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The Silver Case 2425 | Recensione – Nell’oscura immaginazione di Goichi Suda

Due strambi viaggi al prezzo di uno...più o meno

Gli ultimi anni hanno visto un vero e proprio fiorire di operazioni di recupero e riproposizione di vecchi classici, caduti nel dimenticatoio per i motivi più svariati, dalla mancata pubblicazione in una tale area geografica al fallimento delle compagnie che ne detenevano i diritti, passando per l’appartenenza ad un genere decisamente di nicchia.

The Silver Case 2425

Piattaforma:
PS4, SWITCH
Genere:
avventura-grafica
Data di uscita:
9 Luglio 2021
Sviluppatore:
Grasshopper Manufacture
Distributore:
Koch Media

Proprio quest’ultimo è il caso di due visual novel firmate da un quasi esordiente Suda 51, che NIS America ha raccolto in unico pacchetto e pubblicato in versione Switch (qui recensita) e PS4 con il titolo di The Silver Case 2425.

Varrà la pena salire sulla macchina del tempo e tornare a cavallo dell’inizio del millennio per rivivere le atmosfere cyberpunk di queste due visual novel?
Non resta che scoprirlo insieme.

Il detective ai tempi del futuro anteriore

The Silver Case 2425 non modifica in alcun modo gli archi narrativi dei due prodotti originali (The Silver Case e The 25thWard The Silver Case), che rimangono quelli, affascinanti e contorti, di cui una nicchia di giocatori si era perdutamente innamorata oltre vent’anni fa.

Nella prima avventura, saremo nuovamente alle prese con una serie di inquietanti omicidi che ricordano da vicino il modus operandi di Kamui Uehara, leggendario serial killer, pur sapendo che quest’ultimo non è più nelle condizioni per essere l’esecutore materiale.

le scene buie e misteriose abbondano in entrambi i titoli

Nella seconda, ambientata cinque anni dopo gli eventi della precedente, il brutale ed apparentemente inspiegabile omicidio di una donna porta ad una serie di intrighi e complotti nella città fittizia del 25esimo Sigillo, ambientata in una versione distopica del Giappone moderno. Per un’analisi più approfondita delle rispettive trame non possiamo che rimandarvi alle nostre due recensioni dei rispettivi capitoli.

Come all’epoca della prima pubblicazione, e nonostante l’inevitabile inflazione a cui questo tipo di ambientazioni è andato incontro, il setting, i personaggi ed i toni delle vicende rappresentano ancora oggi i punti forti delle due produzioni, capaci, pur a fronte di budget davvero risicati, di calare il giocatore in realtà credibili, affascinanti, deviate.

Questo obiettivo è raggiunto anche attraverso tecniche di storytelling mai banali, che richiedono spesso una partecipazione attiva da parte dell’utente non solo nel discernere cosa è reale e cosa non lo è, ma anche nell’interpretazione di determinati indizi e di frasi sibilline pronunciate dagli NPC, che si prestano a diverse sfumature di significato e possono facilmente condurre a punti morti se fraintese.

 

Appare evidente il debito delle due opere nei confronti di autori come Lynch, cui Suda 51 non ha mai fatto mistero di ispirarsi, ma il tocco folle e giapponese dell’autore di No More Heroes conferisce un sapore unico a questi due prodotti, senza che essi sappiano di già visto anche a oltre due decenni dal debutto sul mercato.
Sebbene il secondo capitolo risulti più elaborato del primo, con tre differenti punti di vista che vanno a convergere in una storyline unica, senza lesinare in colpi di scena, il nostro episodio preferito rimane il primo, che ha dalla sua la freschezza dell’ambientazione ed un livello di scrittura forse più rozzo del suo seguito ma anche più originale ed efficace.

Di certo, nel complesso, parliamo di due opere di non facile fruizione, per i quali il godimento di chi le apprezzerà sarà inversamente proporzionale alla quantità di persone che se le godranno appieno, complice la presenza della sola sottotitolazione in lingua inglese, barriera purtroppo da non sottovalutare sul mercato nostrano.

Non tutti i puzzle sono invecchiati bene...

Non tutto è invecchiato bene

All’innegabile fascino delle fasi dialogiche fanno purtroppo da contraltare la pesantezza e la limitatezza di quelle giocate, in cui spesso il giocatore è costretto a fasi di pixel hunting (la minuziosa ricerca di oggetti minuscoli in scenari piuttosto affollati) o chiamato alla risoluzione di puzzle poco chiari e dalla soluzione spesso abbastanza incomprensibile.

Queste sono le fasi in cui The Silver Case 2425 tradisce la sua età, con scelte di game design antiquate che siamo sicuri Suda 51 non avrebbe adottato nuovamente qualora si fosse proceduto al remake di questi due titoli invece che alla semplice rimasterizzazione.

Ci sono stati diversi momenti in cui la soluzione è arrivata solo dopo una serie di tentativi perlopiù casuali, ed altre in cui è stato necessario consultare una guida online per accorciare tempi morti che iniziavano a farsi insostenibili, ma, fortunatamente, le fasi in cui il giocatore assume il controllo diretto delle operazioni sono in netta minoranza rispetto a quelle classiche da visual novel.

Chi ha seguito tutta la carriera del folle director nipponico non solo troverà comunque godibili anche fasi di gioco discutibili, ma potrebbe divertirsi ad analizzare alcune tematiche tipiche della opere di Suda 51 nonché tracce di quell’umorismo a metà tra il nero ed il demenziale che hanno decretato il successo dei suoi prodotti, pur non sempre irreprensibili dal punto di vista del gameplay puro.

La direzione artistica rimane ancora di alto livello

Il mondo triste, incapsulato ed inquinato immaginato dal designer nipponico non è, purtroppo, troppo lontano da quello che potremmo ritrovarci a vivere di qui a qualche decennio, e sebbene premesse e punti di arrivo siano evidentemente ascrivibili al genere della fantascienza, le motivazioni, le reazioni e le personalità dei personaggi sono profondamente radicati nella realtà.

Il marchio autoriale del game designer nipponico appare evidente a più riprese, a partire da quel gusto per il non detto e l’astruso per finire con una serie di riferimenti metavideoludici che ai più giovani risulteranno del tutto incomprensibili, visti i ventidue anni intercorsi dalla pubblicazione originale.

In un mercato videoludico che spinge spesso alla standardizzazione dei contenuti e delle modalità in cui questi sono sottoposti all’utenza, autori come Suda 51, Kojima, i fratelli Houser o Sam Lake andrebbero clonati e, se possibile, sottoposti ad ibernazione per il bene di tutti i videogiocatori.

Nondimeno, la sconfinata libreria tanto di PS4 quanto di Switch si compone di visual novel più moderne e meno surrealiste delle due in questione, e qualora non foste veterani del genere, potrebbe avere senso avvicinarsi ad esso partendo da titoli più user-friendly ed abbordabili, magari dotati di un’enciclopedia interna (colpevolmente assente anche in questa raccolta) o di un sistema di salvataggi automatici più efficiente.

La giustapposizione e l'alternanza di immagini differenti è uno degli stili narrativi utilizzati

Dove sono gli extra?

Sebbene sia comprensibile che NIS America e Grasshopper non abbiano proceduto con dei remake completi, che sarebbero stati molto più onerosi e avrebbero rappresentato un salto nel buio per dei prodotti così di nicchia, dispiace che, quantomeno nella versione digitale da noi testata, non sia stato fatto alcuno sforzo per includere contenuti extra di rilievo, che avrebbero sicuramente arricchito il pacchetto.

Interviste a Suda 51, making of dei due giochi, artwork preparatori ed extra simili avrebbero aiutato a celebrare al meglio il ventennale di questi prodotti, ma solamente coloro i quali sono disposti a sborsare sessanta euro per la versione fisica potranno avere accesso ad essi. Quest’ultima, infatti, contiene, un cd con la colonna sonora, apprezzabile vista la qualità di molti dei pezzi inclusi, e soprattutto uno splendido artbook con copertina morbida che include illustrazioni provenienti da entrambi i capitoli.

Notare il riferimento nemmeno troppo velato ai Cure.

Il rapporto tra l’offerta contenutistica ed il prezzo della versione digitale è comunque molto buono, perché parliamo di una spesa di poco inferiore ai quaranta euro per due titoli capaci di offrire almeno una trentina di ore di gioco se sommati.

La resa dei due giochi su Nintendo Switch è comunque paradossalmente migliore che sulle altre piattaforme, grazie alla modalità portatile: se il livello di dettaglio del televisore di casa può risultare impietoso con alcune delle cutscene in CGI e con la staticità dei dialoghi, soprattutto se generoso in termini di dimensioni, sullo schermo di Switch (e presumiamo, ancora di più su quello OLED del modello appena annunciato) i due titoli firmati da Suda 51 si difendono egregiamente.

Questo perché, in assenza di problemi di performance o bug, le ridotte dimensioni dello schermo aiutano a celare la rozzezza e la povertà tecnica di alcuni passaggi, esaltando la direzione artistica e l’immaginario malato che sottende alle due vicende.

Ad ulteriore riprova di questa tesi, le due colonne sonore, ed in particolare quella del primo episodio, si giovano enormemente dell’utilizzo di un paio di auricolari di qualità, e contribuiscono notevolmente ad aumentare la sensazione di suspence e di straniamento che Suda 51 voleva infondere in questi lavori.

Volete giocare questa coppia di opere di Suda 51 su Nintendo Switch? Potreste farlo approfittando del prezzo di Switch Lite!

7,0

The Silver Case 2425

Piattaforme: ps4, switch
The Silver Case 2425 è una raccolta non solo di difficile fruizione, quantomeno per quanti non siano familiari con le stranezze tipiche di Suda 51 e con le particolari tecniche narrative legate a queste due visual novel, ma anche di difficile valutazione, perché, se da un lato offre due buoni titoli a meno di quaranta euro, dall'altro non include alcun miglioramento né extra degni di nota, a dimostrazione di una certa pigrizia nel confezionamento del pacchetto. Esattamente come ai tempi della prima pubblicazione, allora, queste due avventure sapranno dividere il pubblico, tra chi si innamorerà perdutamente dei risvolti malati delle due storyline e dell'ambientazione e chi reputerà sorpassate le fasi di giocato e poco stimolanti i puzzle. Se amate il genere, il consiglio è comunque di dare una possibilità a questa compilation, che porta in dote un marchio autoriale ben distinto e godibile; per tutti gli altri, invece, potrebbe convenire avvicinarsi alle visual novel partendo da titoli meno complessi ed oscuri, di cui la libreria di Nintendo Switch abbonda.

Pro

  • Narrativa contorta, oscura, affascinante
  • Direzione artistica di alto livello...
  • Buon rapporto qualità (e quantità)/prezzo

Contro

  • Fasi di gioco e puzzle spesso ottusi
  • ...ma la presentazione non è invecchiata benissimo
  • Per temi trattati e modalità di fruizione, decisamente non per tutti
7,0