Need for Speed: Most Wanted

Provato
A cura di AleZampa - 22 Ottobre 2012 - 0:00

Londra – Lo showcase autunnale di Electronic Arts è a suo modo una piccola fiera videoludica: tanti giochi a disposizione, agenda fitta di impegni e due chiacchiere qua e la con gli sviluppatori, con l’unica differenza che il parco titoli appartiene ovviamente alla sola compagnia americana e che il buffet è di solito più generoso. In questa piccolo angolo di futuro del mercato videoludico c’è però spazio anche per un titolo che è ormai ad un passo dall’uscita nei negozi, titolo sul quale EA punta, e a ragione, molto forte: Need For Speed: Most Wanted.

Take me down to the Fairhaven city
La nostra prova è stata divisa in due sezioni distinte: con la prima abbiamo potuto testare le primissime fasi della modalità single player, mentre con la seconda ci siamo cimentati con il multiplayer, verosimilmente la carta vincente di questa produzione Criterion. Se il nome dello studio di sviluppo, così come la citazione in apertura di paragrafo, vi hanno fatto suonare qualche campanello d’allarme in testa non temete, era proprio quello che ci si aspettava che succedesse da un titolo che urla Burnout Paradise da ogni fibra del suo essere. Most Wanted infatti richiama con molta forza il titolo uscito all’inizio del ciclo di vita di queste console, e vista la dedizione impiegata dallo studio nella sua realizzazione e nel suo supporto (DLC gratuiti per anni, e quando ricapita più?) questo non può essere che un fattore positivo. La struttura del gioco è infatti totalmente open world, e ci permetterà di scorrazzare liberamente per Fairhaven aspettando di avere l’ispirazione per scegliere una gara (o una macchina) che solletichino la nostra curiosità o il nostro spirito competitivo. A differenza dell’illustre titolo da cui trae ispirazione infatti il fulcro non sono più le gare fini a se stesse, ma le auto che sceglieremo di utilizzare. Ogni vettura avrà un pool di gare dedicate che, una volta vinte, garantirà un determinato ammontare di Speed Points, utili a sbloccare nuove corse e nuovi potenziamenti per la macchina, come un assetto più sportivo, un cambio più corto e aggressivo o pneumatici specifici per le sezioni off-road.

Altro cambio non da poco sarà quello dato dall’avere a disposizione sin da subito praticamente tutto il parco auto dell’intero gioco (l’eccezione è data dalle dieci macchine della Most Wanted List): per cambiare auto infatti basterà avvicinarsi a qualche bolide incustodito (chi non lascia infatti la propria Camaro nel parcheggio del supermercato per settimane?), premere un tasto, e trovarsi in un secondo alla guida della nuova vettura. Anche la selezione delle gare sarà semplice come non mai. Basterà infatti aprire l’apposito menù dal d-pad, selezionare il tipo di corsa (diviso come di consueto in base alla difficoltà) e in men che non si dica ci troveremo il percorso fino al punto di inizio sulla mini-mappa che funge da navigatore in basso a destra. Una volta iniziata la gara (che si avvierà con la solita sobria sgommata ottenuta tramite la pressione contemporanea dei di acceleratore e freno) ci troveremo in quel classico caos controllato tanto divertente quanto familiare proprio dello stile Criterion, fatto di checkpoint serrati (questa volta più irreggimentati che in passato, nonostante a volte il percorso non sia perfettamente segnalato, e si debba ricorrere troppo spesso all’aiuto visivo del navigatore), takedown e sgommate all’ultimo respiro.
Nonostante la differenza di feeling che avrà ogni mezzo e le ulteriori modifiche fatte dall’utente infatti il modello di guida è quanto di più arcade ci si possa aspettare: entrate nell’ottica che la curva migliore sarà sempre e comunque quella in derapata piuttosto che quella perfettamente impostata. Il tipo di gioco d’altra parte ben si sposa con questa impostazione fatta chiaramente per divertire, e per essere il più spettacolare possibile.
Ad aumentare il numero delle variabili nel corso della gara ci penserà nientemeno che la polizia, sempre più invadente in base alla vostra pericolosità sulle strade, che proverà a speronarvi o a bloccarvi anche ad evento in corso. Ad aumentare la fluidità generale dell’esperienza inoltre ci pensano le gare che non finiscono una volta superata la linea d’arrivo, ma che possono continuare sostanzialmente fino a quando il giocatore non decide di cambiare strada.

Traffico in tangenziale
La transizione dalla partita in solitaria a quella in multiplayer è quanto di più rapido e indolore ci si possa aspettare. Basterà infatti creare (sempre dal menù accessibile con il d-pad) un evento, o accedere ad uno già creato, per iniziare a sfidare amici e perfetti sconosciuti in gare all’ultimo drift, nelle quali conta tanto arrivare primi quanto cercare di far uscire di strada il vostro amico di sempre, da che mondo è mondo bersaglio d’elezione in qualsiasi modalità online. Grazie alle otto postazioni presenti abbiamo potuto avere un assaggio della dinamicità delle partite online, strutturate come una sequenza di prove brevi (tendenzialmente 90 secondi) inframezzate dalle canoniche sfide takedown ed hot road. Entrati nella partita, sulla mini-mappa apparirà il punto di randez vous, che una volta raggiunto da tutti i giocatori darà inizio alla sfida vera e propria. Questa potrà essere di qualsiasi tipo: si andrà infatti dalle sgommate più lunghe ai salti più alti, dalla sfida takedown a squadre (vince la squadra che causa più incidenti agli avversari) a quelle classiche nelle quali il primo che arriva al traguardo vince. La durata breve degli eventi e la loro varietà (non temete, non mancheranno anche le strade alternative, i cartelloni da sfondare e le targhe da modificare) rendono le partite online sempre dinamiche e molto divertenti, anche se la componente caotica e fracassano avrà sempre un rilievo non indifferente. Nel corso di qualsiasi tipo di gara infatti non mancherà mai chi punterà al disturbo o al takedown fine a se stesso, che metterà un po’ di pepe nella competizione.
Dal punto di vista tecnico siamo di fronte ad un titolo solidissimo, dalla fisica e dai modelli di guida si spiccatamente arcade, ma in ogni caso verosimili, che cercherà sempre di strizzare l’occhio ad una spettacolarizzazione degli eventi. La luminosità e la saturazione dei colori Paradise sono qua mitigate da un tono forse più adulto e maturo, cher umane tale però solo in apparenza vista la natura di puro divertimento del titolo. Anche giocato online il framerate è stabile e più che soddisfacente, e se Criterion saprà inserire qualche modalità che strizzi l’occhio anche ai player più competitivi allora questa nuova incarnazione di Most Wanted farà felici parecchie persone.


– Tonnellate di gare e modalità
– Divertente e fracassone
– Stesso feeling di Burnout Paradise






Need for Speed: Most Wanted è in tutti e per tutto un gioco Criterion, con tutto quello (e per noi sono quasi solo cose positive) che questo può comportare. La natura spiccatamente arcade non è messa in discussione neanche per un momento, e il dipanarsi degli eventi centrato sulle macchine e non sulle gare cambiano la prospettiva di quel tanto che basta per non farlo sembrare troppo simile a Burnout Paradise, di cui questo titolo è una chiara evoluzione. L’ottimo lavoro svolto con le operazione di affinatura e pulizia del netcode si sente, così come è chiara l’impronta “social” della produzione, votata al gameplay cooperativo/competitivo con la propria friend list.




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