Your Name

Recensione
A cura di DjPralla - 23 Gennaio 2017 - 0:00

Il 23, 24 e 25 gennaio arriva nei cinema il fenomeno che sta riscrivendo la storia dell’animazione giapponese avendo realizzato già 281 milioni di dollari di incassi sul mercato internazionale, pur non essendo ancora disponibile in tutti gli stati previsti, come Italia e USA. Un risultato che va a sorpassare quanto registrato da La città incantata di Studio Ghibli e Miyazaki, unico film d’animazione giapponese che ad oggi abbia mai vinto il tanto ambito Oscar, fermatosi a 275 milioni. Quindi, cos’ha portato 7 giapponesi su 10 a vedere questo film che da agosto a oggi è ancora nei cinema?
Your Name
Una storia semplice ma sorprendente
Per chi ancora non l’avesse capito, stiamo parlando di Your Name. l’ultimo film di Makoto Shinkai e Comic Wave Films, edito in Italia grazie a Dynit e Nexo Digital. La storia segue le vicissitudini di Mitsuha, una studentessa che vive con sofferenza in una piccola città rurale, la quale desidera una vita più movimentata e moderna nella grande e affollata Tokyo. Dall’altra parte del sogno c’è invece Talki, uno studente del liceo che vive proprio nella città dei desideri, ha un lavoro part time in un ristorante, ma vorrebbe dare maggiore sfogo alla sua capacità di disegno architettonico oltre che avvicinarsi di più alla capo cameriera. I due iniziano a fare strani sogni in cui l’uno vive la vita dell’altro, ma non impiegheranno molto per scoprire che in verità non si tratta di sogni. Una storia dai presupposti semplici, tanto da poter sembrare banale, ma che nella parte iniziale riesce a catturare l’attenzione dello spettatore con piccoli espedienti scenici, fino a svilupparsi nella seconda grazie a un climax di un impatto tale che difficilmente ci si potrebbe aspettare. Una storia che va oltre alle semplici questioni di scambio dei posti o dell’amore adolescenziale, ma si pone delle domande sulla spiritualità della vita, su come due anime possano essere legate nonostante lo spazio e il tempo, e riesce a trattare anche argomenti più drammatici che sono stati evitati dall’animazione giapponese negli ultimi anni.
Your Name
In Your Name. si va a riassumere tutta l’esperienza che il regista ha raccolto negli anni con le sue precedenti opere. In questo caso, come in molti precedentemente, Shinkai si prende cura di soggetto e sceneggiatura, oltre che ovviamente della regia, lasciando il disegno dei personaggi a Masayoshi Tanaka, del quale potete riconoscere la matita in altre opere come Ano Hana, High School of The Dead o in The Anthem of the Heart, ancora inedito in Italia. Libero da questa incombenza, Shinkai spinge l’acceleratore su ciò per cui è diventato famoso: i paesaggi. Your Name. diventa quindi un generatore automatico di cartoline, con viste mozzafiato che trovano la loro massima espressione in eccezionali timelapse, pressoché inediti fino ad oggi nel campo dell’animazione giapponese, specialmente con questo livello di dettaglio. Disegni che lasciano da parte l’iper tecnicismo de Il giardino delle parole (che in questa pellicola riceve diverse citazioni) o di 5cm per Second, ma che restituiscono panorami puliti e come al solito estremamente vicini alla controparte fotografica. In più occasioni nel corso del film prenderanno il sopravvento le canzoni di Radwimps, usate ai fini narrativi per accelerare alcune situazioni oppure sottolineare l’enfasi emotiva in altre. Per quanto concerne l’adattamento in lingua italiana è stato svolto un ottimo lavoro, in linea con l’operato a cui Dynit ha abituato il mercato, che solo in alcuni passaggi scivola su elementi purtroppo difficilmente traducibili. Anche le voci italiane di Manuel Meli e Emanuela Ionica riescono a trasporre fedelmente il volere del regista.






Your Name. inizia sussurrando, come da tradizione per i personaggi scritti da Shinkai e finisce gridando in un’esplosione di sentimenti. Nonostante quando se ne debba parlare si finisce sempre a elencare solamente i pregi, l’ultima fatica shinkaiana non è esente da difetti, come piccoli buchi di trama e poche altre inezie, ma guardando l’immagine nel suo complesso questi spariscono sommersi da disegni dal dettaglio elevatissimo, personaggi e situazioni ben scritte, ma soprattutto una regia di personalità che non ha paura di rischiare. Che sia forse l’anno buono per vedere di nuovo un giapponese alzare la statuetta?




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