Vacant, recensione dell’avventura grafica investigativa di H. L. Nunnelly

Recensione
A cura di Domenico Musicò - 17 Settembre 2017 - 0:00

Uscito in accesso anticipato un paio di mesi fa e pubblicato nella sua interezza da qualche giorno, Vacant ha sin da subito destato interesse per alcuni elementi narrativi capaci di stuzzicare la nostra curiosità. Trattandosi di un punta e clicca non poteva essere altrimenti, e sebbene si tratti di un gioco sviluppato da una sola persona, pareva potesse offrire diversi ottimi spunti senza dover cadere nei soliti cliché del genere. In realtà, Vacant deve fare i conti con l’idea su cui si basa e col suo sviluppo, forse troppo complesso per la sola H. L. Nunnelly.

Eye to Eye
Basato proprio sulla graphic novel omonima della stessa H. L. Nunnelly, Vacant è un’avventura investigativa in salsa science fiction che segue le vicende di Jade Brigdett. La giovane donna è una tirocinante di una misteriosa agenzia governativa chiamata “The Eye” al suo primo giorno di lavoro, che per l’occasione viene assegnata a un caso che prevede la ricerca di tre persone. Si pensa che i tre individui siano morti, ma non esistono prove a suffragio di quest’ipotesi. Nel corso del gioco sarà suo dovere riuscire a trovare loro e il presunto colpevole, assieme all’ufficiale in comando Hayze e il suo partner Jin.
Così come accaduto alle probabili vittime, durante le investigazioni Jade riceverà strani messaggi e chiamate, come se in qualche modo volessero anticipare la sua prossima sparizione. Non sa se potrà evitarlo ma dovrà andare a fondo alla faccenda e parlare coi personaggi presenti, alcuni misteriosi, altri bizzarri e completamente inaspettati, appartenenti a un’altra razza.
Di Vacant è interessante soprattutto il suo mondo dai contorni inquietanti, fatto di luoghi familiari ma in qualche modo “sbagliati”, i quali si uniscono a una storia che tutto sommato regge fino alla fine, senza coinvolgere totalmente durante le poche ore che impigherete per arrivare alla conclusione, che tra l’altro può variare a seconda di alcune scelte adottate.
Se da una parte è apprezzabile la volontà di realizzare alcuni personaggi fuori dagli schemi e per nulla scontati, il tenore dei dialoghi è per larghi tratti sottotono, colloquiale in modo soporifero e non sempre coinvolgente. Anche le risposte che potremo dare appaiono piuttosto triviali, simili a quelle inutili dei jrpg vecchia scuola, a parte quando diverranno ficcanti per motivi legati alla trama.
Sebbene sia apprezzabile anche la presenza di alcuni argomenti trattati, come l’autismo di un personaggio che svela di non sapersi adattare a situazioni di socialità, o i continui rimandi alla sessualità di un altro, i mancati approfondimenti riducono questa intenzione dell’autrice a una mera rappresentazione della cosiddetta “diversity in gaming” che va tanto di moda oggi. Pertanto, non possiamo che considerarlo un difetto e al contempo una rappresentazione fine a se stessa.

Indovina chi
Anche dal punto di vista ludico Vacant non offre particolari guizzi creativi, e anzi presenta delle mancanze piuttosto evidenti, legate a una certa semplicità di fondo che non lascia grandi spazi di manovra all’utente. Ci riferiamo soprattutto alla scarsa interazione con gli elementi dello scenario, con quest’ultimi che si presentano in maniera piuttosto disadorna o anonima. Probabilmente è proprio la visuale isometrica a mettere a nudo le stanze più spartane, che non riescono a vantare la dovizia di particolari presente invece (di solito) nei punta e clicca bidimensionali.
In Vacant si deve dunque parlare coi personaggi per gran parte del tempo, prestando attenzione ai messaggi che arrivano sul nostro smartphone. Non esistono puzzle degni di nota né tanto meno il gioco tenta in qualche modo di mettervi il bastone tra le ruote. Questo, vista la natura del gioco, non può che essere un limite evidente.
Tanto a livello creativo, quanto per il comparto tecnico, non c’è da gridare al miracolo. Lo ricordiamo ancora una volta: Vacant è sviluppato da una sola persona ed è facile comprendere quanto la mole di lavoro possa essere ingombrante, eppure non si notano passi in avanti decisivi rispetto all’Accesso Anticipato. I modelli dei personaggi sono abbozzati, quasi vaghi, e in tal senso (a parte un paio di tratti distintivi) risultano essere piatti. Non di certo come le sagome scure e misteriose che vedrete a più riprese e su cui preferiamo tacere, ma anche qui, i limiti si notano. E si vedono anche per la grafica un po’ rozza e priva di quella necessaria fase di polishing finale che avrebbe giovato non poco per dare un’identità più forte e riconoscibile, assieme a una gradevolezza percepibile solo a tratti. Ci sono poi degli errori di spelling, qualche glitch e, nel momento in cui scriviamo questa recensione, non è possibile avviare il gioco a schermo intero: pena, l’interfaccia utente che viene distorta. Le musiche di Elena Iviel Williams sono buone, ma capita che s’interrompano anzitempo, come se venissero tagliate o “non bastassero” fino alla fine delle fasi esplorative. Insomma, Vacant ha diversi problemi, a tutti i livelli, che gl’impediscono di rappresentare una valida alternativa da pescare nel mare magnum delle avventure grafiche, ma il prezzo competitivo di 2,39 euro potrebbe spingervi a dargli una chance.


– Premessa narrativa intrigante


– Molti dialoghi sottotono e superflui
– Tecnicamente molto debole
– Soffre di sin troppe limitazioni di gameplay


5.5

Vacant è un’avventura grafica con visuale isometrica con una premessa narrativa che potrebbe intrigare, ma con diversi difetti che ne minano la godiblità generale. Dalla grafica spartana, fino ad arrivare ad alcuni dialoghi sin troppo colloquiali e privi di mordente, il gioco di H. L. Nunnelly è consigliato solo a chi davvero è un divoratore dei punta e clicca.




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