Spider-Man: Homecoming

Spidey torna a casa
A cura di YP - 4 Luglio 2017 - 0:00

È la rivisitazione del tema classico di Spider-Man ad opera di Michael Giacchino ad accompagnare il ritorno a casa dell’Uomo Ragno, e queste splendide note messe in fila con cosi tanto gusto e maestria dichiarano apertamente le intenzioni dei Marvel Studios: Spider-Man: Homecoming vuole essere un film unico, una storia mai raccontata prima, capace di divertire, appassionare, emozionare. C’è tutto in queste note: l’epicità, la freschezza giovanile, la coerenza storica di un personaggio che finalmente torna a casa per stupire, per prender davvero parte a quell’enorme progetto che è il MCU. La regia è affidata a Jon Watts, giovane e promettente regista, che dovrà dirigere un Tom Holland che fin da subito è sembrato perfetto nel ruolo di un Peter Parker adolescente e insicuro. Spider-Man: Homecoming è, alla fin dei conti, una storia d’origini, che però riesce a evitare tutti i clichè che hanno accompagnato le incarnazioni precedenti di Spidey, grazie a una regia pulita, talvolta ispirata, e a una scrittura che riesce a creare un contesto credibile, ben amalgamato all’universo di cui fa parte e, sopratutto, non è mai banale. 
Dalle stelle alle stalle
Michael Keaton è Adrian Toomes, un impiegato di una ditta edile che si occupa di ripulire le zone distrutte dalle battaglie dei Vendicatori. Il loro lavoro però verrà interrotto dalla Damage Control, apparato governativo che soppianterà la squadra di Toomes. Il sentimento di rabbia e rivalsa nei confronti di una società troppo occupata a pensare agli Avengers piuttosto che ai cittadini normali, lo porterò a diventare il primo villain del nuovo universo di Spidey: l’Avvoltoio. Partiamo da qui per raccontarvi Spider-Man: Homecoming, perché il nemico dell’Uomo Ragno è estremamente centrale e funzionale nell’evoluzione del personaggio. Michael Keaton poi è perfetto, solenne e determinato: il suo Avvoltoio è uno di quei personaggi che speriamo di rivedere il prima possibile, complice anche una scrittura semplice ma che si interseca perfettamente allo scorrere degli eventi. Peter Parker è uno sfigatello, un ragazzo insicuro che però diventa straordinario quando indossa il costume di Spider-Man regalatogli da Tony Stark durante Civil War. Il film comincia con un vlog di Peter dedicato al suo viaggio a Berlino, e capiamo subito che il ragazzo non è pronto per prendersi la responsabilità degli Avengers. La pellicola verterà tutto su questo, sulla convivenza di Peter e Spider-Man, sulla presa di coscienza di un ragazzo dotato di grandi poteri e che dovrà crescere per diventare chi è destinato ad essere. La decostruzione del personaggio è vincete: spogliare Peter del suo costume e riportarlo alle origini gli farà capire cosa è capace di fare, complice anche una situazione “dentro o fuori” scatenata dal terribile Toomes che lo obbligherà a diventare adulto in pochi minuti. In questo Homecoming Spider-Man è totalmente nuovo, rinato, perfetto: la capacità del team creativo dietro i Marvel Studios è stata quella di raccogliere l’essenza del personaggio in 2h e 13min (forse troppi, dieci minuti in meno e sarebbe stato perfetto), riuscendo a raccontarci praticamente tutto quello che dovevamo sapere del giovane Peter Parker.
L’uomo dietro la maschera
L’eta adolescenziale è complicata, immaginate poi se, in mezzo al marasma emotivo, oltre che andare a scuola dovreste anche essere Spider-Man. La “bipolarità” di Peter è tratteggiata nel modo giusto, senza eccedere ne da una parte ne dall’altra: lui vuole solo trovare il coraggio di essere chi dovrebbe essere, e nel farlo prova a stupire continuamente un Tony Stark che, nonostante abbia le scene contate con il contagocce, e per questo non è mai invasivo, tiene continuamente sotto controllo il giovane Peter. Si passa da situazioni tipicamente scolastiche a scene d’azione ben girate e dannatamente frenetiche. La CGI del costume di Spidey è elegante e mai caricaturale, complici anche diverse sequenze in cui Tom Holland il costume lo indossa sul serio. A proposito: il nuovo Peter Parker è perfetto. Nonostante Holland non convinca fin da subito, sopratutto nella prima mezz’ora, riesce poi a venire fuori con molta emotività e testardaggine di un personaggio che probabilmente grazie a lui vivrà il suo periodo cinematografico d’oro. L’uomo dietro alla maschera è fondamentale, più importante dell’Arrampicamuri. Quando Peter lo capirà, e riuscirà a diventare una persona sola, piuttosto che due individualità separate, allora Spider-Man potrà davvero compiere il suo destino.

La decostruzione del personaggio è vincente
Villain funzionale e ben contestualizzato
Perfetto equilibrio tra sviluppo narrativo e azione
Il tema di Michael Giacchino è semplicemente perfetto


Se fosse durato qualche minuto in meno sarebbe stato perfetto


9.0

Spider-Man: Homecoming è esattamente quello che doveva essere: una storia semplice, che racconta in modo unico un personaggio ancor più unico. Tom Holland è la star assoluta di un cinefumetto che rasenta la perfezione, grazie a una sceneggiatura curata, che esalta protagonista e villain, e una regia precisa, senza clamorosi meriti ma capace talvolta di creare sequenze davvero appassionanti. Ritroveremo Peter Parker nel film corale degli Avengers, ma la voglia di vedere il sequel di questo Homecoming è davvero tanta: bentornato a casa, Uomo Ragno.




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