Two Point Hospital, la recensione del gestionale ospedaliero

Recensione
A cura di Daniele Spelta - 31 Agosto 2018 - 12:00

Ho appena imparato che una cefalea a bulbo si cura svitando la testa al paziente, che per la malta non serve più ricorrere al cacciavite e che se si è affetti da rapsodite non resta che andare a farsi vedere da un bravo psichiatra. No, queste soluzioni non le ho trovate sul blog di mamme informate a cinque stelle, ma sono solo alcune delle pratiche mediche messe in atto negli ospedali di Two Point Hospital, il tanto atteso erede spirituale – sono pur sempre passati oltre vent’anni – di Theme Hospital e sviluppato dal quasi omonimo team Two Point Studios, in cui figurano nomi come quelli di  Mark Webley e Gary Carr, ex- Bullfrog Productions. Insomma, le garanzie per un qualcosa di completamente fuori di testa ci sono tutte e bastano pochi minuti passati in mezzo alle corsie per accorgersi che è come se le lancette del tempo si fossero fermate e la carica ironica di questa nuova iterazione ha ben poco da invidiare al suo ingombrante predecessore: ma in due decadi i gusti dei giocatori sono cambiati, i gestionali si sono evoluti verso lidi più moderni e decisamente più sicuri – leggasi semplificati – e la vera sfida per Two Point Hospital è dimostrare di esser stato in grado di far convivere il suo nobile passato con le tendenze attuali. Beh, missione riuscita.

Il team di sviluppo si è mantenuto su una posizione piuttosto conservativa e, nel caso abbiate confidenza con qualche gestionale pubblicato di recente, non avrete molte difficoltà a muovere i primi passi in Two Point Hospital. Se invece siete dei novizi poco male, perché le prime strutture sanitarie fungono come lungo ed esaustivo tutorial, le stratificazioni di gioco sono aggiunte sapientemente passo dopo passo ed il giocatore non viene immediatamente investito da tabelle, statistiche e numeri. Non avete davvero scuse, tutti i testi sono tradotti in italiano – cosa che favorisce non poco la verve umoristica – e l’UI è decisamente contemporanea e si basa principalmente su icone ed indicatori molto intuitivi, senza ricorrere a lunghi spiegoni o infiniti modificatori. Anche la costruzione dell’ospedale e dei singoli reparti poggia le sue fondamenta su svariati aiuti: che si tratti di un reparto generale, della sala di riposo del personale o di una stanza specializzata con tanto di assurdo macchinario, gli oggetti da inserire fra le mura vengono proposti in modo automatico al giocatore, evitando così che si spendano inutilmente delle risorse acquistando magari uno spadellatore nel settore di psichiatria. La gestione degli spazi viene poi semplificata da un posizionamento degli oggetti e delle strumentazioni che segue binari quasi prestabiliti e che con segnali verdi, gialli e rossi evidenzia la bontà della scelta. Arrivati a questo punto potreste però iniziare a dubitare della profondità gestionale di Two Point Hospital, ma vi sbagliate di grosso, perché i dev sono stati abili a limare buona parte della tediosa microgestione, lasciando però intatto il cuore dell’opera, ossia la diagnosi e la cura di malattie sempre più fuori di testa.

Two Point Hospital, la recensione del gestionale ospedaliero

L’apparato sanitario di Two Point Country, fittizia regione in cui è ambientato il gioco, rappresenta il triste specchio del lato privato del sistema medico occidentale e gli ospedali per mantenersi in piedi devono sempre tenere lo sguardo fisso sul bilancio, guadagnano direttamente sulla pelle dei pazienti. Nulla di realmente diverso rispetto a quanto visto nella maggior parte dei gestionali, con una progressione dettata da alcuni obiettivi primari e secondari, da raggiungere per ottenere nuove stelle ed avanzare così attraverso i differenti ospedali dislocati in tutta la contea, comunque ben differenziati per le situazioni che si andranno ad incontrare, con difficoltà sempre crescenti e malanni ancora più strampalati. Sorprende invece l’assenza di una modalità sandbox, vero convitato di pietra e immancabile presenza in tutti i titoli moderni di questo genere.

Per curare gente con delle sirene al posto della testa o che va in giro da vestita da clown, oltre che alle strutture e alle apparecchiature, serve del personale adeguato, diviso in quattro categorie. I medici ovviamente curano i pazienti, gli infermieri svolgono i compiti più semplici, gli assistenti sono indispensabili in reception e per mantenere pulite le corsie e funzionanti le strumentazioni servono anche degli inservienti. Nei loro assurdi nomi, ogni dipendente ha delle caratteristiche uniche e i vari tratti sono ben inseriti all’interno di schede personali in cui emergono le singole specializzazioni, come il reparto più adatto per i medici o le doti da acchiappafantasmi per gli inservienti. Vi sono inoltre una serie di informazioni secondarie, come l’umore o la socialità, ma questi elementi aggiungono ben poco a livello di profondità e influenzano in minima parte l’andamento dell’ospedale.

L’energia e la felicità hanno invece una maggiore importanza e per tenere alti questi parametri bisogna andare incontro alle singole esigenze, adeguando gli stipendi e dotando l’edificio con le giuste comodità, come poltrone, macchinette per gli snack, per le bibite e altri abbellimenti utili per mantenere alto il morale dei dipendenti e, ovviamente, anche quello dei pazienti. Il processo che parte dall’accettazione e che termina con la dimissione – ma spesso col decesso – si articola attraverso vari momenti, alle volte servono più analisi e la diagnosi non sempre è accurata al cento per cento: queste variabili donano a Two Point Hospital differenti pattern, garantiscono una certa imprevedibilità all’azione ed evitano che il giocatore si adagi su processi mnemonici e standardizzati.

Two Point Hospital, la recensione del gestionale ospedaliero

Mantenere in piedi economicamente un ospedale non è un’operazione a cuore aperto e con un’attenta gestione delle assunzioni e dei reparti è raro finire gambe all’aria. Allo stesso modo, grazie ad un intuitivo sistema di costruzione, anche l’amministrazione dei nuovi lotti di terreno, utili per espandere l’ospedale, non comporta gravi dispendi di energie. Questo non significa però che gli incidenti a Two Point Country siano rari, anzi. Soprattutto nelle ultime strutture Two Point Hospital si avvicina molto ad un disaster movie demenziale, con le corsie invase dai fantasmi dei pazienti deceduti e con vere e proprie epidemie di gente pixelata o vestita da mimo. Come se non bastasse, ecco magari arrivare il vip di turno a cui prestare maggiori attenzioni o l’ispettore sanitario in persona pronto a giudicare la bontà dei corsi di formazione o la solidità del miscelatore di medicine. In queste fasi finali occorre un po’ di sangue freddo e si deve scendere a compromessi con un certo grado di microgestione, unica via per indirizzare con più cura il flusso crescente di malati, prima che questi infettino ogni cosa con le loro sudice mani da clone di Freddie Mercury. L’IA non si rivela infatti il migliore degli alleati e, osservando più da vicino il comportamento dei plasticosi personaggi, non sono poche le stranezze. Non mancano neo-assunti che si presentano al primo giorno di lavoro con poca energia e subito si rifugiano in sala riposo, altre volte i medici escono dal proprio reparto per prendersi una pausa nonostante la lista d’attesa e anche i pazienti non brillano certo per intelligenza. Attenzione, non sono fattori che compromettono la stabilità degli ospedali, ma solo fastidi con cui è necessario convivere e su cui spendere qualche click aggiuntivo.

Two Point Hospital, la recensione del gestionale ospedaliero

 

Two Point Hospital non rappresenta un punto di rottura rispetto al passato e mantiene saldi i cardini del genere, non rinunciando però a svecchiare gli schemi eccessivamente barocchi dei gestionali anni ‘90: il risultato è ottimo, tanto intuitivo quanto appagante. Quando i macchinari non iniziano ad esplodere e le cure falliscono misteriosamente. Come accade nei vari Planet Coaster o Jurassic World Evolution, anche gli ospedali virtuali soffrono di una difficoltà non tanto dettata da un grado crescente di complessità gestionale, quanto da una serie di disastri che puntualmente si presentano senza un reale perché, anche al di là delle sfide proposte di volta in volta. Capita così che un miscelatore di medicine si blocchi proprio sul più bello, o che una serie consecutiva di pazienti rigetti la cura nonostante la diagnosi accurata. Il bello è anche venire a capo di queste emergenze, solo che avrebbe fatto piacere una maggiore contestualizzazione di queste crisi al posto di improvvisi scoppi di clownite.

Two Point Hospital è mosso da Unity e basta dare un’occhiata agli ambienti per capire quanto spesso questo motore di gioco sia inutilmente denigrato. Certo, l’opera di Two Point Studios non è la nuova frontiera tecnica, ma quella sorta di claymation con cui sono stati creati e animati gli improbabili ospiti degli ospedali funziona alla grande e si sposa alla perfezione con i toni non sense dell’opera. Anche i messaggi audio che si inframezzano fra le musiche passate in radio sono un inno al british humor e tutto quanto concorre a creare quell’atmosfera bizzarra tanto cara ai fan di vecchia data.

+ Per i fan di vecchia data è come tornare a casa
+ Ma non dategli del fossile
+ Assurdo e fuori da ogni logica
+ UI chiara ed intuitiva
+ Le semplificazioni non compromettono la parte gestionale
- IA non sempre brillantissima
- Ogni tanto pare che il destino si accanisca fin troppo

8.5

Two Point Hospital rende il giusto tributo al caro vecchio Theme Hospital, si nota la presenza e la direzione di chi ai tempi di Bullfrog lavorò alla creazione del celebre gestionale e i fan di vecchia data saranno ben felici di trovare ancora intatte sia la vena umoristica che l’ottima componente gestionale. Il titolo getta però anche uno sguardo sul presente, non si limita a riproporre in modo pedissequo schemi già visti e, grazie ad una UI moderna e ad saggio ricorso a chiari richiami visivi, e non può essere etichettato con un dinosauro videoludico, adatto solo a chi ha messo le sue dita su mouse e tastiera oltre due decenni fa. L’evoluzione ha però portato con sé alcune trovate già impiegate in altre produzioni simili, con un artificioso utilizzo di catastrofi ed emergenze volto a creare una complessità altrimenti assente, mentre qualche inceppamento dell’intelligenza artificiale costringe il giocatore a prestare maggiore attenzione nei passaggi cruciali. Complessivamente si tratta però di piccoli nei, che scivolano quasi subito nel dimenticatoio davanti al piacere di avere a che fare con malattie sempre in grado di strappare un sincero sorriso.




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