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The Legend of Heroes Trails of Cold Steel IV | Recensione

Il quarto ed ultimo capitolo della saga di Erebonia è finalmente qui!

Sebbene non sia certo la saga più seguita ed apprezzata tra quelle presenti nella vasta ludoteca di PlayStation 4, quella dei Trails of Cold Steel di Falcom rappresenta una delle più gradite da quanti amano i JRPG nel senso più classico del termine.

The Legend of Heroes Trails of Cold Steel IV

Piattaforma:
PC, PS4
Genere:
gioco-di-ruolo
Data di uscita:
27 Ottobre 2020
Sviluppatore:
Nihon Falcom
Distributore:
Koch Media

Dopo aver lasciato a secco i giocatori europei troppo a lungo, con una parabola che ricorda un po’ quella della serie Yakuza di Sega, Falcom (con la collaborazione di Marvelous prima e di Nis America poi) ha proposto dalle nostre parti tutti e quattro i capitoli nel giro di un anno e mezzo, concentrando le uscite e recuperando il tempo perduto.

Se siete rimasti con il fiato sospeso per la sorte del prode Rean Schwarzer, siete nel posto giusto: abbiamo speso oltre ottanta ore in compagnia del gioco ed è ora di tirare le somme – ma non vi sveleremo nulla sulla trama, che rimane uno dei punti focali della produzione.

La tanto agognata conclusione

I fatti narrati in The Legend of Heroes Trails of Cold Steel IV hanno luogo a sole due settimane dallo scioccante finale del terzo capitolo, che, esattamente come in occasione del passaggio dal primo al secondo, lasciava il giocatore appeso ad un filo nel più classico dei cliffhanger.

In questa sede, come da consolidata tradizione, ci guarderemo bene dallo svelare qualsivoglia particolare riguardo all’intreccio in sé, limitandoci a fare riferimento a quanto visibile nei numerosi trailer diffusi fin qui: il world building, i legami tra i personaggi e le svolte narrative rappresentano infatti alcune delle colonne portanti del prodotto, che si è sempre segnalato per la bontà della scrittura e per la mastodontica lore creata dal team di sviluppo.

Trails of Cold Steel IV chiuderà le vicende della saga

Quello che possiamo dire è che la settima classe del branch campus della Thors Military Academy si troverà senza la sua guida all’inizio del gioco, ma non per questo perderà la speranza o la concentrazione: dapprima Juna, Kurt ed Altina, e, poco dopo, anche Ash e Musse uniranno le forze, facendo leva sulla loro amicizia e sulla comprovata intesa sul campo di battaglia, per provare a sventare un evento di proporzioni catastrofiche, che diversi personaggi hanno reso possibile lavorando dietro le quinte sin dal primo episodio del franchise.

Dovendo necessariamente portare a conclusione il lungo arco narrativo dedicato all’Impero di Erebonia (che, lo ricordiamo, è solo una delle facce che la guerra prende nel continente di Zemuria), gli sceneggiatori di Falcom hanno dovuto riannodare un numero esorbitante di fili narrativi, provenienti dai tre capitoli precedenti, spiegando retroscena, offrendo scene animate inedite su fatti di cui finora il giocatore non era stato fatto partecipe, e, soprattutto, tracciando una linea di demarcazione piuttosto netta tra buoni e cattivi.

 

Sebbene, come nel recente passato, non tutti coloro che sbarreranno la strada al party del giocatore si possano considerare nemici, anche i personaggi più grigi saranno costretti, in questo episodio finale, a schierarsi dall’una o dall’altra parte, e alcuni di essi si troveranno a rimpiangere la propria scelta prima ancora di averla effettuata, a testimonianza della complessità di alcuni dei temi trattati.

Dal punto di vista narrativo, questo rappresenta il titolo meno indicato (per non dire ingiocabile) per quanti fossero a digiuno di quelli precedenti, perché, ancora più che nel terzo capitolo, la conoscenza pregressa di eventi, luoghi, alleanze e personaggi è di fondamentale importanza per comprendere il quadro più ampio della guerra raccontata da Falcom: il tradimento di un personaggio che si pensava alleato perde completamente di peso se non lo si è mai visto combattere a fianco dei ragazzi della Class VII, giusto per fare un esempio.

Se i neofiti rimarranno a bocca asciutta, i fan avranno l’imbarazzo della scelta dinanzi al banchetto approntato dalla software house nipponica: oltre a rivedere vecchi amici che avevano saltato il capitolo uscito qualche mese fa, ci si troverà a combattere fianco a fianco con la SSS di Crossbell e con i bracer di Liberl, in un trionfo di fan service che manderà in solluchero coloro i quali si sono interessati a tutta la saga messa in piedi dagli sviluppatori giapponesi, che conta anche sui Trails in the Sky e sui Trails of Zero (Zero no Kiseki).

Preparatevi all'ampliamento del party!

Il party, a riprova di quanto appena affermato, si amplierà a dismisura, consentendo di scegliere i propri eroi tra una moltitudine di personaggi provenienti da tutti e quattro gli episodi della serie, con un totale che arriverà a sfiorare le trenta unità schierabili a ridosso dell’ultimo atto della vicenda. Se questo non potrà che far aumentare la salivazione degli appassionati della prima ora, avrà anche ripercussioni non altrettanto positive sul bilanciamento del gameplay, come vedremo più avanti nel corso di questa recensione.

A livello narrativo, comunque, basti sapere che in Trails of Cold Steel IV sono state infuse la medesima passione e la medesima cura per i dettagli che hanno contribuito a rendere unico il franchise, ed a fargli guadagnare voti sempre molto alti qui sulle nostre pagine.

Come tutti i finali tanto attesi, la conclusione del viaggio della Class VII non piacerà a tutti, ma lo sforzo nel creare un mondo credibile e strutturato e popolarlo di personaggi mai banali è innegabile, e di questo non si può che dare atto ad un team raccolto nelle dimensioni ma estremamente ambizioso.

Lloyd ed Elie faranno la loro comparsa e saranno selezionabili

Tutti sul carro dei vincitori

Riguardo al gameplay, l’aspetto migliore e quello peggiore, per quanto possa sembrare paradossale, convergono in un’unica notizia: pochissimo è cambiato rispetto al titolo giocato solo dodici mesi or sono. Fortunatamente, vista l’eccellenza raggiunta da Trails of Cold Steel III in molti comparti, il bilancio finale è ancora estremamente soddisfacente, come avrete intuito se vi siete precipitati a sbirciare il voto a fondo pagina: Trails of Cold Steel IV mantiene tutti i punti di forza del predecessore, da un combat system di grande solidità ad un livello estremo di personalizzazione dei personaggi, passando per fasi esplorative sempre soddisfacenti.

Al netto di una manciata di nuovi mini-giochi – sì divertenti ma non al livello di Vantage Masters, che rimane di gran lunga il nostro preferito – e del ritorno delle Lost Arts, abilità di grandissima potenza che, però, svuotano l’intera barra dei punti magici di chi le utilizza, abbiamo fatto fatica a trovare aggiunte o modifiche significative al titolo dello scorso anno, di cui, d’altronde, Trails of Cold Steel IV rappresenta la seconda metà, come spiegato da Falcom in molte interviste.

Se questa generale mancanza di innovazione non porterà nuovi giocatori ad abbeverarsi alla fonte di Falcom, i veterani della serie si troveranno perfettamente a loro agio con un combat system estremamente stratificato, che consente di limitarsi al tasto di attacco negli scontri più banali ma richiede pianificazione strategica ed un utilizzo attento e ponderato delle risorse non solo in occasione degli scontri con i boss, in questo capitolo più frequenti che mai, ma anche di quelli contro i nemici regolari non appena approdati in una nuova area.

 

E, a proposito di aree inedite, dopo aver limitato il party solamente a zone della mappa già ampiamente viste ed esplorate durante gli scorsi capitoli (il terzo, in particolare), Trails of Cold Steel IV si gioca qualche asso nella manica già a partire dal secondo atto, mostrando parti di Erebonia finora inedite, tra pacifici villaggi in cui i venti di guerra non sono ancora arrivati e ampi spazi verdi devastati dal proliferare del Black Pleroma Grass, la maligna erba rossa che accompagna la maledizione dell’Impero.

Il fluire naturale dell’alternanza tra dungeon, fasi esplorative e lunghe fasi dialogiche, in cui approfondire i rapporti tra personaggi e le loro motivazioni, giova al ritmo di gioco, sempre gradevole anche quando, per forza di cose, la necessità di portare avanti la trama ha costretto il team di sviluppo a limitare la libertà concessa al giocatore, che fin qui era stata sempre molto elevata nonostante la grande attenzione del prodotto verso la sua narrativa.

Come anticipato durante lo scorso paragrafo, l’unica (forse inevitabile), piccola pecca di questo capitolo conclusivo delle avventure di Rean e compagnia è rappresentata dal bilanciamento complessivo, che risente un po’ dell’inclusione di poco meno di tre decine di personaggi nel roster selezionabile dal giocatore.

Per quanto il team di sviluppo abbia cercato di mantenere il medesimo, ottimo equilibrio visto nel terzo capitolo, la presenza di personaggi estremamente potenti (per esigenze narrative ma non solo) e tanto diversificati tra loro, rende meno precisi alcuni passaggi della storyline principali, quando al giocatore viene comunque concesso di scegliere con quali personaggi formare la propria squadra d’attacco.

Anche in questa circostanza, come per tutta la serie fin qui, abbiamo giocato a livello Difficile, e abbiamo notato come la difficoltà del medesimo combattimento possa variare anche considerevolmente in base a quali personaggi sono schierati in battaglia, senza che questo possa essere in alcun modo previsto.

Coloro i quali sceglieranno i personaggi in base alla propria affinità con loro o, semplicemente, alle loro simpatie personali, allora, potranno trovarsi dinanzi a scontri molto più complicati del previsto, ed essere costretti ad un po’ di trial and error prima di trovare l’alchimia giusta.

In ogni caso, se questa è l’unica critica che possiamo muovere al gioco dopo averci speso decine di ore, vuol dire che il risultato finale merita assolutamente l’attenzione di tutti gli appassionati di giochi di ruolo tra i possessori di PS4.

Poteva mancare Estelle Bright, direttamente da Trails in the Sky?

Il meglio possibile

Assai poco è cambiato dal punto di vista tecnico e della direzione artistica: essendo, di fatto, la seconda metà della mela del terzo episodio, The Legend of Heroes Trails of Cold Steel IV ne conserva tutti i passi avanti in termini di engine e di animazioni rispetto ai primi due titoli, ma anche le limitazioni derivanti dal budget complessivo dell’opera, ben lontano da quello di altri prodotti similari, a partire dal recente Persona 5 Royal.

Sebbene, nel complesso, la resa generale risulti anni luce avanti rispetto alla prima coppia di giochi, originariamente sviluppati su PlayStation Vita e portati solo in un secondo momento su PlayStation 4, con effetti di luce migliori, modelli poligonali assai più complessi ed un set di animazioni più variegato e fluido, appare chiaro che le radici del franchise affondino nella scorsa generazione di console e che Falcom, che pure vanta un’esperienza più che trentennale nel campo dei giochi di ruolo giapponesi, non disponesse di fondi ingenti per questo capitolo conclusivo.

La componente narrativa chiuderà i punti rimasti in sospeso nei vecchi episodi

Eppure, i fan del franchise e delle produzioni dello storico sviluppatore giapponese troveranno di che gioire: il motore di gioco, il medesimo usato per il terzo capitolo, non si è mai discostato dai sessanta frame per secondo durante la nostra prova, avvenuta su un modello Pro della console Sony, e i punti forti del gioco premiato su queste pagine lo scorso anno sono rimasti immutati, dalla colonna sonora, ancora di ottimo livello, al doppiaggio, che ha mantenuto tutte le voci originali e si è giovato di prove attoriali più convincenti rispetto al recente passato.

L’impressione generale è che, tenuto conto delle limitazioni dovute alle dimensioni del team di sviluppo e di quelle meramente economiche, The Legend of Heroes Trails of Cold Steel IV rappresenti il meglio possibile per Falcom dal punto di vista tanto della presentazione visiva quanto di quella sonora, e, onestamente, stante la già raccontata bontà dell’intreccio narrativo e dei sistemi di gioco, da appassionati del genere il livello raggiunto ci basta ed avanza.

Certo, chi proviene da The Witcher 3, Persona 5 o Horizon Zero Dawn, senza alcuna conoscenza pregressa del franchise, potrebbe storcere il naso dinanzi a qualche texture riutilizzata e ad ambientazioni in bassa risoluzione, ma il lavoro svolto è, nel complesso, più che buono.

Ci sono diversi mini-giochi con cui divertirsi

Chiosa finale, e non poteva essere diversamente visti i picchi qualitativi raggiunti, per l’offerta ludica, davvero imponente, come da tradizione della serie: se la quest principale risulta sensibilmente più corta di quelle degli altri tre titoli del franchise, (se si può definire tale una storia che dura circa cinquanta ore), l’accresciuta offerta di missioni secondarie, attività collaterali e mini-giochi assortiti (tra cui si segnalano le novità di questo quarto capitolo, come il clone di Puyo Puyo e lo strategico a turni) può portare facilmente a raddoppiare la longevità complessiva, come nel nostro caso.

Il nostro counter in-game è fermo poco oltre le ottanta ore, ad esempio, e questo è merito non solo dell’offerta contenutistica in sé, ma anche degli incentivi che il team di sviluppo prospetta ai giocatori più curiosi e completisti: si va da artefatti equipaggiabili di grande potenza, come uno che garantisce una seconda vita a Rean, ad armi uniche, passando per centinaia di ricompense estetiche tanto care ai videogiocatori nipponici con cui personalizzare lo smisurato roster di personaggi.

Ogni minuto speso lontano dalla storyline principale offre risvolti interessanti spesso anche a livello narrativo, raccontando le storie di molti dei tantissimi personaggi secondari incontrati, anche fugacemente, nel corso dei precedenti episodi.

Se volete portare a casa Trails of Cold Steel IV, vi raccomandiamo di approfittare del prezzo minimo garantito di Amazon.

8,5

The Legend of Heroes Trails of Cold Steel IV

Piattaforme: pc, ps4
The Legend of Heroes Trails of Cold Steel IV rappresenta non solo la degna conclusione dell'arco narrativo di Erebonia, probabilmente il più ambizioso tra quelli partoriti dalle floride menti in seno a Falcom, ma anche il punto d'arrivo di un lungo percorso che ha portato lo sviluppatore giapponese dal ruolo di semplice punto di riferimento per gli appassionati di giochi di ruolo giapponesi alla ribalta internazionale. Tra questo prodotto, Ys VIII Lacrimosa of Dana ed il venturo nono episodio della saga dedicata ad Adol Christin, atteso per il 2021, la software house di Tachikawa si candida a diventare un marchio riconoscibile a livello globale, frutto del lavoro di quasi quarant'anni. Da parte nostra, essendo cresciuti con le produzioni Falcom, non possiamo che applaudire alla sua maturazione e consigliarvi di recuperare l'intero franchise, partendo dai primi due episodi: parliamo di un investimento non indifferente in termini economici (parliamo di quattro giochi, in fondo) e, soprattutto, di tempo, ma se amate il genere (e masticate la lingua inglese) il gioco vale abbondantemente la candela.

Pro

  • La tanto attesa chiusura di un ampio arco narrativo
  • Combattimenti ed esplorazione splendidamente integrati
  • Roster ampio che farà la felicità dei fan del franchise...
  • Offerta ludica imponente

Contro

  • In certi frangenti offre meno libertà dei predecessori
  • ...ma che porta qualche piccolo problema di bilanciamento
8,5