike, andando a saccheggiarne piccoli elementi specifici e innestandoli nella sua struttura base.

Le zone caratterizzate dalla presenza di nemici metteranno sul piatto scontri dal sapore hardcore, che richiederanno una giusta dose di pianificazione strategica, visto e considerato che anche la scelta di armi e armature dovrà essere selezionata in base al tipo di nemici che ci prepareremo ad affrontare.

Dungeon stretti e labirintici, uniti ad altri di proporzioni più generose saranno palcoscenico di scontri all’arma bianca in cui il giusto tempismo la farà da padrone, visto e considerato che spesso ci ritroveremo letteralmente accerchiati dagli avversari, cosa questa che necessiterà una buona dose di strategia e un utilizzo moderato di stamina.

Gli shrine, ossia i santuari che raggiungeremo sotto forma di fantasma una volta che saremo caduti in battaglia, ci daranno modo di ripartire ogni qual volta verremo uccisi da un  nemico, tentando al contempo di recuperare l’equipaggiamento perduto (a patto che qualche altro personaggio non se ne sia già impossessato, per nostra somma sfortuna).

Un soulslike isometrico realizzato da un team italiano amante del genere fantasy? Se la definizione è sicuramente vincente sulla carta, Alaloth: Champions of the Four Kingdoms è molto di più. Alberto Belli e il team Gamera hanno infatti pensato a un gioco che si basasse prima di tutto sull’ossatura alcuni grandi classici del passato, non negandosi però alcune incursioni nel genere che ha reso celebre Dark Souls e soci, senza necessariamente copiarne la struttura ludica.

Se il combat system – coreografico e incredibilmente solido – va di pari passo a un’esplorazione fin troppo approfondita per un titolo del genere, è decisamente rassicurante notare come Alaloth non voglia in alcun modo prendere per mano il giocatore inesperto, preferendo piuttosto un approccio rigido e composto, ma mai inutilmente punitivo.

E in questo, Champions of the Four Kingdoms sembra essere un gioco davvero straordinario, nato da un’ispirazione per l’epica fantasy che non può – e non deve – passare inosservata.

Piattaforme: pc
Alaloth: Champions of the Four Kingdoms sembra essere non solo un omaggio appassionato a un genere videoludico mai del tutto scomparso, ma anche e soprattutto un gioco in grado di sprizzare amore e passione verso il fantasy da tutti i pori. Se l'RPG di Gamera riuscirà ad accostarsi a grandi classici come Baldur's Gate o Moonstone lo scopriremo solo durante l'estate 2022, periodo in cui saremo chiamati a salvare i quattro regni.

Pro

  • Una lore immensa e dettagliata
  • Sistema di gioco ricco di sfumature
  • Tecnicamente delizioso

Contro

  • Potrebbe non andare giù agli amanti dei moderni soulslike