Apotheon

By |09/01/2015|Categories: Anteprima|Tags: |

Nel setacciare informazioni sulla futura fatica di Alientrap Games – che ricordiamo soprattutto per il piacevolissimo platform Capsized – a chi scrive è subito saltato alla mente il magnifico prologo di Hercules, forse uno dei film Disney più sottovalutati in assoluto. In buona sostanza, la sequenza ne rappresentava l’antefatto non soltanto con musica e parole di un quintetto gospel di Muse esuberanti, ma soprattutto utilizzando l’escamotage delle silhouette dei protagonisti dipinte su antichi vasi d’argilla, opportunamente rese in movimento per valorizzare il racconto. Nell’arco dei tre anni serviti per lo sviluppo, lo studio indipendente di Toronto, con il suo Apotheon, ha compiuto un’operazione affatto dissimile da quanto fin qui descritto, salvo propendere per un registro diegetico assai più solenne. Dunque, è proprio sull’arte della ceramografia greca che l’opera, attesa entro fine gennaio su PC e PS4, modella il proprio fascinoso immaginario, là dove la tecnica della scuola di Corinto va a legarsi a doppio filo con nozioni più o meno riadattate di mitologia greca e cultura classica. Il viaggio quivi messo in scena è quello di un anonimo campione dell’Età del Bronzo, intenzionato a fare piazza pulita, manco a dirlo, delle divinità più importanti del Pantheon, ree di un astio incondizionato verso l’intero genere umano. Se fate parte di quella schiera di gamer appassionati dell’antica Grecia in formato digitale, i vostri trascorsi videoludici dovrebbero avervi insegnato qualcosa a riguardo: gli dèi, di farsi mettere i piedi in testa dal primo mortale qualunque, non ne hanno mai intenzione. Non senza menar le mani, quantomeno.

Prossima fermata: Olimpo
Essendo la pittura vascolare il focus stilistico dell’intera produzione, i ragazzi di Alientrap hanno affidato la messinscena della propria storia al genere videoludico che, almeno sulla carta, dovrebbe meglio confarsi al moto delle “figure nere”, qui rappresentate di profilo, come da tradizione ellenica. Apotheon si configura così come un tipico action sidescroller, dove il giocatore è chiamato a guidare il proprio avatar attraverso un mondo bidimensionale evidentemente vasto e dal design molto particolareggiato. I developer hanno più volte sottolineato come il titolo sia un vero e proprio open world 2D, dove location formalmente riconoscibili vengono accomunate da un’unica, grande mappa di gioco, percorribile in totale libertà con il primario scopo di scovare e sconfiggere progressivamente ciascuna divinità, e infine rubarne i poteri. Dando un’occhiata al trailer di presentazione si possono scorgere alcuni set piuttosto caratteristici, che ci permettono di congetturare su quali saranno i luoghi e i personaggi che il protagonista potrebbe intercettare nel corso della sua ascesa lungo il Monte Olimpo. Per esempio, scene di caccia nei boschi suggeriscono un confronto poco amichevole con Diana, la dea delle selve; la rocambolesca fuga del nostro eroe dal feroce Cerbero presagisce un’inevitabile discesa nell’Ade; ancora, non ci sorprenderemmo se, solcando i mari in tempesta a bordo di una trireme, spuntasse Poseidone per farci la festa col suo tridente puntuto. Transitando per l’Agorà sarà poi inevitabile imbattersi in persone comuni, viandanti e prigionieri da difendere dall’ira celeste, ma anche soldati corrotti dal male divino, i quali cercheranno in tutti i modi di ostacolare l’avanzata del coraggioso guerriero. E a proposito di scontri con i NPC avversari, sarà proprio il sistema di combattimento, a detta degli sviluppatori, a rappresentare uno dei punti focali dell’intera esperienza. Il paladino senza nome avrà a disposizione solamente una serie di comandi elementari, essendo in grado di sfoderare un attacco melee o uno dalla distanza, parare col proprio scudo, saltare, rotolare su se stesso e, sostanzialmente, nulla più. Si aggiunga poi che ogni avversario pare esser diversamente sensibile in ogni sua parte del corpo, per cui mirare alla testa, ad esempio, potrebbe essere un ottimo stratagemma per velocizzarne la dipartita. Scordatevi quindi combo complesse o un button mashing forsennato, in quanto per rendere ogni assalto efficace sarà necessario dimostrare ottimo tempismo e perfetto posizionamento rispetto al contendente. Nondimeno, sfruttare correttamente le abilità di base in relazione agli oggetti sparsi nell’ambiente potrebbe rivelarsi strategia fondamentale per uscire indenni da situazioni spiacevoli. Un caso reso noto direttamente dai developer consiste nello scagliare un giavellotto contro una lampada appesa al soffitto, azione utile a riversare l’olio ustionante direttamente in nuca al malcapitato sottostante, non lasciandogli alcuna via di fuga. Ma le soluzioni offensive, considerando il dettaglio con cui le varie location appaiono disegnate, saranno di sicuro ben più numerose di quanto appena accennato.

Crafting fai-da-te nella Grecia antica. Alla faccia di Vulcano
In effetti, un po’ di fare tattico potrebbe significativamente dare manforte ad Apotheon nel distinguersi dalla moltitudine di prodotti-fotocopia che abitano il macro-genere di cui il gioco andrà a far parte. Oltretutto, è bene tener presente che, in questa nuova scampagnata nella terra dei miti, l’utente non sarà al comando di un ennesimo Kratos dalla forza sovrumana, ma, al contrario, dovrà costantemente fare i conti con la fragilità dell’equipaggiamento a disposizione in battaglia. Di fatto, l’esile figura protagonista si troverà più volte a dover respingere gli attacchi nemici per non rimetterci le penne, il che comporterà a più riprese un’inevitabile rottura di spade e lance, un’usura graduale della sua armatura e un progressivo danneggiamento dello scudo. Raccogliere strumentazione da terra o direttamente presso i soldati caduti sarà di certo pratica importante per ovviare a imprevisti di tale genere; oltre al looting, però, sarà d’uopo ricorrere anche a un po’ di sano crafting, raccogliendo materiale lungo il cammino per poi assemblare nuovi e scintillanti aggeggi di morte. Armi che, in puro stile RPG, il giocatore potrà upgradare con l’incedere dell’avventura, previo, ovviamente, un esborso di denaro più o meno ingente. Va detto che l’aspetto ruolistico dell’opera Alientrap, per ammissione degli stessi sviluppatori, intaccherà il gameplay solo marginalmente, dunque è bene scordarsi fin da principio qualsivoglia skill tree o sistema complesso di progressione del personaggio. Cionondimeno, siamo curiosi di capire con che efficacia questo potpourri di meccaniche verrà proposto al pubblico, poiché di carne al fuoco, non possiamo negarlo, pare essercene in abbondanza. Senza contare la promessa dei developer d’inserire, quasi a far d’appendice alla ben più corposa campagna single player, una modalità multigiocatore online a mo’ di deathmatch, anche in forma di competizione a squadre. In merito a quest’ultima le informazioni rilasciate scarseggiano, ma è indubbio fin d’ora che l’offerta generale di Apotheon non lesini affatto di opportunità per divertirsi, anche in compagnia.


– Comparto artistico originale e raffinatissimo
– L’Olimpo esplorabile da cima a fondo in un open world 2D ricco e dettagliato
– Commistione di generi potenzialmente interessante






Se la splendida estetica di Apotheon potrebbe far pensare a un trucco ben congegnato per celare altre carenze di tipo ludico, basta entrare un po’ più nel dettaglio della proposta studiata da Alientrap Games per realizzare come, forse, alla base del progetto vi sia più concretezza di quanto si possa immaginare. Incuriositi dalla commistione di generi e dalle meraviglie scenografiche che questo ispiratissimo open world sembra in grado di offrire, siamo invece un po’ più dubbiosi sulla bontà del comparto narrativo della produzione, a oggi davvero poco messo in luce dalle parole degli sviluppatori, per caso o consapevolezza che sia. Come al solito, per trovare risposta a ogni quesito tenete d’occhio le nostre pagine. E, intanto, lucidate il vostro arsenale, che male non fa.