The Witcher 3 e il padre inconsolabile – Il dettaglio

La gente di Skellige è ruvida e gagliarda. E a volte anche triste.

IL DETTAGLIO
A cura di Francesco Ursino - 14 Febbraio 2020 - 9:20

Attenzione: sono presenti spoiler su The Witcher 3

Complice l’uscita della serie Netflix, l’interesse per The Witcher è schizzato nuovamente alle stelle. Anche io mi sono fatto prendere dall’ondata di entusiasmo e, dopo aver finito The Witcher 3 per la seconda volta (ma prima dell’inizio della serie TV, se devo dire la verità), mi sono lanciato nella lettura dei vari libri di Sapkowski.

Il Dettaglio di oggi riprende un piccolo particolare di una quest secondaria del titolo, che mi è rimasta in mente anche dopo aver finito il gioco. E mi ha spinto a pensare a quanti altri momenti del genere non ho vissuto per mancanza di tempo, voglia o capacità.

The Witcher 3 e il padre inconsolabile – Il dettaglio

Troppo The Witcher 3 a volte fa male (o no?)

Quando si gioca a un titolo come quello CD Projekt Red, si ha un po’ la consapevolezza che, non importa quanto ci si possa impegnare, qualche contenuto sfuggirà sempre alla propria attenzione. Una quest un po’ più nascosta del solito, un evento che non si è visto perché si è usato il viaggio rapido, una linea di dialogo che poteva portare a conseguenze che invece sono rimaste solo una possibile idea. È un po’ il bello e il brutto di giochi grandi, vari e articolati come The Witcher 3.

Confesso che quando sono arrivato a Skellige, ne avevo un po’ le scatole piene di strighi, maghe e compagnia. Giocavo ininterrottamente alle avventure del Lupo Bianco da mesi e non vedevo una possibile soluzione alla quest primaria – che da lì a poco, invece, avrebbe vissuto uno dei suoi momenti più emozionanti con l’incontro tra Geralt e Ciri.

Prima di partire per le ruvide isole del Continente, con la bella quest The Last Wish, avevo finalmente scelto da che parte stare nel triangolo amoroso proposto dal titolo (Yennefer, la scelta sarai sempre tu), e tutto sommato volevo solo finire il gioco e passare qualcos’altro. Poi però mi sono imbattuto in un contratto, chiamato Missing Son (Figlio Scomparso in italiano), e un piccolo particolare mi ha fatto tornare voglia di spendere tonnellate di ore in compagnia di Geralt.

The Witcher 3 e il padre inconsolabile – Il dettaglio

Storie di padri e figli

La quest Missing Son si poteva cominciare in molti modi diversi. Il più tradizionale, trattandosi di un contratto, era quello di attivare la missione vicino alla bacheca di Rannvaig. Almeno, nel mio caso è andata così, anche se si poteva agire almeno in altri due modi.

In ogni caso, si veniva a conoscenza di quest’uomo, Odhen, che era in pena per suo figlio, Olve. Il giovanotto era partito in cerca di fortuna e avventure e, prevedibilmente, era scomparso. La cosa che mi piaceva dei contratti di The Witcher 3 era proprio la loro forza narrativa. In pochi minuti, il titolo forniva al giocatore tutti gli elementi per formarsi un’idea sul piccolo dramma che si stava vivendo nel villaggio di turno. Storie di ragazze tradite e uccise dal dolore (o dalla spada) che ritornavano a infestare i campi e le case che le avevano viste crescere, e poi licantropi, o esseri capaci di cambiare forma solo per sopravvivere alla vita di città.

Insomma, anche nel caso del figlio scomparso, il titolo mi aveva dato in poco tempo un piccolo quadro narrativo che se non altro mi spingeva a vedere come sarebbe andata a finire – perché, in quanto a ricompense monetarie, non è che la faccenda fosse poi tanto stimolante.

E così partii per completare la quest, e sapevo già che la cosa non sarebbe stata piacevole.

The Witcher 3 e il padre inconsolabile – Il dettaglio

Il demonio!

Saltando un po’ tutti i passaggi più noiosi, il contratto portava a scontrarsi con Morvudd, un demonio tanto grosso quanto duro da abbattere (almeno, per me è stato così). Il destino di Olve, come prevedibile, era segnato. Il giovane era partito in cerca di gloria e aveva trovato la fine sotto gli attacchi del mostro.

Dopo lo scontro, Geralt aveva l’ingrato compito di raccontare tutto a Odhen, non prima di aver preso la sua ricompensa. E qui successe la cosa, piccola e infinitamente triste, che mi ha spinto a scrivere questo articolo.

La cosa bella (in senso drammatico) avveniva dopo aver completato la missione. Se si seguiva Odhen per un po’, lo si vedeva arrivare a un piccolo molo, presente nelle immediate vicinanze della fine della quest. E il pover’uomo non faceva altro che portare le mani al viso, coprendolo, e iniziare a piangere. E rimaneva lì, a piangere, sostanzialmente fino a quando il giocatore non si scocciava della faccenda e se andava. Una cosa di una tristezza infinita, che però non avrei visto se non mi fosse venuto in mente di seguire Odhen, un NPC qualsiasi tra miliardi di altri NPC, per vedere cosa avrebbe fatto.

Se volete saperne di più, questo video del sempre ottimo xLetalis – una delle autorità in termini di segreti e dettagli di The Witcher 3 – vi fa vedere le varie fasi del piccolo dramma di cui ho tentato di parlavi.

Il pianto di Odhen è solo uno dei tantissimi dettagli che The Witcher 3 regalava al giocatore. Dettagli che venivano proposti senza avere la certezza che sarebbero mai stati visti. Mi chiedo solo quanti di questi momenti abbia perso solo per disattenzione, fretta o voglia di finire il gioco – e quanti ne saranno presenti in Cyberpunk 2077, quando (finalmente) uscirà.

Voi che ne pensate? Avevate assistito a questa piccola scena strappalacrime durante le vostre scorribande a Skellige?




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