Yakuza Kiwami 2, la prova del remake del secondo capitolo

Hands On
A cura di Daniele Spelta - 8 Agosto 2018 - 0:00

La serie di Yakuza non è più solo un fenomeno giapponese, ma con le sue spire, il drago di Dojima ha definitivamente avvolto anche il mercato europeo e, in modo più ampio, quello occidentale. Ovviamente sempre con un leggero ritardo, come anche nel caso di Yakuza Kiwami 2, atteso remake dell’originale titolo per PlayStation 2 e il cui arrivo è previsto alle nostre longitudini per il 28 di agosto in esclusiva PlayStation 4, con circa sei mesi di ritardo rispetto alla pubblicazione originale in terra nipponica. Poco male, in fin dei conti, prendendo in considerazione solo l’ultimo anno, abbiamo avuto Yakuza 0 su PC, il primo Yakuza Kiwami e, soprattutto, Yakuza 6: The Song of Life. Insomma, il periodo è davvero florido per Kazuma Kiryu &Co, ma se si getta uno sguardo all’indietro, agli albori della saga, la situazione si fa decisamente più fumosa, con i primi capitoli che rimangono degli oggetti misteriosi per buona parte del pubblico occidentale. Ecco quindi perché Yakuza Kiwami 2 – assieme al remake del capostipite – è una vera manna dal cielo, non un semplice ritocco del secondo capitolo, ma un’edizione più ricca ed espansa da nuovi dettagli sulla storia e con novità riguardanti sia il gameplay sia la struttura narrativa. Ovviamente un breve hands on non può in alcun modo esaurire tutto quello che c’è da vedere e da vivere in un titolo dalla durata che supera le svariate decine di ore, ma questo primo assaggio è già stato più che sufficiente per apprezzare l’ottimo lavoro fatto da SEGA.
Yakuza Kiwami 2, la prova del remake del secondo capitolo
Il risveglio del dragone
Il primo impatto con il titolo è davvero affascinante: se già Yakuza Kiwami era stato un notevole passo in avanti rispetto alla versione originale, grazie agli asset e al motore di gioco ripreso direttamente dal capitolo Zero – il prequel pubblicato nel 2015 – questo Kiwami 2 è proiettato nel futuro della serie. Il merito è dovuto soprattutto al Dragon Engine, già visto all’opera in The Song of Life e che dona a questo remake una veste nuova e luccicante, che risplende nei neon e nelle insegne luminose di una Kamurocho 2.0 ancora più ricca e viva, o nelle strette vie di Sotenbori. A parte qualche leggero rallentamento, dovuto probabilmente ad una build non definitiva, il motore di gioco riesce a gestire una densità poligonale ragguardevole, le strade sono trafficate da ogni stereotipo del Sol Levante, dal depresso e anonimo impiegato, fino al bullo di strada che puntualmente verrà menato del protagonista. Il lavoro di restauro ha ovviamente toccato i numerosi filmati, uno dei pilastri portanti della serie, che fa largo uso di cinematiche per portare avanti una storia fatta di tradimenti e rivalità in seno alla mafia giapponese. I volti sono espressivi e capaci di trasmettere la drammaticità dei momenti e va apprezzata l’interpretazione del nuovo cast di attori che ha prestato i propri volti ai tanti personaggi che affollano la storia.
Yakuza Kiwami 2, la prova del remake del secondo capitolo
Il sangue scorre nelle vene della città
I pregi del nuovo engine non si limitano esclusivamente al mero impatto grafico e i benefici toccano quasi tutti gli aspetti del gioco, compresi i combattimenti, da sempre fulcro della saga: questi ultimi hanno ora impatti più duri e concreti e i colpi restituiscono una fisicità tangibile nei pugni e nei calci che Kiryu sferra a destra e a manca per le vie del quartiere a luci rosse. Gli scenari hanno un ruolo di primo piano e gli oggetti non sono statici e marmorei: quando il proprio alter ego va a sbattere contro una bicicletta non è come se affrontasse un muro di cemento, ma il povero yakuza in giacca bianca incespicherà, magari facendo cadere pure le altre a cui era appoggiata la prima . Si tratta di un esempio banale, ma è utile per esemplificare la vita pulsante che traspare da ogni singolo elemento di Kamurocho, che ovviamente può essere impiegato da Kiryu come arma: coni stradali, transenne, biciclette, spranghe, aste, spade da samurai, coltelli e chi più ne ha più ne metta. Inoltre, a seconda dell’arma impugnata, il moveset varierà drasticamente, rendendo così più credibile – beh più o meno, non so quante volte abbiate fatto a botte brandendo una bicicletta – ogni fendente. I duelli acquistano dunque più varietà, non si riducono ad una frenetica pressione di un singolo pulsante, ma ruotano attorno a combo, prese, attacchi potenziati o caricati e una sequela di mosse da rendere sempre più letali e diversificate nel lungo percorso di crescita che accompagna il protagonista.
Yakuza Kiwami 2, la prova del remake del secondo capitolo
La dura vita di uno Yakuza
Kiwami 2 si prospetta come un gioco enorme – in realtà già sappiamo che lo è, visto che la versione nipponica circola da un bel po’ – non solo per l’ampiezza delle strade e dei vicoli di Kamurocho e Sotenbori, ma soprattutto per la dimensione degli spazi interni, siano quelli di un sushi bar, siano quelli di un locale a luci rosse, senza dimenticare ovviamente le immancabili sale giochi. La transizione tra il dentro e il fuori avviene in maniera del tutto fluida, i caricamenti tra i vari ambienti sono pressoché assenti e tutto ciò concorre a garantire un’esperienza di gioco più armoniosa, coinvolgente e organica, senza che fastidiose pause intervengano a spezzettare anche i combattimenti o uno dei numerosi siparietti tipici della serie. Parlare di un semplice remake è quindi ingiusto, perché non si tratta di semplici aggiustamenti grafici, ma di vere e proprie aggiunte strutturali, in particolare nell’ambito delle infinite attività secondarie con cui è possibile intrattenersi nelle due location. Passeggiando per le strade è impossibile resistere al richiamo del lato folle di Yakuza, tornando magari bambini e passando ore a giocare all’arcade completo di Virtua Fighter 2 – cosa che abbiamo fatto nella nostra prova, con estrema soddisfazione – oppure dilettandosi fra karaoke, mini-golf, bowling, orinatoi high-tech e un’infinità di giochi sparsi in ogni angolo.
Yakuza Kiwami 2, la prova del remake del secondo capitolo
Nuovi contenuti
Le serate spese in qualche night club non mettono comunque in secondo piano la storia principale che, ovviamente, ricalca fedelmente quella della versione old-gen, ma con qualche piacevole aggiunta. Anche chi ha già avuto modo di metter le mani sul pad della PlayStation 2 e di vivere la faida tra il Tojo Clan e l’Omi Alliance avrà delle valide scuse per tornare a vestire i panni di Kiryu, perché Kiwami 2 aggiunge parecchi retroscena alle vicende, spunti narrativi che arricchiscono la già fitta trama, dove abbondano alleanze, tradimenti ed esplosioni di palazzi. Il principale contenuto inedito è però quello dedicato all’eccentrico Goro Majima, l’anti-eroe per definizione della serie, uno fra i personaggi più folli e caratteristici nella sua immancabile giacca pitonata e con la benda sull’occhio.

– Completamente rifatto con il Dragon Engine
– Continuità tra interni ed esterno
– Combattimenti più fisici ed appaganti
– Nuovi contenuti per la storia






Yakuza Kiwami 2 prosegue il progetto di recupero dei primi capitoli, lavoro quanto mai necessario per riportare alla luce le radici della serie. Non si tratta però di una operazione nostalgia, perché questo remake vive di luce propria, grazie ad una nuova veste molto più moderna donata da quel Dragon Engine già visto all’opera in The Song of Life. L’impiego del nuovo motore di gioco ha ripercussioni in ogni componente del gioco, dalle mappe al combattimento, dalla fisicità degli ambienti alle numerose cut scene: la veste grafica rinnovata non è però la sola scusa per rivivere una delle prime avventure di Kazuma Kiryu, perché l’avventura è stata arricchita da nuovi racconti e da una intera parte inedita, dedicata a Goro Majima.




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