Wreckfest – Analisi della versione console

Tutto al posto giusto, ma nulla di più

Recensione
A cura di DottorKillex - 23 Settembre 2019 - 10:57

Finalmente i ragazzi di Bugbear (quelli della serie Flatout, tra le altre) ce l’hanno fatta: a quasi otto anni di distanza dall’inizio dei lavori, con alle spalle una campagna Kickstarter fallita e una marea di rinvii, Wreckfest, erede spirituale della serie Destruction Derby, ha debuttato  su PS4 e Xbox One, dopo il lancio dello scorso anno su PC. E proprio la versione per la macchina Microsoft è quella che è finita sotto la nostra lente di ingrandimento, visto che non abbiamo dimenticato i pomeriggi passati a far saltare sportelli e distruggere cofani su Playstation.

Wreckfest – Analisi della versione console

Elogio dell’abbondanza

La carriera dell’ultima fatica dei ragazzi di Bugbear risulta, a conti fatti, più articolata e longeva di quella di tantissimi altri congeneri più “seriosi” (pensiamo a quella di GT Sport al lancio, qualche anno fa), tra eventi di velocità, contest ad eliminazione, destruction derby. Parliamo di cinque campionati progressivi, ognuno dei quali contiene decine di prove di varia natura, che solitamente vanno dalla gara di velocità pura (ma con continui contatti tra le vetture e curve “aggiustate” utilizzando gli avversari come sponda) al derby fangoso e ruvido dove distruggere qualsiasi mezzo capiti a tiro. Sorretto da un motore fisico estremamente realistico, che si diverte a disseminare per tutto il tracciato i pezzi delle vetture miseramente distrutte, Wreckfest diviene un ottimo passatempo in fondo ad una giornata particolarmente lunga, o per scatenarsi nella distruzione pura ed indiscriminata nemmeno fossimo al day one di Destruction Derby su Psone.

Wreckfest – Analisi della versione console

Ecco, rispetto allo storico titolo Sony, e anche ai primi capitoli di Flatout firmati dallo studio nordeuropeo, Wreckfest restituisce un maggiore senso di compiutezza, derivato dai miglioramenti al modello di guida, su cui ci soffermeremo più avanti, e dall’ampliamento del parco mezzi, con alcune aggiunte decisamente fuori di testa, come il bus della scuola visto in centinaia di serie tv e film americani. Il livello di sfida non è dei più alti, ed accoglie a braccia aperte i neofiti, ma c’è una sfida nella sfida che, al momento di redigere questo pezzo, non siamo ancora riusciti a vincere: ogni prova consta di una serie di obiettivi secondari, al raggiungimento dei quali si aggiungono stellette alla valutazione finale. Tagliare per primi il traguardo o sopravvivere in una gara ad eliminazione senza esclusione di colpi e, nel contempo, raggiungere uno o più di questi obiettivi non è assolutamente un compito semplice, e a giovarsi di questa scelta di game design è sicuramente la rigiocabilità delle gare e, in senso più ampio, del prodotto.

Wreckfest – Analisi della versione console

Buona guidabilità

Come già evidenziato da Valthiel lo scorso anno, uno dei pregi principali di Wreckfest è rappresentato dal modello di guida, certamente permissivo ed arcade ma mai tanto da restituire una sensazione posticcia al giocatore: c’è una consistente differenziazione tra i tagliaerba (sì, potrete guidare anche quelli, volendo) e le muscle car, passando per berline, automezzi, city car e chi più ne ha più ne metta. Ognuna delle vetture è interamente personalizzabile, non soltanto a livello estetico, con centinaia di variazioni, ma anche in termini di prestazioni, con la possibilità di rinforzare praticamente ogni parte della carrozzeria, a discapito del peso e dei valori di accelerazione e velocità massima. Il fatto che la carriera sia molto variegata, spaziando da eventi di pura distruzione ad altri in cui il fattore competitivo diventa primario, spinge a dedicarsi anche alla piena comprensione del modello fisico non solo in termini di scontri violentissimi, ma anche di gestione del freno, delle derapate, dei testacoda e via dicendo. Una carriera tanto longeva non poteva non ricadere nella ripetizione oltre un certo punto, eppure mentiremmo se dicessimo di esserci annoiati durante le lunghe sessioni single player del gioco: la conditio sine qua non, in questo caso, è amare anche il micromanaging, perchè il tempo speso nei menu è solo di poco inferiore rispetto a quello speso in pista, tra alettoni, portiere rinforzate e paraurti extralarge.

La possibilità di scalare il modello di guida in Wreckfest, attivando e disattivando a piacimento moltissimi aiuti alla guida, conferma la volontà del team di sviluppo di aprire ad un pubblico più vasto di quello che si sollazzava su PS2 e PSP con FlatOut: basteranno comunque pochi minuti alla guida per potersi dire principianti, ma per padroneggiare a dovere i tempi di frenata e le sterzate di tutti i modelli disponibili serviranno settimane. Abbiamo avuto modo di testare la componente online su Xbox Live Gold, e, nonostante avremmo gradito una maggiore partecipazione, non abbiamo riscontrato problemi di sorta nè nel netcode nè nella connessione ad aventi hostati da altri giocatori, che risultano entrambi veloci e puliti. Dobbiamo solo segnalare un certo effetto elastico (comune a molte delle produzioni di questo genere) nelle gare di velocità, il cui effetto si indebolisce selezionando un livello di difficoltà superiore a quello di default.

Wreckfest – Analisi della versione console

Molto bene ma manca qualcosa

I più attenti tra i nostri lettori si saranno accorti di come questa versione console abbia rimediato un voto leggermente inferiore a quella PC recensita lo scorso anno dal buon Valthiel: il motivo è presto detto. Pur mantenendo tutto ciò che di buono la versione PC portava in dote, dalla sorprendente mole contenutistica alla grande varietà di eventi e tracciati, Wreckfest, nonostante l’anno abbondante intercorso, non consta di elementi inediti in questa sua incarnazione console: in un mercato dove i port “lenti” tentano sempre di farsi perdonare con contenuti aggiuntivi, miglioramenti di sorta e UI nuove di zecca, ammettiamo di essere rimasti un po’ delusi dalla scelta dello sviluppatore finlandese. Peraltro, stanti una solidità invidiabile del framerate e una distruttibilità delle vetture di alto livello, pur giocando su Xbox One X abbiamo notato un minore livello di dettaglio rispetto alla controparte PC dell’anno scorso, anche perchè, inspiegabilmente, il titolo non supporta in alcun modo le macchine premium di Microsoft e Sony. Che giochiate su una PS4 datata 2014 o su una sfavillante Xbox One X, insomma, non vedrete differenze di sorta, nè in termini di effettistica nè di modelli poligonali migliorati. Si poteva fare di più da questo punto di vista, esattamente come per l’ottimo lavoro svolto sui 60 fps, sempre granitici anche in condizioni estreme: la speranza è che i ragazzi di Bugbear aggiungano il supporto al 4K e l’HDR in seguito, perchè certe gare al tramonto e taluni scorci meriterebbero di più degli attuali 1080p. Promossa a pieni voti, invece, la longevità complessiva: come su PC, la sola carriera basterà a tenervi impegnati per almeno venti o venticinque ore, nemmeno stessimo parlando di un gioco di ruolo. Valori di grande rispetto anche considerando la scelta di lanciare la versione base del gioco a poco più di quaranta euro per PS4 e Xbox One, così da far schizzare alle stelle il rapporto tra prezzo richiesto e quantità di contenuti.

+ Immediato e divertente
+ Buona conversione da PC...
+ Offerta ludica ricchissima
- Nessuna novità rispetto alla versione dello scorso anno
-...ma manca del tutto il supporto alle console premium

7.9

Dopo il buon lavoro (con conseguente buon voto) dello scorso anno su PC, Wreckfest giunge anche su PS4 e Xbox One, riproponendo tutto ciò che c’era di buono nella versione originaria, dall’ottimo motore fisico alla grande quantità di contenuti.

A chi potesse scegliere, continuiamo comunque a consigliare la versione dello scorso anno, reperibile a meno del già basso prezzo di lancio di quella console, anche perché il team finlandese non ha aggiunto alcun contenuto extra nè supportato le potenzialità grafiche aggiuntive di PS4 Pro e Xbox One X.

In ogni caso, siamo dinanzi ad un validissimo esponente di un genere che rischiava l’estinzione.




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