Recensione 6 min

Harry Potter e il prigioniero di Azkaban

Anno nuovo, Harry Potter nuovo e dopo 12 mesi da “La camera dei segreti” e 6 dal remake de “La pietra filosofale” debutta anche il terzo videogioco dedicato al maghetto inglese…

Genere:
azione
Data di uscita:
Sviluppatore:
interno
Distributore:
EA

Il prigioniero di Azkaban
Il terzo capitolo della saga di Harry Potter coincide, naturalmente, col terzo anno accademico a Hogwarts, la scuola per maghi e streghe: il protagonista sta ormai passando dalla fanciullezza all’adolescenza e i toni della vicenda si adeguano diventando più adulti e cupi.
Come immagino saprete, questa volta la vicenda ruota attorno alla figura di Sirius Black, un mago assassino che pare coinvolto nella morte dei genitori di Harry e che recentemente è evaso dal carcere di Azkaban, una prigione da cui nessuno era mai fuggito, prima di lui: vista la sua pericolosità il Ministero della Magia sguinzaglia sulle sue tracce i Dissennatori, malvagie creature soprannaturali che si nutrono dei ricordi delle persone. La faccenda coinvolge il nostro eroe perchè pare che l’evaso abbia intenzione di ucciderlo e per tale ragione i Dissennatori vengono posti a guardia di Hogwarts.
Come al solito il gioco piuttosto che dal libro prende spunto dalla pellicola cinematografica, alla quale si ispira molto liberamente; sono state inserite parecchie vicende inedite, in modo da allungare l’avventura ed anche le fattezze dei personaggi ricordano solo vagamente quelle dei corrispondenti attori.

L’Harry ruspante
Se però con questo terzo capitolo le vicende di Harry cominciano a farsi più cupe e drammatiche, nulla del genere, purtroppo, traspare nel nuovo titolo EA che, come i precedenti, è un’avventura alla Zelda che segue più o meno fedelmente le vicende del film.
Il gameplay è sostanzialmente identico a quello dei precedenti capitoli, salvo qualche aggiustatina. Innanzitutto la differenza più evidente rispetto ai prequel è rappresentata dalla possibilità di utilizzare il trio di amici Harry, Ron ed Hermione invece che il solo Harry (anzi, in alcuni, brevi, frangenti potremo utilizzare anche il gufo di Harry…): col tasto Cerchio si sceglie quale personaggio impersonare mentre gli altri due ci seguono fedelmente nel nostro peregrinare. Ognuno dei tre ragazzi è dotato di magie e capacità uniche e differenti: Harry è un esploratore, in grado di saltare ed arrampicarsi, Ron sfrutta il suo sesto senso per scoprire passaggi segreti ed oggetti celati mentre Hermione sfrutta la sua corporatura minuta per infilarsi in passaggi stretti ed angusti.
Per la maggior parte del tempo si dovranno esplorare vaste ambientazioni alla ricerca di una via d’uscita o di un qualche artefatto: generalmente tali ambienti sono divisi in stanze, ogni stanza presenta enigmi che devono essere risolti e superati per poter proseguire. Tali sfide, inizialmente basilari, diventano, se non altro, un poco più complesse col procedere del gioco, anche se mai al punto di impegnarvi più di qualche decina di minuti; generalmente gli enigmi richiedono un corretto utilizzo delle capacità di tutti e tre i protagonisti, ma può capitare che, talvolta, solo uno di essi possa proseguire e in tal caso occorre avanzare alla ricerca di un modo per aprire la via anche agli altri. Come i predecessori, anche in questo caso il gioco è diviso in giornate, durante le quali i nostri maghetti vanno a lezione e vivono svariate avventure: una volta portati a termine gli obiettivi del giorno, sarà possibile andare a dormire e passare a quello successivo.
L’interazione con l’ambiente è discreta, si possono perquisire i mobili a caccia di oggetti, aprire gli scrigni, spostare casse e blocchi, utilizzare le magie per ottenere determinati effetti (congelare l’acqua per camminarci sopra, riparare ponti crollati, ecc.).
Durante l’avventura sono resi disponibili anche alcuni minigiochi affrontabili in qualsiasi momento, come lo scontro a squadre tra maghi, la gara di gufi o, ancora, quella dell’ippogrifo: stranamente, invece, questa volta non si gioca a Quidditch e quindi viene a mancare uno dei momenti topici dei precedenti capitoli. Che la EA temesse di boicottare il suo “Harry Potter: la coppa del mondo di Quidditch”?

Tre, il numero perfetto
I controlli sono semplici ed immediati: l’analogico sinistro controlla i movimenti (a seconda dell’inclinazione si corre o si cammina), quello destro la telecamera, X è il tasto azione, Cerchio quello per cambiare personaggio, Triangolo e Quadrato sono liberamente associabili alle magie o all’utilizzo di item, R1 aggancia i bersagli, L1 richiama i compagni vicino a sé mentre L2 offre una panoramica dall’altro della zona in cui ci si trova. Nonostante ciò il sistema di controllo difetta in precisione a causa di una certa rigidità nell’impostazione delle collisioni (per interagire con un oggetto sarà necessario trovarsi esattamente di fronte ad esso) e nel comportamento della telecamera; niente di troppo deleterio, comunque: non trattandosi di un titolo veloce e frenetico di solito basta avere un poco di pazienza per venirne a capo.
A parte le magie base di attacco (Flipendo) e difesa (Expelliamus) ognuno dei tre amici può contare su incantesimi personalizzati: Harry, ad esempio, è l’unico in grado di scacciare i Dissennatori con il suo Expecto Patronum, Hermione può riparare gli oggetti rotti e così via…
Come nei precedenti capitoli durante le missioni è possibile trovare un sacco di roba: le gelatine Tuttigusti +1, che rappresentano la moneta di scambio vigente ad Hogwarts, le figurine, che questa volta servono per aumentare le caratteristiche dei personaggi, e le pagine del Folio Bruti, il manuale che descrive le creature magiche che si incontrano nel corso del gioco.
Rispetto ai precedenti capitoli è aumentato anche il numero dei combattimenti: spesso e volentieri ci troveremo, infatti, a dover affrontare mostriciattoli di ogni tipo a colpi di Flipendo (ma non solo, alcuni vanno affrontati con l’aiuto di altri incantesimi) senza contare i soliti boss che ci aspettano alla fine delle varie missioni.
Harry, inoltre, può contare sull’indispensabile apporto della Mappa del Malandrino, praticamente una mini-mappa che compare nell’angolo in alto a destra dello schermo e rivela la posizione di studenti, sorveglianti, stanze segrete, ecc.

Un’avventura lunga un anno
La ricostruzione di Hogwarts è, come al solito, impeccabile: l’edificio, interamente tridimensionale, è immenso e c’è davvero tanto da visitare, sia all’interno che all’esterno. Il livello di dettaglio è molto buono mentre, rispetto ai capitoli precedenti, va segnalato che l’architettura del castello è stata in parte rivista, forse per richiamare ambienti visti nel film (come l’enorme pendolo all’ingresso), forse per rendere il tutto più funzionale: fatto sta che ci sono nuove stanze rispetto a “La camera dei segreti” mentre altre sono state murate.
Rispetto ai predecessori, però, sono state notevolmente ridimensionate le possibilità d’esplorazione in quanto solitamente sono accessibili unicamente le locazioni necessariamente visitabili quel giorno per esigenze di copione, mentre le altre sono in genere ermeticamente sigillate.
La cpu che controlla i personaggi che ci accompagnano è piuttosto elementare: questi si limitano a seguirci passo dopo passo e ad attaccare qualora fossimo impegnati in combattimento col nemico (a volte colpendo noi, per errore). Nel tentativo di renderli più verosimili, i nostri compagni tossiscono, si schiariscono la gola ma, soprattutto parlano, parlano in continuazione! Basta rimanere fermi pochi secondi davanti ad un enigma che subito partono i consigli su come affrontarlo, per non parlare di quando dobbiamo dirigerci in un certo luogo oppure di quando, terminata la giornata, bisogna andare a dormire: i due continueranno ad assillarci con i loro continui inviti a fare ciò che si deve al punto di rendere una vera tortura anche il semplice girovagare alla ricerca di oggetti.
Graficamente il titolo è molto buono ma non si discosta da quanto già visto nei due capitoli precedenti: Harry, Ron ed Hermione sono praticamente identici salvo piccoli particolari quali la pettinatura (il Potter adolescente si distingue da quello bambino unicamente per la sua capigliatura arruffata). La svolta adulta e dark di libro e film nel gioco non si avverte, le atmosfere sono sempre colorate, infantili e rilassate, nonostante le tematiche trattate siano talvolta piuttosto forti.
Inoltre la consapevolezza di lavorare ad un prodotto rivolto esclusivamente agli appassionati ha spinto i programmatori a trascurare la sceneggiatura: le poche scene di intermezzo, realizzate con la grafica del gioco, in generale non aiutano molto il regolare dipanarsi della storia. La trama, per chi non sia in grado di tapparne i buchi grazie alla conoscenza del libro o del film, è narrata troppo frettolosamente, salta molti elementi essenziali dandoli per scontati, al punto che un giocatore digiuno del personaggio non riuscirebbe a raccapezzarsi circa gli accadimenti: un minimo di cura in più sarebbe stata decisamente gradita. Il ritmo di gioco, inoltre, viene fin troppo frequentemente interrotto da caricamenti che ci accompagnano ogni volta che cambiamo locazione.
Le musiche, invece, sono davvero belle e d’atmosfera anche se non saprei dire se siano le stesse ascoltate al cinema: peccato per i doppiatori, gli stessi dei precedenti giochi ma diversi da quelli del film e che si producono in un doppiaggio “sindacale” ai limiti dell’atono, in grado di far perdere quel poco di pathos che il prodotto offre. Molto buona, invece, la traduzione in italiano, seppur in qualche circostanza si notino delle imprecisioni (il ghoul, ad esempio, è stato tradotto come spettro).
Tecnicamente la versione migliore è senz’altro quella per XBox, ma il titolo per PS2 può vantare la compatibilità con l’Eye Toy ed una serie di giochini non dissimili a quanto già visto nel dvd di Eye Toy Play.
La longevità non è eccelsa, a causa di una sfida piuttosto semplice e dell’assenza di livelli di difficoltà selezionabili. Per gli appassionati resta infine da segnalare che nella confezione è stato incluso un mini-poster con le foto autografate dei tre protagonisti del film…

– Bella l’idea dei tre personaggi
– Hogwats ricostruita in tutto il suo splendore

– Non molto dissimile dai suoi predecessori
– Non è fedele alle atmosfere più cupe del terzo film

7.2

Harry Potter e il prigioniero di Azkaban è sicuramente il migliore tra i giochi finora dedicati al giovane mago inglese ed in particolar modo l’idea di poter impersonare Harry, Ron ed Hermione risulta particolarmente azzeccata; tuttavia il prodotto rimane fin troppo simile ai predecessori e, soprattutto, non rispecchia i toni più cupi e drammatici del terzo libro (e del relativo film), preferendo proporsi ancora una volta come un’avventura semplice e spensierata rivolta principalmente ai bambini. Gli appassionati apprezzeranno la buona ricostruzione di situazioni ed ambienti, nonostante una sceneggiatura raffazzonata ed una poco convincente localizzazione in italiano: ma chi non conosca personaggi e situazioni si troverà probabilmente assai spaesato…