The Suicide of Rachel Foster, il silenzio dell’innocente – Recensione

The Suicide of Rachel Foster è un thriller d'autore che tratta tematiche delicate come il suicidio e l'amore di un adulto per una minorenne. Ve lo raccontiamo nella nostra recensione.

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A cura di Domenico Musicò - 17 Febbraio 2020 - 14:30

Sul solco di Gone Home e i suoi epigoni, The Suicide of Rachel Foster danza leggiadro con una storia di amore e morte, gelosia e tradimento, empietà e debolezze umane; e memore delle più grandi tragedie narrate nelle altre opere del genere, tenta di proporsi come pioniere per tematiche ancora considerate tabù nel medium di riferimento. Il suicidio e l’amore di un uomo adulto verso una minorenne, le dinamiche familiari tossiche, le solitudini che sfociano in manie, segreti taciuti che vengono a galla e gettano luci inquietanti su anime corrotte da pensieri e atti reprobi: The Suicide of Rachel Foster parla di tutto questo, dipingendo normalità che si sgretolano e consuetudini che si ribellano alle convenzioni, sacrificando una vita innocente sull’altare di un sodalizio di coppia ormai disgregato.

Segreti di famiglia

The Suicide of Rachel Foster si apre con la lettura delle ultime memorie della madre di Nicole, la giovane protagonista che ha ereditato l’albergo di famiglia dopo la morte del padre, reo di aver intrapreso una relazione extraconiugale con una ragazza di sedici anni. Rimasta incinta e apparentemente morta suicida con la sua creatura in grembo dopo un lancio nel vuoto di trenta metri, Rachel Foster ha di fatto diviso per sempre una famiglia. L’ultima volontà della madre di Nicole, come esplicitato nella missiva, è quella di vendere l’albergo e risarcire in qualche modo i genitori della giovane vittima.

Nicole si reca dunque nella contea di Lewis and Clark, nel Montana, a controllare le condizioni dell’edificio e trovare un accordo col suo avvocato. Una volta giunta sul posto, le condizioni già avverse del meteo diventano disperate: una tempesta di neve la blocca nell’albergo e Nicole si ritrova a vagare per le stanze isolate e fatiscenti che da bambina l’avevano ospitata. Il suo unico interlocutore è Irving, un uomo che si presenta come agente della FEMA (ente federale per la gestione delle emergenze) e la contatta attraverso uno dei primi telefoni radio mai costruiti.
Siamo nel ’93, nel gelido abbraccio dell’inverno del Montana, in una zona isolata dal mondo civile e con uno sconosciuto che le dà indicazioni su come agire.

The Suicide of Rachel Foster, il silenzio dell’innocente – Recensione

Nicole potrà scegliere quali risposte dare, con alcune di esse evidentemente più pregnanti di altre, che richiedono una maggiore prontezza d’eloquio. S’instaurerà dunque un rapporto più freddo e professionale oppure un legame a distanza più amichevole, con conseguenze e risvolti che lasciamo a voi il piacere di scoprire. Nonostante l’agghiacciante atmosfera da ghost story, con chiarissime ispirazioni all’Overlook Hotel di Shining, The Suicide of Rachel Foster non ricorre mai a jumpscare, nemmeno una volta. Eppure l’ansia è palpabile, l’aria pesantissima, e i dettagli che emergeranno mentre esplorerete le stanze saranno davvero inquietanti.

Indagini e scoperte

Scricchiolii di assestamento, qualche bisbiglio, silenzi di piombo, tracce e segni inequivocabili di qualcosa che è accaduto e che attende di essere riesumato: testimonierete tutto ciò mentre farete la spola dalla Master Suite dell’albergo (che include la stanzetta di Nicole e quella del padre) alle altre stanze dell’hotel, ficcanasando dal seminterrato all’attico, passando per una chiesetta interna e da un’ala in ristrutturazione. The Suicide of Rachel Foster è un thriller dalla buonissima costruzione narrativa, capace di insinuare molti dubbi e di svelare solo nel finale come sono andate davvero le vicende. Lo fa in meno di sei ore, costringendovi anche a un modesto backtracking, ma sempre offrendo buoni spunti per le variazioni, come quando sarete costretti a spostare dei pannelli e infilarvi tra le intercapedini dell’albergo.

The Suicide of Rachel Foster, il silenzio dell’innocente – Recensione

The Suicide of Rachel Foster non dispone di un sistema di gioco complesso, e anzi si configura come un titolo completamente spogliato da possibilità di azioni variegate: è infatti possibile esplorare e analizzare gli elementi dello scenario più importanti, zoomare e usare una torcia a dinamo o un microfono direzionale per raccogliere suoni altrimenti non udibili. Al di là di ciò, in The Suicide of Rachel Foster non troverete enigmi, né un inventario, né tutto ciò che in qualche modo ci si potrebbe aspettare da un’avventura fortemente story-driven e parecchio lineare, che concede divagazioni a chi vuole allontanarsi dal binario principale per pura curiosità ma senza presentare dei reali bivi.

Come già lasciato intuire, è la grandissima atmosfera a giocare un ruolo chiave: soprattutto quando venendo a conoscenza di alcuni episodi, si crea la falsa percezione che qualcuno o qualcosa si aggiri per i corridoi dell’albergo. Ma The Suicide of Rachel Foster non è un horror, né tenta mai di sconfinare dai territori del giallo d’autore. Tecnicamente il risultato è funzionale alla storia, e sebbene non ci sia nulla di davvero degno di nota, rimane davvero affascinante il modo in cui quel luogo sperduto del Montana è stato immaginato. Non si segnalano, infine, balbuzie tecniche, incertezze nel frame rate o bug di sorta.

+ Grandissima atmosfera
+ Thriller maturo e con pochissimi punti deboli nella scrittura
+ Ottima interpretazione degli attori
- Avventura breve, che cede anche il fianco al backtracking pretestuoso
- Sin troppo asciutto a livello di gameplay

8.3

Gli italiani 101% firmano uno splendido thriller, maturo e in grado di trattare con disinvoltura temi delicati. Lo fanno dosando con grande attenzione dettagli espliciti e altri più nascosti, punteggiando la storia con una buona narrazione ambientale che dice più di quanto si possa intuire di primo acchito. Una volta rimessi a posto tutti i pezzi del puzzle, non potrete fare a meno di rimuginare su quanto importanti fossero dei dettagli che avevate sempre avuto sott’occhio e a cui non avevate mai fatto davvero caso. The Suicide of Rachel Foster non racconta solo il dramma di una ragazza che aveva creduto ciecamente all’amore, ma anche le terribili conseguenze che devastano per sempre due famiglie.




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