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Spazio Mod – Dystopia

Marcia puntuale la rubrica dedicata alle mod dei nostri amati giochi pc che, dopo il brillante sparatutto multiplayer NEOTOKYO° di due settimane fa, torna oggi con un altro sparatutto multiplayer: Dystopia. Si tratta di una total conversion basata sul motore grafico Source: ancora una volta è sufficiente possedere un titolo Valve basato sul suddetto engine come ad esempio Left for Dead o l’Orange Box, assieme ad un hardware modesto considerati gli standard odierni, per poterlo giocare.

Dopo tre anni di sviluppo da parte di un team chiamato Puny Human Games, nel Febbraio del 2007 viene pubblicata la prima versione completa: è immediata la ricezione positiva da parte della critica, con numerosi riconoscimenti tra i quali Best Original Art Direction in a Total Conversion di Moddb nel 2008, ed un notevole successo in termini di pubblico: in questo senso fanno impressione i più di duecento mila download da FileFront e più di centoventicinque mila da FilePlanet. Nel Settembre del 2010 viene rilasciata la versione 1.3 di Dystopia la quale può godere del supporto ufficiale a Steam, appoggiandosi al suo Framework: non solo è così facile e comodo scaricare ed installare la mod direttamente dalla sua pagina Steam, ma si hanno a disposizione feature aggiuntive quali gli achievements in game integrati o le statistiche dei giocatori disponibili sul sito ufficiale della mod.
Si tratta ancora oggi di una delle mod più rinomate e giocate, con sempre almeno una ventina di server disponibili e sicuramente, anche negli orari meno affollati, con almeno un paio di server con giocatori attivi, se non addirittura pieni.
Jack in. Kick ass.
Anche in questa mod, come accaduto in NEOTOKYO°, si ha a che fare con un setting cyper-punk, un mondo futuristico altamente tecnologico all’interno del quale si affronteranno le fazioni dei Punks e dei Corps. Sono presenti due modalità: Phistball, che presenta analogie col gioco del calcio, ma risulta alla fine come una sorta di mini-game, veramente poco giocato e disponibile solo su 4 mappe. Assault è la modalità portante, con 10 mappe dedicate, basata su un gameplay a obiettivi, da raggiungere entro un certo limite di tempo e fortemente orientata al gioco di squadra con un team che difende e l’altro che attacca, in maniera similare a quanto accadeva in Enemy Territory o nell’omonima modalità di Unreal Tournament.
Il gameplay è basato su tre classi: Light, Medium, Heavy, ognuna con le sue specifiche caratteristiche di punti vita, scudi, mobilità ed armi disponibili: 12 primarie, tutte veramente ispirate e varie, in aggiunta alle armi secondarie, granate e strumenti per il combattimento corpo a corpo. Ogni classe deve inoltre essere equipaggiata con degli impianti, Implants, attivabili mediante la pressione dei tasti funzione, da scegliere ed usare accuratamente, visto che consumano la nostra energia, ed eventualmente da cambiare a partita in corso per contrastare le scelte del nemico. Queste saranno disponibili per il corpo e per la testa come visori di calore, rilevatori di suoni, cyberdeck, scanner, energia aggiuntiva, invisibilità, soppressore di suoni, sprint, ricarica rapida e medi-kit.
Elemento di rottura e di innovazione è la possibilità di combattere su più livelli: non solo nel mondo reale ma addirittura nel cyperspazio. Entrati attraverso specifici punti di accesso definiti Jack In Point, cosa fattibile solo se sarà stato equipaggiato l’apposito cyberdeck, sarà possibile attivare o disattivare torrette, aprire porte o realizzare direttamente un obiettivo, il tutto coordinato con quello che accade fuori dal cyberspazio, oltre che ovviamente combattere contro eventuali nemici. Sperando che qualche compagno ci difenda visto che il nostro corpo reale rimarrà fermo e inerme per tutto il tempo che trascorreremo all’interno del cyberspazio.
L’esperienza risulta varia, profonda e travolgente, in grado di tenere impegnati per decine e decine di ore i completisti vogliosi di realizzare tutti i 42 obiettivi, similarmente a Team Fortress 2. L’unico difetto è rappresentato da una bassa accessibilità: il breve tutorial presente e gli indicatori a freccia fanno quello che possono ma è praticamente impossibile non rimanere disorientati le prime ore di gioco.
Il Source in tutto il suo antico splendore
Dystopia dal punto di vista grafico dice tranquillamente la sua nonostante non sia in realtà poi così tanto giovane: sfrutta a dovere il Source, ovviamente sempre leggero e godibile anche con hardware non all’ultimo grido, con texture definite, effetti luce e post-processing piacevoli sfruttati abbondantemente, rimanendo comunque un gradino sotto l’eccezionale NEOTOKYO°. Finalmente una mod con delle animazioni ben fatte, in grado di far percepire a colpo d’occhio la differenza di peso ed agilità tra le varie classi senza strambe legnosità. Questo nonostante la differenza tra le Punks e Corps sia un mero reskin, aspetto in cui forse si poteva fare qualcosa di più. Ciò che più impressiona è però il design particolarmente ispirato: le mappe sono varie, ampie, curate nei dettagli, articolate e con tante vie alternative per raggiungere gli obiettivi, oppure talvolta più a senso unico così da condensare i combattimenti veramente elettrizzanti in specifici imbuti. Eccezionale la colorata e riuscitissima interpretazione del cyper-spazio, in grado da sola di rendere degna di essere provata questa mod. 
Sottotono il comparto audio, invece, con musiche elettroniche in-game che vogliono dare la carica ma non ci riescono invogliando solo ad abbassare il volume. Il doppiaggio inglese presenta anonime voci che risultano però comode per comunicare sfruttando un sistema rapido similare a quello di Team Fortress 2 e Left for Dead. Stupefacente la disponibilità di menù, chat, e comandi in italiano, anche se svariati elementi come gli Implants o le indicazioni presenti durante i caricamenti sono rimaste in inglese.




Dystopia è in sostanza un’ottima mod, matura, priva di bug di sorta, con un comparto tecnico apprezzabile e soprattutto dal design riuscito, forte di mappe ed armi divertenti e ben realizzate; il tutto accompagnato da un gameplay vario e profondo in grado di donare una valida longevità ma purtroppo creando una barriera d’accesso non indifferente che richiede un minimo di impegno e dedizione e comprensione delle meccaniche di gioco dopo le disorientanti fasi iniziali.