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Age of Empires III: Definitive Edition | Recensione – La chiusura della nuova trilogia

Age of Empires III: Definitive Edition riporta sotto i riflettori l'episodio più controverso della serie strategica a marchio Microsoft

Age of Empires: Definitive Edition ha dato nuova linfa vitale ad un gioco appartenente ad un’altra era storica e ha reso moderno il primo capitolo della celebre saga RTS nata dalla mani di Microsoft ed Ensable Studios. Age of Empires II: Definitive Edition è semplicemente un’opera enciclopedica senza rivali.

Age of Empires III: Definitive Edition

Piattaforma:
PC
Genere:
strategico
Data di uscita:
Sviluppatore:
Forgotten Empires, Tantalus Media
Distributore:
Microsoft

Si tratta di una raccolta omnicomprensiva degli innumerevoli contenuti creati per il secondo episodio ed è andato a ritoccare piccole sfumature in termini di gameplay per render ancora più attuale quello che, senza ombra di dubbio, resta uno dei più celebri esponenti del genere, un titolo su cui non è mai calato il sole grazie alla community dei modder e alla scena competitiva.

Invece, quale è l’obiettivo di Age of Empires III: Definitive Edition? Il discorso si fa un po’ più complesso.

Un passo in avanti, ma con meno slancio

Partiamo dalla novità più evidente: la rinnovata veste grafica. Nelle due precedenti riedizioni lo stacco grafico era netto se paragonato alle versioni originali – rispettivamente risalenti al 1997 e al 1999 – e il lavoro svolto sul comparto tecnico da parte di Forgotten Empires e Tantalus Media aveva evidenti ricadute anche in termini di gameplay e accessibilità.

Con Age of Empires III: Definitive Edition la differenza si fa meno evidente, se non altro per la minore distanza temporale che lo separa dal fratello maggiore. Questo non significa che le migliorie siano semplici dettagli su cui soprassedere con leggerezza. La maggiore risoluzione, le texture in alta definizione e le animazioni più fluide si notano sin dalla prima partita, ma l’effetto non è così dirompente come nelle altre Definitive Edition.

Il vero passo in avanti avviene nella fisica e negli effetti che accompagnano le immancabili distruzioni degli edifici, così come nelle cut scene girate direttamente con il motore di gioco: non siamo di fronte a cinematiche degne di un Oscar, ma in questo aspetto Age of Empires III: Definitive Edition è un RTS moderno degno di questo aggettivo.

Una bellezza distruttiva

Pregi o difetti?

In termini di gameplay, la filosofia adottata dagli sviluppatori resta la medesima impiegata nei restauri effettuati sui primi capitoli ed Age of Empires III: Definitive Edition si configura più come un’opera conservativa. Se questo approccio non ha destato il minimo dubbio in passato, con questo terzo capitolo il giudizio muta per il materiale di partenza e, se siete fra quella fetta di giocatori che al suo tempo mal digerì gli elementi di rottura, qui c’è ben poco che vi farà cambiare idea.

Tutti i punti di debolezza – o per lo meno quelli attorno ai quali i fan non hanno mai smesso di discutere da oltre quindici anni – tornano infatti a galla nonostante il tempo trascorso. Stiamo sempre parlando di un RTS tradizionale, che ruota attorno ai canonici sistemi fatti di raccolta delle risorse, base building, arruolamento delle truppe e conseguenti offensive, il tutto condito da un minor livello di micromanagement dovuto alle code per il reclutamento più rapide, un minor numero di risorse da raccogliere e l’assenza dei punti di raccolta e i conseguenti spostamenti dei cittadini.

Un classico assedio in Age of Empires

A differenza degli altri due capitoli, Age of Empires III: Definitive Edition presenta oggi come allora delle fazioni maggiormente caratterizzate, che spingono il giocatore a specializzarsi e non a sperimentare e a spaziare fra le varie civiltà partita dopo partita. Oltre alle unità, alle tecnologie e agli edifici, le differenze più marcate nascono dalla presenza delle città madri e dei mazzi di carte.

Ad ogni potenza corrisponde infatti una base – che si riduce ad una schermata statica – a cui sono associati bonus da sfruttare durante le partite nel momento in cui si accumula una quantità sufficiente di punti esperienza. Questi rinforzi simulano le spedizioni ricevute dalle colonie e i rinforzi sono di vario genere, da nuove unità a risorse aggiuntive, passando anche per edifici e upgrade, potenziamenti che possono essere modificati a piacere costruendo dei veri e propri mazzi.

Ritornano le città madri

Questo sistema all’apparenza aggiunge un ulteriore grado di strategia, ma presta anche il fianco a parecchie critiche. Durante i match online, questi rinforzi piombano sul campo senza troppo preavviso e possono far variare il corso della partita con un capovolgimento repentino, mentre nelle campagne le città madri e le carte sono state semplicemente implementate in modo approssimativo e possono anche entrare in conflitto con gli stessi obiettivi.

Ad esempio, durante una missione alla guida delle popolazioni native del nord America non potevamo reclutare alcun cittadino e l’unico modo per procedere con la costruzione della base era liberare alcune unità civili tenute prigioniere. Peccato però che l’ostacolo sia stato agilmente superato richiedendo una spedizione dalla città madre che, in pochi secondi, ci ha rifornito di un paio di lavoratori.

Oltre a questi inciampi di design, ce ne sono altri purtroppo diventati un marchio di fabbrica di molti RTS, come un pathfinding calcolato con approssimazione – se non proprio con istinto suicida – da parte delle proprie truppe, che spesso finiscono incastrate in qualche asperità o dietro degli alberi, o uno snare effect involontario e fastidioso quando si seleziona un gruppo di unità che, mosse assieme, rallenta d’improvviso mettendosi in formazione. Al contrario, bisogna tessere le lodi per il lavoro svolto sulla AI degli avversari, con le partite che a difficoltà più elevata possono diventare dei veri e propri test probanti anche per gli strateghi più navigati.

 

Se la struttura di gioco rimane pressoché identica, i maggiori sforzi da parte di Forgotten Empires e Tantalus Media si sono concentrati sugli elementi di contorno. L’interfaccia grafica ha subito un evidente restyling e può essere modificata a piacimento dal menù delle impostazioni. Sempre nelle opzioni si accede inoltre all’elenco delle varie hotkey, uno schema di comandi e scorciatoie personalizzabile a piacimento.

Anche la sovrastruttura del multiplayer è stata aggiornata e permette ora di creare partite cross-play tra i giocatori in possesso della versione Steam e Microsoft, ci sono mappe nuove di zecca, i server sono stati tirati a lucido e sono i medesimi sfruttati dalle altre Definitive Edition. Inoltre, per affinare la propria tecnica ed entrare a conoscenza delle sfumature tattiche e strategiche, è stata implementata una modalità spettatore.

Enciclopedia videoludica

Age of Empires III: Definitive Edition completa questa nuova trilogia 2.0 e chiude il cerchio sulla storia del brand includendo tutti i materiali sviluppati nei quindici anni di vita del titolo. Ancora una volta, l’antifona ritorna però senza troppe sorprese: a causa di un minor supporto ricevuto nel tempo, i contenuti di questa remastered sono nettamente inferiori rispetto a quelli inseriti – e dunque creati – nel remake del secondo episodio.

Sarebbe comunque da ipocriti sollevare vuote polemiche, perché di carne al fuoco ce n’è davvero tanta, a partire dalle due campagne che raccontano l’epopea della famiglia Black, un lungo romanzo storico diviso tra il Vecchio ed il Nuovo Continente, senza dimenticare le coste asiatiche toccate nel DLC The Asian Dynasties.

Qualche volto noto nelle campagne

I maggiori rimaneggiamenti sono stati effettuati sulla componente narrativa della campagna di The WarChief, che è stata parzialmente riscritta grazie al lavoro effettuato fianco a fianco dal team di sviluppo con alcuni esperti di storia e cultura delle popolazioni native. Al posto di tristi macchiette stereotipate, i personaggi e le fazioni hanno ora un background più vicino alla loro controparte reale, Irochesi e Sioux sono stati rispettivamente rinominati Haudenosaunee e Lakota – l’appellativo usato dalle stesse popolazioni per autodefinirsi – e anche alcuni edifici hanno avuto dei ritocchi in linea con questi principi, come nel caso delle miniere, sostituite dal mercato tribale.

Le introduzioni più significative in termini di fazioni riguardano però i due nuovi arrivati: gli svedesi e gli Inca. Queste due civiltà schierate sulle sponde opposte dell’oceano si sono rivelate anche molto distanti in termini di gameplay, con la popolazione scandinava più adatta ad un approccio lento, difensivo e in cui gioca un ruolo fondamentale l’attenta gestione della propria città e, nelle età più avanzate, la potenza delle bocche da fuoco. Al contrario, per l’impero mesoamericano vale più la quantità che la qualità e i suoi eserciti possono travolgere come il mare in piena le difese avversarie con il numero maggiore di truppe, oppure semplicemente convertire le unità nemiche tramite le proprie sacerdotesse. Il caro vecchio wololo è ritornato.

Dando uno sguardo complessivo alla città madre, ad alcuni edifici – come le case Kancha che generano cibo in modo passivo e offrono un tetto a ben dodici unità – e soprattutto ai fastidiosissimi arcieri con frecce velenose, emerge però qualche dubbio riguardo il bilanciamento degli Inca, che i giocatori più navigati riusciranno a sfruttare grazie a sinergie davvero letali.

Con le loro frecce avvelenate, gli arcieri Inca sono un'arma letale

Con gli ultimi arrivi, le fazioni arrivano ad un totale di sedici, una cifra ragguardevole ma, ancora una volta, inferiore se paragonata a quanto proposto dal già troppe volte citato secondo capitolo.

Il confronto penalizza Age of Empires III: Definitive Edition anche se si analizzano contenuti in singleplayer. Oltre alle tre campagne, le modalità di gioco sono state arricchite solamente dalle battaglie storiche – una serie di missioni standalone alla guida di alcune figure celebri dell’età delle esplorazioni – e da un tutorial allargato chiamato The Art of War, una manciata di brevi sfide da portare a termine in un tempo limite e che esplorano alcune meccaniche basilari riguardanti la gestione economica o l’impiego dell’esercito.

Se volete unirvi al mondo di Age of Empires III: Definitive Edition potete acquistare il gioco in copia digitale.

7,0

Age of Empires III: Definitive Edition

Piattaforme: pc
Age of Empires III: Definitive Edition può essere valutato in due modi. Se si analizza solo il lavoro svolto in termini di rifacimento grafico, di rinnovamento per l'UI e di ammodernamento per il multiplayer, il giudizio è decisamente positivo e, come nel passato, Forgotten Empires e Tantalus Media superano l'esame a pieni voti, nonostante una minor quantità di nuovi contenuti per quel che riguarda fazioni e campagne. Se si guarda però il gioco in sé, le opinioni si fanno più contrastanti, perché questa edizione si trascina dietro tutte le perplessità legate all'Age of Empires III pubblicato nel 2005, soprattutto in termini di meccaniche di gioco e per via di un pathfinding problematico

Pro

  • Garantisce numerose ore di sana strategia...
  • Graficamente tirato a lucido
  • Molto più moderno di altri RTS e con un peso minore per il micromanagement
  • Tanti piccoli aggiustamenti sulle interfacce e nelle opzioni

Contro

  • ... Ma perde il confronto con il secondo capitolo
  • Nel bene e nel male, resta identico alla versione originali per le meccaniche di gioco
  • Presenta un po' tutti i difetti cronici del genere
7,0